
Lamezia Terme - Contagi in calo a Lamezia così come i ricoveri presso il reparto Covid dell'ospedale cittadino. Per fare il punto sulla situazione attuale e per affrontare il tema tanto discusso relativo al vaccino Astrazeneca e alla seconda dose, abbiamo ascoltato il parere del dottor Gerardo Mancuso, responsabile del reparto Covid nonché vicepresidente nazionale della Società italiana di Medicina interna. "C'è una notevole discesa della curva - afferma Mancuso - soprattutto in queste ultime tre settimane abbiamo avuto un crollo del 90 per cento degli accessi e dei ricoveri in reparto Covid".
Qual è la tipologia di accessi in questo momento?
"In questo momento gli accessi sono di pazienti più giovani rispetto alla prima fase. L'età media si è abbassata. Cioè di quelli che si sono ricoverati. In questo momento al reparto abbiamo solo tre ricoveri".
Qual è il suo giudizio su quanto sta accadendo in relazione alla somministrazione del vaccino Astrazeneca e all'eventualità di procedere con la fase eterologa? Qualche consiglio per i giovani?
"La confusione nasce dal fatto che in tutta questa storia il nostro Paese come altri Paesi non ha seguito le regole della Scienza. Vediamo per esempio la Gran Bretagna alla quale si è accodata poi l'Italia. Quando si registra un farmaco, tale registrazione è possibile se viene presentato uno studio clinico che deve dimostrare l'efficacia e la sicurezza. Per il vaccino Astrazeneca è stato fatto uno studio che è stato pubblicato e che dimostra l'efficacia e la sicurezza".
Quali sono i parametri che entrano nello studio?
"Ad esempio, l'età è un parametro dello studio, in riferimento poi alla prescrizione. Mi spiego meglio: il vaccino Astrazeneca ha arruolato pazienti con età superiore ai 60 anni e tutto quello che è stato verificato in termini di efficacia e sicurezza, riguarda questa tipologia di pazienti, Tant'è che era questa l'indicazione quando uscì l'Astrazeneca, cioè: deve essere somministrato a pazienti con età superiore ai 60 anni. Poi la Gran Bretagna prima di tutte e poi a seguire l'Italia, hanno pian piano abbassato l'età. Ovviamente se noi abbiano differenze di età rispetto ai parametri che c'erano nello studio, non sappiamo cosa succede. Perché noi abbiamo contezza, leggendo lo studio, di quello che accade nei pazienti arruolati in quello studio effettuato. Quando si è ridotta l'età, abbiamo trovato delle differenze; abbiamo notato un maggiore rischio di trombosi nei giovani, man mano che si abbassava l'età comparivano più eventi avversi. Questo il motivo per il quale è stata sospesa la seconda dose con pazienti di età inferiore ai 60 anni".
Questo perché non si è tenuto conto delle iniziali indicazioni?
"Esatto, perché non si è seguita la scienza. Perché se lo studio era relativo a pazienti superiori a 60 anni noi non potevamo arruolare pazienti con età più bassa. Lo abbiamo fatto sulla base anche di supposte evidenze però questo ha comportato un aumento degli eventi avversi. Adesso cosa è successo, che questi pazienti che hanno fatto già la prima dose, non potrebbero fare la seconda perché adesso si è ritornati al concetto dello studio iniziale e quindi non si somministrano più a pazienti con età inferiore ai 60 anni. Si è tornati quindi alla visione scientifica, però ci sono molti giovani che hanno fatto la prima dose e adesso devono fare la seconda".
E quindi ora come ci si comporta?
"Poiché la seconda dose devono farla, perché i giovani sono particolarmente vulnerabili alle varianti più aggressive, non potendo essere più Astrazeneca deve essere un altro vaccino. Questa forma ibrida di vaccinazione non è stata scientificamente tarata, ma in passato per l'ebola e altri virus, abbiamo fatto questo tipo di vaccinazione ibrida che funziona molto bene. Anzi, pare che dia una risposta immunitaria più ampia. Quindi, conviene fare la seconda dose e conviene fare la dose ibrida con Pfizer o Moderna, ma verrà proposto soprattutto Pfizer".
Antonio Cannone
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