
Lamezia Terme – Michelangelo, classe 91. No, non siamo all’appello della leva militare ma siamo difronte a N.A.I.P. Artista lametino che dal palco della festa dell’arte ha preso un volo per “X Factor”, da incompreso qual era e si sentiva è diventato un artista che ha sperimentato la voragine di un pubblico che invece ti capisce e come. Dal sogno di diventare il terzino sinistro del Sant’Eufemia al suo primo tour in giro per l’Italia con la prima tappa nella sua amata Calabria.
N.A.I.P., partiamo proprio dal tuo nome d’arte che racchiude tutto il tuo mondo ecclettico e poliedrico. Qual è il vero messaggio che nasconde?
"Nessun artista in particolare, appunto N.A.I.P.. Mi piace molto, è il mio, meno male che mi piace (ndr ride). Mi piace molto il fatto che ognuno trovi dei significati differenti. Io ho il mio, cioè che veramente nessun artista in particolare, nel senso che ci sono tantissimi artisti in tutto il mondo così variegati e validi che io mi sento veramente nessuno in particolare, e dall’altra parte vuole essere esattamente l’opposto, quindi, una provocazione per far risuonare il fatto che ognuno di noi abbia qualcosa dentro, un talento speciale anche se non se lo dice anche se a volte ha paura addirittura di questa cosa qui. Però credo che ci sia quella sottile cosa che sta tra l’essere uno come tanti ma alla fine avere la propria unicità".
L’esperienza ad “X Factor” ti ha permesso di poter far arrivare a più persone possibili il tuo linguaggio così particolare, c’è stato un momento in cui hai temuto di non essere capito o il contrario?
"Il contrario. Ad un certo punto mi sono sentito così tanto capito che ero a disagio. Perché è una vita che rivesto il ruolo dell’incompreso – anche se sempre meno perché lentamente ho messo su un mio pubblico anche prima di “X Factor”- di quello sui generis e non sai mai se è una cosa che ti piace o non ti piace, perché è qualcosa che ti mette sempre i riflettori addosso e non sai se sei ben vestito o se sei in mutande. Io ho fatto “X Factor” in un mio momento artistico rivelatore, perché il progetto N.A.I.P. è una delle cose che più mi assomiglia, mentre con i Dissidio o altri progetti lentamente si trasformavano in qualcosa che non erano più vicini a me, con N.A.I.P. ho iniziato ad essere nuovamente e fortemente me stesso e quindi ho preso molta consapevolezza di questo e lì ad “X Factor” ci sono arrivato nel momento esatto in cui è come se la consapevolezza di me brillasse e questa cosa l’hanno vista in tanti ed è stata molto apprezzata, molto di più di quello che io mi immaginavo e quindi ad un certo punto da incompreso mi sono sentito compreso ed era un ruolo per me inedito, e ora? Mi sono chiesto. Perché io sono sempre stato spinto a scrivere per via del mio disagio e della mia incomprensione se me lo tolgono che faccio? Il bisogno di scrivere non finisce avviene semplicemente un cambiamento di rotta".
I tuoi testi così come anche i video dei tuoi Ep hanno la grande capacità di farti entrare in un mondo caledoscopico, c’è una presenza del cinema e del teatro surreale e dell’assurdo?
"Ce n’è inevitabilmente perché sono le cose che mi hanno forgiato, sono le mie passioni. Il cinema surreale così come il cinema onirico è ciò che più mi piace poi ognuno non comanda i propri gusti uno ad un certo punto si ritrova circondato da cose e persone che gli piacciono. Il teatro così come il cinema sono i due linguaggi che insieme alla musica mi hanno nutrito più o meno dall’età adolescenziale. Perché io fino a 15 16 anni volevo diventare un calciatore, volevo fare il terzino sinistro del Sant’Eufemia (ndr sorride) ad un certo punto è smessa questa cosa sono successe un po' di cose che hanno totalmente cambiato la visione e mi sono riservato ad essere – ma in realtà già lo ero da piccolo – un appassionato di musica e lentamente ho fatto a Lamezia i miei percorsi artistici facendo teatro prima con Francesco Pileggi con il Teatro che non c’era poi con Dario Natale vari laboratori, con Saverio Tavano, con Pierpaolo Bonaccurso alla fine sono cresciuto lì e quello che sono lo devo soprattutto grazie al percorso che ho fatto in Calabria, poi sono andato via ed è cambiata un pò la mia vita, però quello che sono l’ho costruito lì".
La tua musica e i video dei tuoi Ep ricordano il cinema di Buñuel. A proposito di video, il tuo sodalizio con Mario Vitale si rivela vincente per esprimere il tuo estro, ad accomunarvi oltre alla città di Lamezia c’è un’ideologia comune?
"Mario Vitale, che è il regista che cura i miei video, mi ha fatto conoscere Buñuel e ho iniziato a vedere i suoi film – Il fantasma e la libertà, Un chien andalou, L’angelo sterminatore, Il fascino discreto della borghesia - e me ne sono innamorato. Per me l’arte è questa cosa qui, il libero arbitrio e la libera interpretazione. Con Mario poi abbiamo un percorso che parte dalla musica, ci siamo conosciuti grazie ad un incontro su un palco quando lui era con i Maieutica e io avevo i Dissidio e suonavamo a Lamezia alla festa dell’arte. Io avevo appena iniziato, ci siamo conosciuti a livello artistico e contemporaneamente umano, poi ci siamo piaciuti come fanno due amici e quando vanno d’accordo escono insieme e poi passa il tempo e ti rendi conto che questa amicizia va avanti da 15 anni probabilmente. Lungo questi anni abbiamo prodotto tanto e proprio come una coppia più si sta insieme più uno capisce prima che uno lo dica le idee dell’altro, siamo arrivati a questo video (ndr David chi?) che è il sedicesimo che facciamo insieme e siamo rodati bene".
Nei tuoi lavori futuri sperimenterai ancora nuovi linguaggi per accompagnare il pubblico in viaggi sempre nuovi o questo nuovo lato lo vuoi approfondire?
"Non lo so. Perché io funziono molto a segmenti di tempo, cioè in questo segmento di tempo che vuol dire estate e vuol dire tour la mia testa è settata in modalità da performer come se ci fosse un attore che fa la sua parte e va. Quando poi finisce questo lato e ci sarà più noia e ozio la mia testa ricomincerà a vagheggiare e io ricomincerò con i miei bellissimi processi creativi assolutamente più potenti del controllo che posso avere io, loro arrivano (ndr processi creativi) poi io inizio a fare cose. Dal momento in cui passerò da questa fase qui alla prossima non so cosa può succedere. Il mio tentativo, che è la cosa che ho in mente, è di scaldare un po' di più la mia proposta artistica e renderla un po’ più umana e un po’ meno macchina".
Il 14 luglio c’è l’unica tappa del tuo tour nella tua terra, la Calabria.
"Non vedo l’ora prima di tutto di tornare perché non torno da tanto adesso quindi tornerò e sarà la prima vera data dopo “X Factor” quindi sono curioso di vedere come mi riaccoglie, poi è sempre un’incognita, anche qui sono sempre molto eccitato e spaventato perché è come quando hai dato un esame e vai dai tuoi genitori a comunicare il voto e gli dici che è andata bene però non sai se poi tuo padre o tua madre ti dice potevi fare di meglio. È questa la sensazione che provo sono felice ma un po' la temo questa data calabrese. È chiaro che dopo tutto questo tempo in cui ho veramente incontrato tantissima nuova gente spero e non vedo l’ora di rincontrare quelli che invece mi conoscevano diciamo da sempre, quelle che poi sono le tue radici. Sento di aver bisogno di radici in questo momento".
Antonia Butera
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