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Lamezia Terme - Un incontro urgente col Commissario prefettizio, Giuseppe Priolo è stato chiesto dai rappresentanti dei Sindacati, Cgil-Fp, Cisl-Fp, Uil-Fpl, Diccap-Fpl e Rsu, rispettivamente, Cesare De Fazio, Giuseppe Chirumbolo, Bruno Ruberto, Michele Ugo Caruso e Fortunato Mario Mazzei. Tra i motivi della richiesta, oltre alla mancata liquidazione sulle specifiche responsabilità  e produttività per l’anno 2017; “la violazione di accordi contrattuali  in materia di riposo settimanale che, per ragioni legate alla organizzazione, comunque  non giustificate, viene “concesso”, anche dopo tredici  giorni lavorativi consecutivi, con le conseguenze che ne derivano, per personale che opera all’esterno, conduce veicoli di servizio, in assenza delle condizioni di recupero psico-fisico che ne potrebbero compromettere la sicurezza”.

In materia di organizzazione dei servizi, ancora, sono state evidenziate “criticità rispetto alla gestione del personale nelle giornate di domenica, quando il contingente minimo impiegato, deve far fronte a qualsiasi evenienza, garantendo servizi che, in precedenza,  venivano garantiti da un numero di unità di gran lunga superiore. Ciò per la mancanza di volontà di rimodulare i servizi , cambiare la struttura organizzativa del corpo e ridistribuirne gli uomini che, in una siffatta situazione, pur profferendo il massimo dell’impegno, rischiano di non riuscire a raggiungere obiettivi utili ad una giusta valutazione”. 

E poi le ultime difficoltà affrontate in tema di emergenza sanitaria dovuta al Covid-19. “Ulteriore preoccupazione - è scritto nella lettera inviata a Priolo - è stata rappresentata per la gestione dell’emergenza Covid. Nei giorni scorsi, infatti, in sprezzo alle più note norme in materia di prevenzione della diffusione del virus Sars- Cov 2, si è rischiata una vera e propria epidemia tra i componenti il Corpo, con conseguenze a dir poco disastrose per i nuclei familiari degli ignari operatori, che venivano a stretto contatto con un operatore risultato positivo . L’agente positivo, aveva avuto , a sua volta,  contatti stretti con un’altra collega, risultata positiva al Covid,  ed era stato sottoposto, dopo soli  tre giorni, a tampone molecolare, risultato negativo.  Il sabato successivo, il collega era stato comandato di servizio che prestava anche la domenica . Al lunedì, per suggerimento del proprio medico curante, l’operatore si sottoponeva ad ulteriore tampone (rapido) che risultava positivo. Positività che veniva confermata da tampone molecolare effettuato presso l’Asl, mercoledi  successivo. Gli operatori indicati dal  collega, quali contatti stretti, venivano posti in ferie d’ufficio in attesa di tampone , che risultava per tutti negativo. Per altro  operatore, tra quelli venuti a contatto con la collega già positiva e sottoposto anch’egli prematuramente a tampone molecolare,  la questione è stata molto più grave. Per lo stesso, infatti, risultato positivo a tampone molecolare richiesto dal medico curante,  il contagio si è propagato a tutti i componenti del nucleo familiare. Anche quest’ultimo, aveva  svolto attività lavorativa, nonostante con i due colleghi risultati positivi. Appare inverosimile, a tal riguardo,  avere appreso dalla stampa che il vertice gestionale abbia rappresentato un quadro non corrispondente al vero, minimizzando la gravissima situazione, e mettendo con ciò in pericolo tutti gli operatori ed i loro familiari, nonchè i cittadini/utenti. La vicenda, per la gestione superficiale e irresponsabile di chi, quale Dirigente e responsabile della sorveglianza sanitaria, è stata sottolineata non con poca preoccupazione dal personale intervenuto”.

“La carenza di fondi e l’assoluta mancanza di iniziative del dirigente al quale è stato più volte sottoposto il problema, è stata sottolineata da personale del settore Contenzionso, costretto a non poter spedire centinaia di verbali per violazioni amministrative, per  la mancanza di fondi per l’invio, tramite poste, delle raccomandate. Il mancato introito delle somme relative ai verbali, produce la carenza di fondi necessari alla gestione della manutenzione dei veicoli in dotazione, fermi per piccoli guasti od in attesa di semplice tagliando”. Attenzione puntata anche sul “mancato riconoscimento delle specifiche responsabilità (anno 2017) e della  mancata liquidazione delle stesse, per una parte degli operatori individuati dall’allora dirigente, nonché dell’immotivata liquidazione parziale per quei pochi operatori cui è stata legittimamente riconosciuta. Per quest’ultima vicenda, nonchè a causa della singolare interpretazione del dirigente, Pasquale Pupo delle previsioni contrattuali e degli atti già predisposti, oltre ad una contrapposizione e disparità di trattamento tra gli operatori, si prevede l’attivazione di decine di vertenze legali, per avere riconosciuto quanto già certificato. Le  problematiche sollevate ed i termini della discussione, evidenziano senza tema di smentita, la difficoltà ormai grave del personale della Polizia locale, costretto ad affrontare ogni criticità, anche straordinaria, senza il dovuto supporto del dirigente che non conosce dette difficoltà se non per interposta persona e solo  in occasione di eventi ormai consumatisi”.

A. C.

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