
Lamezia Terme - "Quando la professionalità incontra l'umanità": il grazie di una paziente alla Medicina Interna di Lamezia. La testimonianza di Mariagrazia, più volte ricoverata all'ospedale Giovanni Paolo II, che esprime gratitudine al professor Gerardo Mancuso e a tutta l'équipe del reparto. "Ci sono luoghi - scrive - che si conoscono soltanto attraversandoli. E ci sono persone che, incontrate nei momenti di maggiore fragilità, lasciano un segno destinato a rimanere. Nel corso degli anni sono stata più volte paziente del reparto di Medicina Interna dell'ospedale Giovanni Paolo II di Lamezia Terme. Ho conosciuto quei corridoi, le preoccupazioni che accompagnano la malattia e la vulnerabilità di tanti che affidano ad altri la propria salute. Ma ho conosciuto anche qualcosa che oggi sento il bisogno di raccontare pubblicamente: il valore di una professionalità capace di non perdere mai di vista la persona".
La Medicina Interna, racconta la paziente: "è una realtà ospedaliera particolarmente complessa. Accoglie pazienti spesso fragili, con patologie molteplici e condizioni cliniche gravi che richiedono competenza, attenzione costante e un'assistenza capace di rispondere a bisogni differenti. È un luogo nel quale la preparazione scientifica e la responsabilità professionale devono necessariamente incontrare la sensibilità umana. Per questo desidero esprimere la mia profonda riconoscenza al Professor Gerardo Mancuso, Direttore della Medicina Interna, per la competenza e il valore del lavoro svolto alla guida del reparto. Il mio ringraziamento si estende a tutti i Medici, agli Infermieri e alle Infermiere, agli Operatori sociosanitari e al Coordinatore infermieristico Vincenzo Landolfi, per tutti Enzo. Ognuno, nel proprio ruolo, contribuisce a un percorso di cura nel quale ogni gesto ha un significato. Perché un reparto non è soltanto un insieme di professionisti: è una squadra nella quale competenze diverse concorrono alla cura della stessa persona. Da paziente ho imparato che curare non significa soltanto affrontare una malattia. Significa anche saper ascoltare, spiegare, rassicurare e rispettare la dignità di chi attraversa un momento difficile. So bene che la sanità pubblica affronta criticità e che la medicina non può garantire sempre la guarigione. Ma proprio per questo ritengo importante riconoscere il valore di chi continua a svolgere il proprio lavoro con responsabilità e umanità".
In un tempo in cui si racconta soprattutto ciò che non funziona, segnala la paziente: "dare voce anche alle esperienze positive non significa ignorare i problemi. Significa contribuire a una rappresentazione più completa e giusta della nostra sanità. Mi auguro che questa testimonianza raggiunga anche le istituzioni, perché valorizzare chi si prende cura degli altri significa tutelare, nello stesso tempo, la dignità dei pazienti e la qualità del servizio pubblico. Non pretendo di raccontare l'esperienza di tutti. Racconto la mia, vissuta più volte dalla parte di un letto d'ospedale. E proprio per questo il mio grazie è consapevole, sincero e profondamente sentito. Grazie al professor Gerardo Mancuso, a Enzo Landolfi, ai medici, agli infermieri e agli operatori sociosanitari della Medicina Interna. Perché la competenza cura la malattia, ma è l'umanità che permette al paziente di non sentirsi mai soltanto la sua malattia".
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