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Lamezia Terme - Anche la sezione Coldiretti di Lamezia Terme scende in campo sul tema caldo del calo dei prezzi dell’olio extravergine d’oliva, divenuto evidente dopo l’ultima campagna olearia, che va ad inficiare l’economia relativa ad un prodotto di grande pregio, fiore all’occhiello dell’agricoltura del lametino.

“Il nostro territorio è noto per la qualità dell’olio extravergine che produce - affermano da Coldiretti - e non poteva rimanere inerme di fronte al calo dei prezzi. Abbiamo la necessità di far intendere che l’agricoltura è sempre più protagonista e volano del nostro territorio. L’olio extravergine di oliva 100% italiano rappresenta uno dei pilastri della dieta mediterranea ed è un alimento essenziale per la tutela della salute. Eppure, nell’ultimo anno il suo prezzo è crollato di oltre il 50%, nonostante il costante aumento dei costi di produzione. Nella campagna olearia 2025/26 l’Italia ha prodotto 234 milioni di litri di olio extravergine di oliva, ma ne ha importati oltre il doppio, a fronte di un consumo interno pari a circa 460 milioni di litri. I conti non tornano: c’è chi altera l’origine del prodotto e inganna i cittadini attraverso frodi e pratiche commerciali scorrette. Per questo Coldiretti chiede cinque interventi immediati, tra cui la sospensione delle importazioni di olio tunisino a dazio zero, al fine di tutelare i produttori italiani, garantire trasparenza ai consumatori e difendere il vero Made in Italy”.  Sono le dichiarazioni rese dal presidente di Coldiretti Lamezia Terme Michelangelo Notarianni che sottolinea i diversi impegni che sindacalmente vedono coinvolta l’associazione di categoria. Dichiarazioni ribadite di fronte al prefetto di Cosenza lo scorso 10 giugno, e contemporaneamente in altre tredici città italiane da parte di Coldiretti. La sezione di Lamezia Terme è stata presente anche alla manifestazione di Bari, venerdì 19, “con un ingente seguito di produttori stanchi dei giochi di mercato costruiti sulle spalle dei nostri agricoltori e a discapito della salute dei cittadini”. Un impegno che si spera possa dare i frutti sperati, per il bene di un territorio la cui agricoltura si regge in buona parte sulla produzione olearia.

G.D.S.

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