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Lamezia Terme - Fotografo pubblicitario di fama nazionale, ma anche creativo e artista dell'obiettivo, il lametino Arcangelo Fazio è uno dei talenti più luminosi del territorio, con un lungo curriculum di eventi, campagne ed esposizioni alle spalle, fra cui gli scatti con Denny Mendez e, recentissima, una mostra collettiva al MARCA di Catanzaro presieduta da un comitato tecnico che vede al suo interno il direttore dei Musei di Milano Domenico Piraina. Fazio racconta in esclusiva la sua esperienza professionale e artistica, fra incontri importanti, incarichi di prestigio e un legame con una terra che è sfida e ispirazione al tempo stesso.

Qual è l'intersezione fra fotografia pubblicitaria e arte, e in che modo si esplica nella tua visione e nella tua produzione?

Il legame tra fotografia ed arte è naturalmente molto stretto ed è fonte di grande ispirazione. Riferendomi alle foto di food, per esempio, spesso ci si ispira alle nature morte dei fiamminghi, o a quelle di Cezanne o al Caravaggio. Per me comunque è molto più significativa la pittura moderna, in particolare quella astratta (Pollock, Rochko, Yves Klein, Malevich, Lisinsky ed altri) poiché osservandone le opere, oltre a percepirne l’equilibrio cromatico e compositivo straordinario, mi danno la sensazione di poter andare oltre la tela stessa, (al contrario dell'arte classica che racchiude) ed è questa sensazione, con le dovute proporzioni, che cerco di ritrovare nei miei lavori.Tanto che mi piace dire che “sento” che la foto è completata, non che la “vedo” completata.

Tu sei stato protagonista, dietro l'obiettivo, di molte campagne pubblicitarie nazionali, fra cui ad esempio quella del caffè con l'attrice e modella Denny Mendez. A quale sei più legato, per ciò che ha rappresentato per te come esperienza artistica?

L’esperienza con Denny è stata esaltante, sia per il lavoro in sé, avendo avuto piena libertà creativa, sia dal punto di vista umano, poiché Denny, dalla professionalità impeccabile, è davvero una ragazza molto cordiale e da subito si è instaurato un rapporto amichevole che ancora oggi continua.
Dover scegliere una campagna pubblicitaria fra tante non è semplice, ma ricordo con molto piacere quella per un mobilificio con la head-line: “Mobili Turco peccato non possederli” con direzione creativa dello studio Luigi Imbrogno. La foto ritraeva quattro “suore” che guardavano con rammarico un divano dalla linea molto moderna. La foto fu realizzata in studio e gli abiti cuciti per l’occasione da una costumista (senza che avessero nessun richiamo ad ordini ecclesiastici), mentre le protagoniste erano scelte tra le conoscenze ed una era proprio la sarta. La campagna fu a diffusione regionale, con manifesti murali di 6x3 metri e quotidiani e settimanali. Sul set furono presenti anche parrucchieri e truccatori, team necessario per ottenere i risultati attesi.

L'8 luglio hai partecipato a una mostra collettiva al MARCA di Catanzaro insieme a Mario Naccarato e Nicola De Luca, con un comitato tecnico di prestigio di cui faceva parte anche il direttore dei Musei di Milano Domenico Piraina. Potresti illustrarci il progetto?

In concomitanza del concorso per giovani designer calabresi, ho esposto al Museo d’arte moderna MARCA di Catanzaro alcune foto, facenti parte di un progetto realizzato qualche anno fa, dal titolo “Natura Innaturata”. Il concept è l’inquinamento della plastica e degli imballaggi. Giocando sulla metafora che tale inquinamento ci sta “avvolgendo” ho letteralmente avvolto e fasciato oggetti e persone con plastica nera e fotografati su fondo nero.
Questa scelta è prettamente fotografica, poiché è solo attraverso il sapiente dosaggio della luce che si possono evidenziare forme e materia dei soggetti fotografati. Anche i volti sono stati coperti o dalla plastica stessa o da maschere, questo per non apparire riferiti ad un singolo individuo, ma ad una situazione più generale. In ogni foto, tuttavia, appare un particolare naturale (una mano, una foglia, un pomodoro), questo per significare, a mio parere, che la natura così dall’uomo martoriata, vincerà sempre e ci si salverà. Questo stesso progetto è stato esposto ad Asti, Roma e Lamezia. Attualmente è in mostra alla sede di Catanzaro della Banca Montepaone.

Cosa ha significato per te fare il fotografo pubblicitario partendo da Lamezia, qual è stata la tua formazione e cosa consiglieresti a un giovane che da qui voglia intraprendere questa strada?

Scegliere di fare il fotografo pubblicitario a Lamezia, in una regione complicata, è una sfida che ho affrontato con grande determinazione e convinzione, mosso dalla grande passione verso la fotografia, tant’è che ancora oggi, dopo tanti anni di professione e di ricerca artistica, ne sono innamorato come se avessi iniziato appena da un anno. La mia formazione è pressoché da autodidatta, ma la svolta importantissima, è aver conosciuto e frequentato nel suo studio il grande fotografo milanese Ezio Frea, considerato il numero uno nel food e nello still-life nella Milano da bere di quegli anni. Tra i suoi cliente Star, Coca-Cola, Stanley, e collaborazioni con le più importanti agenzie: Mac Arickson, Sutchi and Sutchi, Pirella etc. Ad un giovane che volesse intraprendere questa professione direi di seguire la propria passione ed essere sensibile verso le arti, con una dose di umiltà nei confronti del proprio operato e grandi dosi di sacrificio. Ancora oggi dopo tanti anni di fotografia, in ogni singolo progetto metto in discussione le mie scelte per cercare sempre di ottenere quel risultato che mi fa “sentire” di aver fatto una buona foto.

Giulia De Sensi

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