
Lamezia Terme - Al secondo piano del Palazzo di giustizia di Lamezia, nella stanza che sovrintende tutto il resto dello stabile, si riempiono gli ultimi scatoloni. C'è aria di partenza per l'inquilino più noto. Dopo 42 anni di attività, il presidente del Tribunale, Bruno Brattoli oggi, 15 settembre, conclude il suo lavoro. Romano, 68 anni, gli ultimi 8 di una prestigiosa carriera trascorsi nella città della Piana dove ha anche stabilito ormai la sua residenza. "Al di là dell'aspetto formale, otto anni passati a Lamezia non li dimenticherò. Mi sono trovato benissimo, la città mi ha accolto fin dal primo giorno, facendomi sentire a casa e per un giramondo come me, non era scontato".
La ritiene una missione quella del magistrato?
“Le missioni, le vere missioni, le fanno i padri cappuccini, le suore e i medici. I magistrati non devono fare missioni. Devono essere assolutamente dei servitori dello Stato, nel senso tradizionale, e alti funzionari dello Stato. Questi devono essere; non debbono ritenere di dover provare ad aggiustare e risolvere tutti i problemi".
Come immagina questa città da qui ai prossimi anni? Lei che da domani sarà un illustre cittadino comune. Una città con tante vicissitudini: scioglimento del Consiglio comunale, problemi che lei conosce benissimo quali la presenza della criminalità organizzata e quant'altro. Come guarda questa città di frontiera che ha in sé tante potenzialità?
"Io credo che Lamezia ha in sé tutti gli elementi per poter continuare sempre di più a crescere dal punto di vista dei rapporti interpersonali; è una città con un fermento culturale che raramente io ho visto in altre realtà, oltre che come rapporti umani assolutamente di prim'ordine. Come me la immagino? Se potessi sintetizzare direi: deve continuare ad essere Lamezia e avere ancora di più coraggio. Perché la parola coraggio serve in questa terra, non consentendo che una piccola minoranza di persone che hanno deciso di vivere la propria vita in una maniera diversa rispetto al vivere civile, possa essere sempre più relegata ai margini. Una minoranza che però stenta a scomparire. Io ho cominciato nel periodo delle Brigate rosse; avevo una profonda convinzione che quel dramma che abbiamo vissuto tutti noi italiani in quegli anni, e che erano omicidi in serie: sindacalisti, giornalisti, magistrati, forze dell'ordine era di una virulenza terribile. Ma trattandosi di un fatto, diciamo così, circoscritto che sembrava invincibile, non aveva il consenso della cittadinanza, né il consenso convinto e né quello coatto. Una cosa che spesso molti dimenticano. Perché le azioni malavitose sono al contrario raffinate, subdole, ‘se sei d'accordo bene se non sei d'accordo ti facciamo essere d'accordo’. Quindi, io ero certo di questo, ovvero che lo Stato avrebbe trovato in sé gli strumenti per porre fine ad una stagione di sangue. E infatti è stato così: con molta fatica, con molti lutti. Invece, con le organizzazioni mafiose in generale, non deve esserci esclusivamente un'attività repressiva o indagini di polizia. No. Quello potrà portare e ha portato negli ultimi decenni a risultati eccezionali, ma non si vincerà la battaglia contro le organizzazioni malavitose fino a quando non si realizzeranno due cose. La prima è che la cittadinanza abbia la conoscenza e la consapevolezza della necessità di vivere nelle regole. Di pari passo, però, ci deve essere una presenza dello Stato a fianco dei cittadini. Perché a nessuno si può chiedere un coraggio "ultra vires", siamo tutte persone normali. Lo Stato deve essere a fianco, nella tutela, ma lo Stato deve anche risolvere quei problemi di carattere sociale, lavorativo, di rapporti interpersonali, assicurando i vari servizi, perché così sempre di meno viene la necessità da parte delle persone di rivolgersi alla criminalità per ottenere scorciatoie o comunque agevolazioni che spettano allo Stato assicurare al cittadino che non deve andarseli a cercare. Può sembrare un'utopia, ma non lo è, perché lo Stato ha questo compito. Sei i cittadini di Lamezia avranno servizi adeguati, se si sentiranno tutelati, se riusciranno a capire che la via maestra è quella delle istituzioni, quelle sane, allora probabilmente il futuro sarà più roseo".

Dopo le vicissitudini degli anni passati con la paventata chiusura, che Tribunale lascia e come sarà il futuro di questo presidio?
“È di tutta evidenza che lascio un Tribunale, sia il personale amministrativo che i colleghi magistrati, di una grande preparazione. Ci sono stati eccellentissimi rapporti con le forze dell'ordine che sono il vero presidio di legalità. La dimostrazione di questo, faccio un esempio, è che Lamezia è una delle 12 città a livello nazionale con un Gruppo dei carabinieri. Che significa anche una grande attenzione dello Stato verso una grande realtà. Per quanto riguarda il consolidamento del Tribunale, storicamente Lamezia sconta un turn over di magistrati molto marcato. Questo dovuto essenzialmente perché in gran parte sono giovani giudici che vengono normalmente di prima nomina, ed è di tutta evidenza che, essendo giovani, prima o poi inevitabilmente tendono ad andare via. Siamo riusciti ad ottenere un aumento di organico che in questo contesto storico non è cosa di poco conto: si passerà da 15 a 17. Un segnale che è stato dato verso questo territorio. Sulla soppressione vorrei aggiungere che c'era stata un'idea di una parte del ministero di sopprimere alcune sedi in Italia, in una riforma della geografia giudiziaria che per alcuni poteva sembrare più confacente. Ma è prevalso nello Stato e quindi negli organi decidenti, la convinzione che Lamezia era strategica e non poteva essere soppressa. Quindi io sono venuto qui, con piena convinzione, perché sennò sarei stato anche un improvvido. Potevo andare in altre sedi, e vado a scegliere proprio quella che sopprimono? Quindi, apprezzabilissima la battaglia per il Tribunale però adesso, e in futuro, diamo per scontato che per Lamezia non c'è alcun segnale di soppressione e cerchiamo anzi di dare sempre l'immagine di una realtà che lavora. Faccio mie le affermazioni dell’ex ministro Orlando, ‘Lamezia Terme ha un livello di assoluta eccellenza’".
Antonio Cannone
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