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Lamezia Terme - “Non una di meno Lamezia” ha promosso, organizzato e voluto, un evento che, in occasione della giornata della donna, nonostante la pandemia si è svolto ugualmente, anche se on-line. L'evento è stato dedicato a due vittime di femminicidio: Adele Bruno di Lamezia Terme, di soli 26 anni, uccisa dall'uomo che diceva di amarla e invece le ha teso una trappola mortale, e a Roberta Lanzino di Rende, una giovane studentessa di soli 19 anni, aggredita stuprata e uccisa, mentre tornava con il motorino alla casa al mare dei suoi genitori. Sono intervenute, in ordine di presentazione, le attiviste di “non una di meno Lamezia”: Daniela Costabile, Rosa Tavella, Teresa Pirelli e Silvia Galiano che hanno parlato rispettivamente di occupazione femminile, femminicidio e lavoro di cura. Silvia Galiano, attivista eco-femminista di Catanzaro, nel suo intervento, mette in relazione questioni locali e globali e, principalmente, il rapporto di sopraffazione tra potere e intero eco-sistema. Nello specifico, secondo Silvia, dal momento che non c’è più tempo, per il pianeta, per il nostro mondo, per le nostre vite ''bisogna attivarsi per creare una connessione e lottare contro ogni forma di dominio su ogni essere vivente, dando priorità alla cura, cioè alla qualità della vita, rileggendo l'ordine simbolico patriarcale, distruttivo e auto-distruttivo...'' Le intervenute alla discussione hanno dichiarato che, da una stima effettuata, ben 1000 donne sono state uccise in 10 anni dai partner attuali o precedenti. Pertanto, la violenza di genere è un crimine terribile, che trova il proprio humus nelle regole non scritte del Patriarcato.

Non una di meno sostiene che le donne sono impiegate nei settori più colpiti dalla crisi, con contratti senza tutele e sono le vittime sacrificali preferite dai datori di lavoro. Il lavoro delle donne in casa vale 35 miliardi di euro all'anno, mentre il lavoro di riproduzione ha un valore di 557 miliardi, pari al 34% del PIL, perché dietro al lavoro gratuito delle donne c'è una colf invisibile e una badante invisibile. La cantastorie calabrese Francesca Prestia ha presentato due bellissime ballate di cui una dedicata a 6 donne vittime di ndrangheta e di mafia: Lea Garofalo, Maria Concetta Cacciola, Rossella Casini, Francesca Morvillo, Rita Atria e Ilaria Alpi. Ledonne di NUDM dichiarano anche che, in contemporanea all’evento di NUDM, in Piazza Prefettura a Catanzaro c’era un sit-in delle donne di “Ci siamo rotte i tabù”contro ogni tipo di violenza, che sono catalogabili con questa parole chiave: violenza Economica, ostetrica, farmaceutica, istituzionale, domestica, mediatica, religiosa, contrattuale, linguistica, sessuale, giuridica, di genere, sul lavoro, emotiva, psicologica, sanitaria, affettiva, stalking.

Le studentesse di un liceo cittadino: Maria Grazia Bruno, Giorgia Quaresima e Veronica De Caro dichiarano di sentirsi diverse dai coetanei maschi perché percepiscono una sostanziale differenza tra le possibilità, le prerogative, le opportunità e le occasioni dei maschi, e le chance delle ragazze, che sono davvero ridotte al lumicino. Infine, dicono di voler continuare a studiare fino alle lacrime e a lavorare fino all’indipendenza. Rossella Napolano, dirigente CGIL, ha parlato delle donne calabresi come donne affamate di futuro,attente al lavoro non solo per la realizzazione di sé ma anche come occasione di socialità e condivisione e ha sottolineato l’importanza dei servizi per la salute. La manifestazione si è conclusa stigmatizzando ancora una volta che contro violenze e femminicidio, “siamo e saremo sempre Non una di meno”.

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