
Lamezia Terme - Dall’ormai lontano 2011 anno in cui 27 milioni di votanti decretavano con un referendum che la gestione dell’acqua pubblica dovesse essere scevra da ogni scopo di lucro, il sistema di gestione del servizio idrico regionale e nazionale non ha fatto molti passi avanti. Piuttosto lo scenario che si prospetta è un incancrenirsi di problematiche che hanno visto oggi disatteso anche il risultato elettorale di quel referendum oltre che negato ripetutamente ai cittadini uno dei diritti costituzionalmente stabiliti ovvero l’erogazione continuativa del servizio idrico domestico. A parlare di acqua pubblica come bene comune, in un dibattito promosso dal coordinamento Calabrese Acqua Pubblica “Bruno Arcuri” è stato ieri sera sul palco del Tip Teatro, Alfonso Senatore, membro del coordinamento Calabrese Acqua Pubblica insieme a Paolo Carsetti del forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua che alla vigilia delle elezioni avevano invitato al dialogo anche i candidati alla Presidenza regionale. A presentarsi al dibattito come parte politica solo il candidato al consiglio Giuseppe Gigliotti, in rappresentanza del candidato alla presidenza regionale Carlo Tansi, che ha sostenuto a pieno le motivazioni del forum e ribadito fortemente la necessità di pretendere “una gestione idrica pubblica, partecipata e democratica che necessiti il coinvolgimento di associazioni, enti locali e liberi cittadini”.
“La tendenza - ha spiegato Paolo Carsetti delineando il quadro nazionale nel quale le società di gestione somigliano sempre di più a delle holding e ad aziende multiservizi - è che si continua a lavorare sotto traccia in direzione ostinata e contraria a quella che è stata la volontà del referendum: la politica e le istituzioni non sono state coerenti con il volere del popolo”. E, mentre in tutta Europa la tendenza, indipendentemente dal colore politico, sembra essere invertita, cioè si marcia da una gestione privatistica verso una rimunicipalizzazione dei servizi pubblici, in Italia si paga lo scotto di una arretratezza del dibattito pubblico che vede la gestione pubblica dei servizi come un’utopia. “I processi di privatizzazione - ha spiegato ancora Carsetti - procedono in modo abbastanza consolidato ed in maniera strisciante: ad esempio nel 2012 è stata reintrodotta, nel nuovo metodo tariffario la “remunerazione del capitale investito” dichiarato illegittimo perché assicurava profitto ai privati, con un nuovo nome “costo della risorsa finanziaria”.”
La prospettiva italiana è sempre di più quella di una gestione dei servizi affidata a dei soggetti sovraregionali con mire espansionistiche come già sta succedendo nel centro nord e come è in programma anche per tutto il Mezzogiorno. La situazione regionale poi non è delle più rosee. La Sorical, società che gestisce il servizio idrico è in liquidazione dal 2012. In quasi otto anni nulla è stato stabilito circa il futuro della gestione del servizio idrico integrato regionale. Il sistema dunque è inceppato: quando manca l’acqua, viene ridotto il servizio in piccola percentuale nei comuni non in modo omogeneo. Non è raro dunque che molti cittadini, che abitano nelle zone più alte dei centri urbani, siano privati totalmente del servizio e che altri invece non lamentino affatto questo disservizio. Questo meccanismo perverso diventa uno scarica barile tra Sorical e sindaci. Questi ultimi si ritrovano spesso a dover garantire ai propri cittadini un servizio di primaria importanza ad ogni costo. É il caso di Nicola Bilotta, sindaco di Roccabernarda un comune in provincia di Crotone, che ha già collezionato due denunce per tutelare il diritto dei propri cittadini a ricevere il regolare servizio interrotto anche per diversi giorni consecutivi. Intervenuto al dibattito per raccontare la propria esperienza ha ricevuto solidarietà e supporto dai presenti.
Il punto cardine di questa problematica è, come sempre, la questione economica. Contrariamente a ciò che si pensava negli anni 90, le gestioni private risultano, ad oggi, più disastrose di quelle pubbliche di cui si pensa erroneamente che siano più facilmente sottoposte a logiche clientelari e quindi più soggette ad indebitamento: l’aliquota di debito nelle gestioni pubbliche certamente esiste, ma risulta attualmente inferiore a quella prodotta delle gestioni private.
Dora Coscarelli
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