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Lamezia Terme - Nella campagna di vaccinazione un grande contributo si sta rivelando quello offerto dai medici di famiglia, profondi conoscitori del tessuto sociale cittadino e capillarmente presenti sul territorio. A Lamezia sono tanti quelli che hanno aderito all'appello per una fattiva collaborazione per meglio affrontare l'emergenza Covid e dare una decisiva svolta alla programmazione vaccinale fin dallo scorso dicembre. Fra questi, il dottor Franco Venturen uno dei primi a proporsi.

Dall'arrivo dei vaccini ad oggi, un periodo impegnativo che l'ha vista protagonista. Può tracciare un bilancio e quali sono stato i riferimenti sul territorio?

"Le cose sono andate abbastanza bene. Diciamo che ho avuto sicuramente una buona risposta dal Centro per la prevenzione, a cominciare dal dottor Caparello e dalla dottoressa Cristiano. Mi hanno messo fin da subito a disposizione degli infermieri e, da questo punto di vista, niente da dire".

Ci sono stati, o ci sono punti critici?

"Guardi, avrei voluto un maggiore interessamento per quanto riguarda l'approvvigionamento dei vaccini, quando servono. Ecco, qui ho riscontrato invece un punto un po' dolente. Perché ogni volta sembra che debba fare un pellegrinaggio per avere le dosi. Nessuna obiezione in particolare, perché so che alla farmacia ospedaliera si fa un grande lavoro. Il dottore Aloe è una persona squisita. Però chiaramente se il sistema non ci mette in condizioni di operare nel miglior modo possibile con le forniture, iniziano ad affiorare i disagi per chi come noi medici siamo quotidianamente a contatto con gli assistiti. Guardi, a volte dico che ci potrei pensare una seconda volta prima di mettermi in un'avventura del genere perché non avere i vaccini quando servono diventa davvero un problema. Devo avvisare le persone il giorno prima a volte. E ovviamente non tutti sono disponibili a venire. Cioè, non ho la certezza di quali vaccini mi danno, quanti me ne danno, etc."

Lei quindi suggerisce una migliore organizzazione?

"Assolutamente sì. Questa senz'altro è la cosa principale. Io ci metto tutto il mio impegno, il mio studio è a disposizione. Però vorrei che non sembrasse un favore personale ogni qualvolta mi riforniscono di vaccini".

Come è stata accolta la possibilità di potersi vaccinare dal proprio medico di fiducia? E' gradita questa opportunità o ci sono ritrosie?

"La risposta è stata buona. Devo dire che ho avuto un'ottima risposta. Anche da soggetti al di sotto dei 60 anni. Davvero una risposta positiva. Il mio impegno sta continuando e, ripeto, spero non ci siano intoppi nell'approvvigionamento per non interrompere quanto avviato fino ad oggi".

Ha somministrato tutte le 4 tipologie di vaccini? Come giudica l'andamento generale della campagna di vaccinazione nel nostro Paese?

"Io ho somministrato soprattutto Pfizer e Astrazeneca. Per quanto riguarda la seconda parte della sua domanda dico che avrei preferito avessero prestato più attenzione a noi medici di famiglia, perché se avessero dato a noi i vaccini che ci servivano, noi avremmo già soddisfatto tutta la popolazione nazionale, perché chiaramente sono pazienti che sono in carico a noi. Tutti. Quindi, non vedo l'utilità di questi hub o Centri vaccinali e sento ora che li vorranno chiudere per interessare i medici di famiglia. Ma, questa è una cosa che già facciamo. Però, ribadisco devono supportarci di più. Mandarci i vaccini in studio, riempire i nostri frigoriferi senza farci perdere un sacco di tempo, chiedere se se ci sono, non ci sono, quanti ne possiamo avere, quali etc. Noi ci mettiamo tutto il nostro impegno, però vogliamo essere messi nelle condizioni di lavorare bene e sempre meglio per dare il nostro contributo e sperare al più presto di uscire da questa emergenza”.

A.C.

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