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Lamezia Terme – “Il professor Ernesto Galli della Loggia, storico e accademico italiano nonché Editorialista del più diffuso quotidiano italiano, ha lanciato l’appello perché venga intitolata una strada o un luogo pubblico in tutti i Comuni d’Italia al giovane studioso e ricercatore italiano  Giulio Regeni, rapito, torturato e ucciso in Egitto e della cui vicenda non si riesce a celebrare il processo malgrado l’impegno della Procura di Roma per la mancata e reticente collaborazione delle autorità egiziane”. A dirlo è Costantino Fittante, che prosegue: “Il segretario del P.d. Zingaretti, con una lettera aperta pubblicata da un altro quotidiano italiano molto diffuso, ha chiesto al Governo Italiano di agire affinché il governo egiziano fornisca il domicilio dei quattro indagati dalla Procura di Roma coinvolti nel sequestro e omicidio di Regeni per potere dare il via al processo nel rispetto dei diritti degli imputati”.

“Mi sento di sostenere le due proposte - appunta Fittante - e dopo quattro anni dall’omicidio del giovane ricercatore italiano, è un dovere di tutti i cittadini e delle espressioni istituzionali del nostro Paese, sostenere concretamente la richiesta di accertamento della verità su quanto accaduto e le relative motivazioni, tra il 26 gennaio 2016, il rapimento e il 3 febbraio 2016 il ritrovamento al Cairo del corpo di Regeni. Sarebbe un bel gesto se il Consiglio Comunale di Lamezia Terme facesse propri i due appelli di Galli della Loggia e di Zingaretti, intitolando una strada o uno degli auditorium delle Scuole cittadine, indirizzando contemporaneamente la richiesta al Governo italiano per una adeguata iniziativa nei confronti del Governo Egiziano per una fattiva e concreta collaborazione per consentire la celebrazione del processo in Italia a carico dei quattro indagati che  la Procura di Roma ritiene coinvolti nel sequestro e uccisione del povero Regeni, garantendo i diritti di difesa e dei quali però si ignora il domicilio egiziano, aggiungendo  la richiesta di scarcerazione dello studente egiziano Patrik Zaki ricercatore dell’ Università di Bologna, arrestato in Egitto da 130 giorni e per il quale le autorità di quel paese non hanno finora formulata alcuna specifica accusa che giustifichi la detenzione, passando da rinvio a rinvio delle udienze più volte fissate e mai entrate nel merito. In tal senso, i Consiglieri Comunali e l’Amministrazione, assumano l’iniziativa e si deliberi conseguentemente. Sarebbe un qualificante atto del quale non si potrebbe che darne riconoscenza e merito”.

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