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Lamezia Terme - Tante storie. Volti segnati dalla sofferenza e, in alcuni casi, anche dalla “vergogna” per una condizione di grande disagio sociale piovuta all’improvviso per la perdita di lavoro che si traduce in bisogno di sostentamento. È un'umanità varia, quella che bussa ogni giorno alle porte della Caritas diocesana di Lamezia nella parrocchia della Pietà che offre sostegno a 360 gradi. Dalle consulenze per qualsiasi tipo di pratica, fino naturalmente all'esigenza più impellente e primaria: quella di cibarsi. Chi entra trova amore, solidarietà e continuo sostegno. "Qui - ci dice don Fabio Stanizzo, direttore della Caritas - arrivano in tanti, la precarietà è aumentata e con essa il nostro impegno e l’amore per queste persone. Noi diamo in uscita - tra persone che mangiano qui e chi si porta a casa il pranzo affinché la famiglia possa stare insieme - 150 pasti al giorno. Quelli che consumano all'interno della nostra mensa sono tra 70 e 80 e, il resto, lo portano a casa da asporto. Facciamo la turnazione per mantenere le distanze di sicurezza e tutte le norme previste. Al momento ci sono 22 posti a turno. Subito dopo, gli operatori puliscono, igienizzano e portano il vassoio per gli altri che arrivano".

Ricevete donazioni?

"Sì. Arrivano dalle Associazioni di volontariato; frutta, verdura, olio, pasta, dolci. Cerchiamo di non fare mancare nulla, l'attenzione alla persona è al primo posto".

Rispetto a prima della pandemia è aumentata la frequenza alla mensa? Avvertite anche qui il dramma delle nuove povertà?

"Sì, le povertà sono aumentate e con esse le richieste di aiuto. Non solo sostegno materiale ma anche immateriale. Come Caritas diocesana abbiamo anche altri servizi: accompagnamento, centro di ascolto e stiamo avviando, speriamo entro Natale, presso il seminario vescovile, il servizio docce che comprende adulti e bambini. La persona arriva, viene accolta e guidata dall'operatore. Si igienizzano gli indumenti all'interno di una sala provvista di lavatrice, asciugatrice e stireria. Un altro servizio simile sarà operativo al complesso parrocchiale San Benedetto, dove la fondazione Caritas gestirà tutti i servizi. Ci saranno gli ambulatori medici, ci sarà la nuova mensa, il deposito e le docce e anche una grande sala convegni e incontri. Le povertà certo che ci sono e sono in costante crescita c'è chi non lavora più e non ha sussidi per pagare fitti e bollette".

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Al di là delle offerte del volontariato, potete contare su altre risorse economiche?

"Abbiamo dei fondi dell'8 per mille e cerchiamo di operare in questa direzione. E poi, anche dei fondi di donazione da parte di persone che intendono starci vicino e che possono farlo attraverso un iban per sostenere queste iniziative. E ancora, ci sono donazione che riguardano indumenti, medicine e si provvede anche a sostenere spese per chi dove recarsi fuori per interventi chirurgici".

Quanti operatori prestano il loro servizio alla mensa?

"Giornalmente tra la cucina e i tavoli sono più di dieci persone. Ci sono molte figure come la cuoca, l'aiutante cuoca, gli addetti a preparare i tavoli, chi svolge il servizio civile, persone che esplicano tutte le funzioni relative all'accoglienza come misurare la febbre, vigilare sull'aspetto che riguarda l'igienizzazione. Altri operatori poi si occupano di caricare la dispensa, preparare i menu".

La testimonianza di Maria Concetta, una delle operatrici

“Questo lavoro è come una passione per ognuno di noi. Sia se sei operatore, e sia se sei volontario. Con questa pandemia sono cambiati anche gli approcci ed è quello che di più risentiamo perché con loro avevamo un rapporto quasi familiare. C'era l'abbraccio, la stretta di mano e adesso tutto questo manca tantissimo. Noi comunque operiamo e cerchiamo di lavorare come abbiamo sempre fatto, portiamo avanti quello che è veramente il segno della carità e, anche se non possiamo abbracciarci, cerchiamo di comunicare con gli occhi e con l'amore che riusciamo a dare agli altri".

Nel viaggio all'interno della struttura, un'altra importante testimonianza è quella del diacono Ubaldo Navigante, vicedirettore della Caritas che conferma il periodo particolare che si rispecchia nell'aumento di quanti si rivolgono alla struttura.

“Ci sono tante nuove povertà; ci sono tanti stranieri, ma anche persone che potremo definire "normali" che avevano il lavoro e lo hanno perso, spesso sia padri che madri e che quindi hanno urgente bisogno di portare il pranzo ai propri figli a casa. E questo viene fatto tutto nella riservatezza e nel rispetto delle persone".

Avete il sostegno delle istituzioni?

"Noi abbiamo intanto il sostegno della Cei (Conferenza episcopale italiana) con dei fondi destinati in modo particolare alla gestione della Caritas diocesana. Quindi, ogni Diocesi riceve una determinata somma da dare ai poveri. In questo momento stiamo anche mettendo in piedi due nuove strutture che mi auguro che da qui a fine febbraio 2021 possano completarsi. Colgo l'occasione per ricordare che la mensa della Caritas diocesana ha avuto inizio con il vescovo monsignor Rimedio all'inizio degli anni Novanta; poi monsignor Cantafora prima di andare via ha fatto costruire accanto alla chiesa interparrocchiale di San Benedetto la nuova mensa e, infine, grazie al nuovo vescovo monsignor, Schillaci che ci ha dato come priorità l'aiuto e il sostegno per i poveri".

Antonio Cannone

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