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Lamezia Terme - Diventare mamme in quarantena non è certo quello che tante donne avevano immaginato. Un pancione che cresce giorno dopo giorno mentre il mondo fuori è alle prese con una pandemia mondiale. Ma l’amore per il proprio piccolo e la forza dell’essere madre rende molte donne più forti del coronavirus. Sono però tante le preoccupazioni. Soprattutto il dover affrontare questo momento di gioia completamente sole in un ospedale svuotato di parenti. Senza il partner accanto a tener loro la mano. Tra controlli fatti a distanza, corsi preparto in streaming, abbiamo deciso di raccontare, in occasione della Festa della mamma, le storie di donne lametine che stanno vivendo le delicate fasi della gravidanza e del parto in un momento complesso come quello che stiamo vivendo.

“Ho stretto forte a me la mia bambina e ho cercato di non pensare ad altro”

“Avere una gravidanza ai tempi del Covid-19 è un’esperienza che non dimenticherò mai. Ogni gravidanza provoca emozioni particolari ma in questo periodo è tutto diverso, unico, diventa qualcosa che ti spaventa molto di più di quanto tu stessa possa immaginare. Le visite da sola, con mascherine e guanti che ti rendono quasi anonima. Nello sguardo delle pochissime persone che incontri nello studio leggi il terrore, ognuno sembra chiederti la stessa cosa: ‘Sei infetta per caso?’”. Sono le parole di una neomamma che ha dato alla luce la sua seconda bambina qualche giorno fa, in piena pandemia. Antonella racconta a il Lametino.it cosa significa partorire durante il coronavirus dove tutto diventa ancora più difficile: “all’arrivo in Pronto Soccorso - precisa - devi passare dalla tenda del PreTriage dove gli infermieri di turno ti controllano la temperatura e ti chiedono se hai avuto contatti con persone infette o se hai sintomi riconducibili al Covid19. Da lì poi accedi al Triage, sempre da sola, vieni registrata e puoi andare in reparto. Sei sola con le tue paure e il tuo bambino: l’unica ragione per cui ti sei decisa ad abbandonare quel posto sicuro che è casa tua. Durante le fasi del parto, io non riuscivo a pensare ad altro. Cercavo di seguire le indicazioni dell’ostetrica ma soprattutto pregavo che tutto andasse bene perché in caso contrario non ci sarebbe stato nessuno a piangere con me. Poi la mia bambina è nata. Tutto è andato bene anche se non abbiamo potuto gioire insieme a tutta la famiglia. Per fortuna c’era la mia bambina. L’unica cosa che ho potuto fare è stata stringerla forte a me e cercare di non pensare ad altro. Tutte le altre emozioni, purtroppo, sono passate attraverso lo schermo di un telefonino, il tutto mediato da videochiamate lunghissime. Partorire ai tempi del Covid è un’esperienza bruttissima, unica, eccezionale, quasi surreale ma il miracolo della vita resta tale anche in questo triste momento”.

“Quando ho visto il mio piccolo ho capito che quel giorno ha vinto la vita”

Monica racconta i momenti del parto e la permanenza in ospedale, senza nessuno a gioire con lei: “È stata un'esperienza che non scorderò mai. Essendo per me il secondo parto lo immaginavo uguale al primo... Con la mano di Carlo che stringeva la mia, che mi dava forza. Con l'aiuto di mia madre durante la permanenza in ospedale. Invece niente di tutto questo. Mi sono ritrovata sola in una stanza a stringere la mano di un’ostetrica, impaurita. Aspettavi l'orario di apertura delle visite, com'è solito fare... l'arrivo dei parenti gioiosi… niente di tutto questo. Per fortuna grazie alle videochiamate sono riuscita a fare vedere il mio piccolino a tutti”. La giovane mamma tiene però a fare un ringraziamento speciale ai dottori e agli infermieri che nonostante la difficoltà del momento sono stati presenti. “Quando ho visto Francesco, nonostante il drammatico momento che avveniva fuori, ho capito che quel giorno ha vinto la vita e continua a vincere con la nascita dei nostri piccoli eroi”. In tutto ciò il papà ha saputo che il suo piccolino era nato fuori dal reparto e, racconta ancora Monica “per la prima volta lo ha visto in videochiamata tra le lacrime di gioia ma anche di dispiacere perché non era lì con noi”.

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“L’ansia di rimanere sola senza nessuno a tenermi la mano”

Rossella è già mamma di due bambini, è entrata nell'ottavo mese di gravidanza. A luglio nascerà Eleonora. “Con questa emergenza non è facile gestire una gravidanza - ammette la giovane mamma - almeno per quanto riguarda visite e analisi. Per esempio, sto evitando di andare a visita dal ginecologo in continuazione perché, anche se ha uno studio privato, lavora in ospedale e ho molta paura che magari è stato a contatto con qualcuno che potrebbe risultare asintomatico. Mi consola il fatto che io e la bimba stiamo bene e non ho problemi altrimenti sarei stata costretta ad andare”. Rossella dovrà partorire a Lamezia e la data presunta del parto è il 3 luglio: “Spero che fino ad allora l'emergenza sia un po' rientrata almeno per quanto riguarda i giorni che dovrò rimanere in ospedale. Ad oggi ancora, se ti ricoveri devi rimanere completamente sola, senza neanche un familiare (marito o mamma) che può darti una mano. Questa è una cosa un po' triste che vivo con ansia anche se al terzo figlio teoricamente dovrei essere preparata...”. Tante le preoccupazioni: “ho tanta paura - racconta - sia per me che per le persone che mi stanno accanto, nelle mie "condizioni" sono un soggetto a rischio e per questo evito tutti gli spostamenti, anche solo per andare a fare un'ecografia”.

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“Pensare che tutto andrà bene per sconfiggere la paura”

Anche Silvia dovrà partorire a luglio. Aspetta il suo primo figlio, una bambina. “La quarantena costringe a vivere lontani da tutti, mentre dovrebbe essere un momento felice da condividere con il mondo intero” e, aggiunge: “non è facile essere incinte nella pandemia, perché si ha la paura di trasmettere il virus al piccolo che sta dentro di noi. Quando ho accanto a me mio marito, che con i suoi abbracci, i suoi scherzi, con le tante foto inaspettate mi fa sentire sicura, i brutti pensieri svaniscono, ma la cosa ancor più bella è quando senti lei che con i suoi calcetti mi rassicura che andrà tutto bene. Mi guardo allo specchio e vedo questo pancione che cresce mentre il mondo fuori è fermo, ma l’amore si muove e capisco che quando nascerà sarà tutto meraviglioso”. E, in merito al parto non nasconde i suoi timori: “il parto fa paura, dì per sé, penso: Ma ce la farò? Sarò capace? Poi in questo periodo le preoccupazioni aumentano, perché so che dovrò affrontare tutto da sola, non potrò avere la mano di mio marito nella mia, non potrò avere la presenza di un mio caro accanto. Non posso condividere la gioia appena provata di vedere la piccolina che ho portato in grembo per 9 mesi, perché dato le disposizioni del covid-19 mi trovo lì tutta da sola, però, andrà tutto bene”.

Ilaria, invece, è al sesto mese di gravidanza: “La nascita di un figlio è di sicuro un momento unico e indescrivibile. Durante la gravidanza si ha tutto il tempo di fantasticare su come sarà il dopo di questo percorso. L’emozione che prova un papà nel vedere nascere il proprio figlio, o di tutte le persone a te care che sono emozionate di vedere quel piccolo pargoletto che è venuto al mondo. Ma da quando è scoppiato questo brutto virus, il pensiero di partorire da sola o che non posso contare sull’aiuto di qualcuno durante la fase del post partum, mi turba e nello stesso tempo mi preoccupa. L’unica cosa che mi tira su il morale è pensare che tutto andrà bene, sperare di stare bene "entrambi” perché alla fine dare alla luce una vita dà sempre un motivo in più per essere felici, nonostante tutto”.

Ramona Villella

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