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verde-10-09-at-20.08.30_7cfe0_c1c96_aed2b.jpg(Negli scorsi anni, in occasione della Giornata mondiale, la Cattedrale si è illuminata di verde: colore simbolo della sensibilizzazione sulla salute mentale)

Lamezia Terme - In prossimità del 10 ottobre, Giornata Mondiale della Salute Mentale, numerose sono le iniziative di sensibilizzazione di associazioni ed enti, anche sul nostro territorio. Fra queste, Progetto Itaca, realtà presente su tutto il territorio nazionale, con una sezione ormai storica su Catanzaro e Lamezia. Il presidente, dottor Luigi Tallarico, ci offre oggi un quadro a tutto tondo della situazione, sul fronte di una problematica di grande attualità.

La salute mentale è un tema di interesse crescente, sempre più battuto dai media. Ѐ segno di una maggiore sensibilità, o è anche il sintomo dell’aumento d’incidenza di disturbi e patologie nell’epoca che viviamo?

"Credo che siano vere entrambe le cose. Da una parte c'è sicuramente una maggiore attenzione verso la salute mentale: parlarne di più significa rompere un silenzio che per troppo tempo ha accompagnato queste problematiche. Dall'altra, non possiamo ignorare che viviamo in una società che sottopone soprattutto i giovani a pressioni nuove e molto intense: solitudine, difficoltà relazionali, precarietà, aspettative elevate, confronto continuo attraverso i social, difficoltà a costruire un futuro. Non ogni forma di sofferenza o di disagio coincide però con una patologia. Proprio per questo l'informazione e la prevenzione sono fondamentali. Il nostro compito è aiutare le persone a riconoscere i segnali di un possibile disagio e, quando necessario, a chiedere tempestivamente l'aiuto di un professionista. In Calabria abbiamo comunità nelle quali la famiglia continua ad avere un ruolo fondamentale e rappresenta spesso la prima rete di protezione. Ma proprio per questo dobbiamo aiutare le famiglie a non vivere la salute mentale come un problema da nascondere o da affrontare da sole".

Quali sono oggi le prospettive di una persona che affronta un disturbo afferente alla sfera della salute mentale, dal punto di vista lavorativo, relazionale e di integrazione sociale? Esiste ancora uno stigma, e quanto è radicato?

"Lo stigma esiste ancora, e sarebbe sbagliato negarlo. Forse oggi è meno esplicito ma può manifestarsi in forme più sottili: nella paura di dichiarare il proprio problema, nella difficoltà ad essere considerati pienamente affidabili, nella tendenza a vedere prima la diagnosi e soltanto dopo la persona. E questo è particolarmente grave quando si parla di lavoro. Il lavoro non è soltanto una fonte di reddito: significa autonomia, dignità, relazioni, appartenenza. Per questo la riabilitazione non può fermarsi alla dimensione sanitaria. Una persona che ha attraversato un disturbo mentale deve poter recuperare competenze, responsabilità e un ruolo nella comunità. È questa la filosofia che cerchiamo di portare avanti a Lamezia. Con il progetto Artigiani Digitali, realizzato in coprogettazione con il Dipartimento di Salute Mentale e Dipendenze dell'ASP di Catanzaro, lavoriamo proprio sul potenziamento delle competenze informatiche e creative, utilizzando anche tecnologie come la stampa 3D e la stampa sublimatica. L'obiettivo è favorire autonomia, autostima e reinserimento socio-lavorativo. E c'è un'altra specificità calabrese su cui lavorare: non possiamo accettare che la mancanza di opportunità sul territorio diventi una seconda fragilità per chi ha già affrontato una difficoltà psichica. Il contrasto allo stigma non si fa soltanto con le campagne di comunicazione. Si fa quando una persona viene messa nelle condizioni di studiare, lavorare, avere relazioni, partecipare alla vita della comunità e sentirsi utile".

Quanto è importante la prevenzione, la formazione di personale specializzato, l’attività nelle scuole e nei Consultori, per fare rete sul fronte della salute mentale?

"La prevenzione è probabilmente la più grande sfida che abbiamo davanti. E significa soprattutto arrivare prima. I primi segnali di un disturbo possono comparire durante l'adolescenza, quando spesso vengono scambiati per semplice disagio, crisi dell'età o problemi comportamentali. Per questo entrare nelle scuole significa intercettare una fascia della popolazione nella quale l'informazione può davvero fare la differenza. Il nostro progetto di prevenzione nelle scuole nasce proprio da questa consapevolezza. A Lamezia abbiamo visto concretamente quanto sia importante questo lavoro: nell'anno scolastico precedente le nostre volontarie e i nostri volontari hanno incontrato centinaia di ragazzi delle scuole superiori della città. E serve formazione. Uno dei tratti distintivi di Progetto Itaca è proprio il volontariato di competenza: il volontario viene formato per svolgere il proprio ruolo con responsabilità e consapevolezza. In Calabria questa rete è ancora più importante perché dobbiamo contrastare anche il rischio dell'isolamento territoriale. La salute mentale non può essere affidata a un solo servizio o a una sola professionalità. Occorre costruire una comunità competente".

Quali sono oggi gli obiettivi di Progetto Itaca, e quali le nuove iniziative messe in atto per raggiungerli nella nostra provincia e a livello nazionale?

"Il nostro obiettivo rimane quello di contribuire a costruire una società nella quale chi vive un disturbo della salute mentale possa ricevere aiuto tempestivo, ma soprattutto possa continuare ad avere una vita piena, autonoma e dignitosa. La grande novità di questo periodo è Club Itaca Smart Lamezia Terme. Per noi non è semplicemente una nuova sede o un nuovo progetto. È un modo diverso di concepire la riabilitazione. Il modello Club Itaca, nato dall'esperienza internazionale delle Clubhouse, mette al centro la persona e il suo percorso verso l'autonomia socio-lavorativa, attraverso attività quotidiane, responsabilità e partecipazione. A Lamezia vogliamo aggiungere a questo modello una forte componente digitale. Club Itaca Smart vuole quindi essere un luogo nel quale una persona possa imparare, collaborare, sviluppare competenze e riacquistare fiducia nelle proprie capacità. Non un luogo di assistenza, ma un luogo di partecipazione. Vogliamo che siano gli stessi giovani a diventare protagonisti. Attraverso l'attivismo digitale, per esempio, possono contribuire a produrre contenuti, raccontare la salute mentale, utilizzare i social per combattere lo stigma e diventare parte attiva del cambiamento. Questa è la nostra scommessa per Lamezia e per la Calabria: dimostrare che anche partendo da un territorio difficile possiamo sperimentare modelli innovativi e diventare un laboratorio di innovazione sociale. Perché alla fine la domanda non dovrebbe essere: Che cosa possiamo fare per queste persone?, ma Come possiamo creare le condizioni perché queste persone possano fare, partecipare e costruire insieme a noi?".

Giulia De Sensi

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