
Lamezia Terme - "Ci sono persone che lasciano un vuoto. E ce ne sono altre che, andando via, riescono misteriosamente a riempire gli spazi che abitavano. Igor Colombo appartierea a questa seconda categoria. Venerdì 19 giugno, nel reparto di Oncologia dell'Ospedale "Giovanni Paolo II" di Lamezia Terme, si è celebrata una messa in suo ricordo. Un luogo che per molti avrebbe potuto rappresentare soltanto il dolore, la malattia, la sofferenza. Per Igor, invece, quelle corsie erano diventate molto di più: un luogo di lotta, di speranza, di amicizie, di solidarietà e persino di amore" è quanto si legge in una nota.
"Erano presenti - informano - pochi amici, i familiari più stretti, alcune persone che avevano condiviso con lui il percorso della malattia e operatori sanitari che avevano incrociato la sua storia. Pochi, forse, rispetto alle tante persone che Igor aveva raggiunto con le sue parole e con il suo esempio. Eppure, proprio quella dimensione raccolta ha reso l'incontro ancora più autentico, in quella sala dell'ospedale che era diventato casa, battaglia, speranza e amore, nessuno avvertiva il vuoto".

"La celebrazione, officiata da don Carlo Cittadino, ha saputo trasformare il ricordo in una riflessione profonda sul significato dell'esistenza. Il sacerdote ha ricordato la forza con cui Igor ha combattuto la malattia, la sua straordinaria voglia di vivere, l'energia con cui affrontava ogni giornata e la gioia che l'incontro con Miuta aveva portato nella sua vita, amore coronato dal matrimonio proprio l’, in quello stesso reparto. Ma soprattutto ha pronunciato parole che hanno toccato profondamente tutti i presenti: le persone che vivono e quelle che non ci sono più, in realtà, continuano a stare insieme, perché ciascuno di noi è un frammento di cielo. Parole semplici e immense. Parole che hanno trovato spazio nel silenzio assoluto che ha accompagnato l'intera celebrazione. Un silenzio raro. Un silenzio che non era assenza di emozioni, ma al contrario la loro presenza più intensa. Molti dei presenti hanno avuto la stessa sensazione: che Igor fosse lì. Non come un ricordo lontano, ma come una presenza discreta, quasi tangibile".
"Uno dei momenti più intensi della celebrazione è stato quando la madre Teresa e Miuta, hanno scoperto il quadro che lo ritrae con le braccia aperte e lo sguardo rivolto oltre. Un'immagine che sembra racchiudere il suo modo di affrontare la vita: senza chiudersi, senza arrendersi, guardando sempre avanti. Sul dipinto era riportata una delle sue frasi più significative: "Quando ti trovi ad affrontare una malattia come il cancro hai due scelte davanti a te: fermarti e lasciarti travolgere oppure andare a mille. Io ho scelto di andare a mille. Cancro, non ti temo!" In quelle parole c'è tutto Igor. Non la negazione della paura, ma la scelta del coraggio. Non l'illusione della vittoria a ogni costo, ma la volontà di vivere intensamente ogni giorno, anche quando la vita pone davanti ostacoli apparentemente insormontabili".
"La dottoressa Rita Marino, ha raccontato di non aver conosciuto personalmente Igor, ma di aver imparato a conoscerlo attraverso le parole di chi lo aveva incontrato, di chi aveva condiviso con lui il percorso della malattia e di chi aveva ricevuto da lui conforto, incoraggiamento e sostegno. Perché Igor non ha combattuto soltanto per sé. Attraverso il libro Sarà l'aurora, ha trasformato il proprio dolore in un gesto concreto di solidarietà. Con il ricavato delle vendite sono stati acquistati due monitor multiparametrici destinati al reparto di oncologia dell'ospedale di Lamezia Terme, strumenti fondamentali per il controllo dei parametri vitali e il monitoraggio elettrocardiografico dei pazienti. Anche in questo gesto si ritrova la sua idea della malattia: non chiudersi nella sofferenza, ma trasformarla in aiuto per gli altri".
"Forse è questo che rende alcune persone indimenticabili. Non soltanto ciò che hanno fatto per se stesse, ma ciò che continuano a fare anche dopo. Le macchine donate continueranno a prendersi cura di altri pazienti. Le sue parole continueranno a dare forza a chi affronta la malattia. La sua storia continuerà a raccontare che si può scegliere di vivere fino in fondo, anche nei momenti più difficili. Ha ragione don Carlo: coloro che amiamo non scompaiono davvero. Restano nei gesti che hanno compiuto. Restano nelle persone che hanno aiutato. Restano nei luoghi che hanno attraversato. Restano nei silenzi che riescono ancora a riempire. E in quel reparto difficile davanti a quel quadro con le braccia aperte e lo sguardo rivolto oltre, tutti hanno avuto la stessa sensazione. Che Igor fosse ancora lì. E che, in qualche modo, continuerà a esserci".
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