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Lamezia Terme - Crescono, secondo dati nazionali, i cosiddetti “numeri del disagio”, ovvero quelli relativi alle persone affette da patologie psichiatriche o di salute mentale che negli ultimi cinque anni – ovvero nel post covid – sono state prese in cura dal servizio pubblico. Sarebbero attualmente circa 1 milione gli italiani che fanno richiesta di questo tipo di assistenza, e non sempre i vari territori hanno in mano le risorse per far fronte a questo aumento della domanda. Esiste infatti un importante gap fra regioni, in particolare fra nord e sud, e purtroppo la Calabria – insieme a Marche, Abruzzo e Molise – si trova in coda alla lista per le note carenze di personale – i dati evidenziano in alcuni casi un trend di 40 operatori disponibili ogni 100.000 abitanti contro una media nazionale di 66,2. Ma a cosa è dovuto questo aumento del disagio, soprattutto fra i giovani e le categorie fragili, e davvero interessa anche il nostro territorio?

“Anche a livello territoriale si osserva un andamento coerente con quello descritto in letteratura nazionale” spiega il dottor Michele Gabriele Rossi, direttore del Dipartimento di Salute Mentale e Dipendenze dell’ASP di Catanzaro e direttore del Servizio Psichiatrico Diagnosi e Cura di Lamezia Terme.

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“I dati dei ricoveri presso il Servizio di Diagnosi e Cura di Lamezia Terme, come comunque i dati dei servizi psichiatrici territoriali, mostrano una marcata riduzione nel 2020 (215 ricoveri) rispetto al 2019 (297), verosimilmente legata alle restrizioni pandemiche, alla riduzione degli accessi ospedalieri e al timore del contagio. Negli anni successivi è stata osservata una progressiva ripresa: 231 ricoveri nel 2021, 254 nel 2022, 261 nel 2023, 271 nel 2024 e 294 nel 2025, tornando sostanzialmente ai livelli pre-pandemici – dati legati all'SPDC di Lamezia Terme, servizio che dirigo. Questo andamento suggerisce che la pandemia abbia inizialmente ridotto l'accesso ai servizi, mentre successivamente si è assistito ad un progressivo aumento della domanda di assistenza psichiatrica. Le possibili cause comprendono il maggiore disagio psicologico conseguente all'isolamento sociale, alle difficoltà economiche e lavorative, alla perdita delle reti di supporto, alla riacutizzazione di disturbi psichiatrici preesistenti e ad una maggiore attenzione verso la salute mentale”. Dopo la brutta avventura ci si occupa dunque maggiormente del proprio benessere psichico, ma con che frequenza realmente ci si ammala, di quali patologie, e a che età? “Il Servizio non dispone attualmente di un'analisi epidemiologica locale suddivisa per diagnosi che consenta un confronto statistico - sottolinea Rossi - ma sulla base dell'esperienza clinica si osserva un incremento delle richieste relative ai disturbi d'ansia, ai disturbi depressivi, ai disturbi dell'adattamento e ai quadri correlati all'uso di sostanze e alla doppia diagnosi. Tale osservazione, tuttavia, rappresenta una valutazione clinica e non deriva da un'analisi statistica dei ricoveri. Parimenti, non sono disponibili dati aggregati sull'età media dei pazienti ricoverati né un confronto sistematico tra periodo pre e post-pandemia. È tuttavia degno di nota un possibile segnale di progressivo coinvolgimento di pazienti più giovani: nel 2025 è stato ricoverato un paziente minorenne, mentre al 23 giugno 2026 i ricoveri di pazienti minorenni risultano già pari a tre. Sebbene il numero sia ancora limitato e non consenta conclusioni epidemiologiche, il dato suggerisce la necessità di mantenere particolare attenzione ai bisogni di salute mentale in età evolutiva”.

In questa situazione le carenze di personale che si riscontrano purtroppo a livello della sanità regionale possono incidere, anche in questo settore così delicato e con utenza in crescita. “Le carenze di personale medico e infermieristico rappresentano una criticità anche nel nostro territorio e possono ripercuotersi sulla presa in carico, sulla continuità assistenziale e sui tempi di accesso alle prestazioni - conclude il dottor Rossi - il Servizio non dispone di dati ufficiali sui tempi medi di attesa per prime visite, controlli periodici o percorsi psicoterapeutici; pertanto, non è possibile fornire valori oggettivi. Le urgenze vengono comunque gestite secondo priorità clinica, mentre per le prestazioni differibili i tempi possono variare in funzione delle risorse disponibili e del volume delle richieste”. Dunque, priorità ai casi più gravi, ma non si trascura il dato di una carenza di quelle risorse che potrebbero servire ad agire tempestivamente sulle situazioni in cui la prevenzione e il trattamento precoce potrebbero fare la differenza nell’evoluzione di un disturbo.

Giulia De Sensi

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