
Lamezia Terme - Nel variegato mondo del sostegno alle fasce deboli e dei senza lavoro, la misura adottata dal Governo oltre un anno fa, vale a dire il Reddito di cittadinanza, i cui primi diciotto mesi sono in scadenza a settembre, evidenzia una complessità di sfaccettature che a prima vista non si percepiscono ma che invece rappresentano il quadro di un provvedimento che, effettivamente, oltre ad allineare l'Italia a tanti Paesi dell'Unione europea, offre l'immagine di una nazione che tende la mano a chi non riesce ad entrare nei circuiti occupazionali anche in virtù della mancanza della materia prima. Ovvero, il lavoro che in altre latitudini è più facile trovare. In Calabria, i dati parlano di circa 129.000 beneficiari di cui la metà dei percettori (65.000) assegnatari della carta di credito. In particolare, nella città di Lamezia Terme al 27 febbraio(ultimo dato disponibile pre-Covid) i possessori di carta sono circa 2400 e i beneficiari 6200. In tutto il Lametino (22 comuni) ad oggi i beneficiari sono 9600 circa. E' doveroso per chi legge, spiegare le differenze e le apparenti discrasie dei numeri.
Assegnatario di carta e beneficiari
L'assegnatario della “famosa” Carta prepagata gialla è il cosiddetto Richiedente. Colui ciò che fa domanda per avere il Reddito di cittadinanza e che gli viene concesso. Tuttavia, è possibile (come si evince dai numeri) che il Richiedente abbia in carico il resto della famiglia: moglie, figli, altri. Ergo, nei fruitori del Reddito di cittadinanza rientrano anche questi soggetti e pertanto il numero complessivo aumenta. Ricapitolando: a Lamezia dunque ci sono 2400 possessori di carta di credito e i beneficiari sono 6200. Cioè, interi nuclei familiari che sopravvivono grazie al Reddito di cittadinanza percepito dal capofamiglia. Con obbligatorietà, per quest'ultimo e per i maggiorenni non esonerati o esclusi, di sottoscrivere il cosiddetto Patto del lavoro presso il Centro per l’impiego se non già presi in carico dai Servizi sociali. Poi ci sono categorie che non sono tenute a sottoscrivere il Patto. E sono: minorenni, studenti in corso, disabili, ultra 65enni e quanti hanno carichi di cura per disabili gravi o minori di tre anni. Esclusi dal prendere parte al percorso Rdc sono anche coloro che risultano occupati. Fino ad un reddito di 8.140,00 euro l'anno per i dipendenti e 4.100,00 per gli autonomi costoro mantengono lo stato di disoccupazione.Esistono due piattaforme informatiche che si occupano della gestione del Reddito di cittadinanza. Gepi e Sil regionale. La prima è quella relativa ai Servizi sociali dei Comuni. La seconda è regionale. Su entrambe confluiscono tutti i beneficiari della regione.
I Puc e la “fase 2” del Reddito di cittadinanza
“In Calabria - evidenziava prima del Covid il Direttore generale del Dipartimento Formazione, politiche sociali e lavoro della Regione, Roberto Cosentino - i Puc (Progetti utili alla collettività) sono ancora nella fase embrionale, d'altronde come in tutte le regioni". I Puc, per intenderci, sono quei progetti verso i quali dovrebbero essere indirizzati i percettori del Reddito di cittadinanza per svolgere lavori assegnati dai Comuni. Il Decreto è stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale a metà gennaio scorso. “Piuttosto - evidenzia altresì Cosentino - funziona bene la misura dei cosiddetti tirocini con gli Enti pubblici, gli uffici giudiziari etc, e che interessano oltre 7mila soggetti per un ammontare di 100mln di euro. Tirocini che prevedono anche il conseguimento dell'attestato di qualifica”. I Puc, tuttavia, aggiungiamo noi, anche se aprono la cosiddetta “fase 2” del Reddito, hanno un limite che è quello di non essere comunque uno strumento di politiche attive. Altra cosa rispetto all'assegno di ricollocazione sul mercato del lavoro, laddove, evidentemente, un soggetto riesce appunto a ricollocarsi.
In conclusione, una misura quella del Reddito di cittadinanza, necessaria per molte famiglie in attesa di una svolta politica in tema di lavoro e occupazione che possa dare certezze e non precarietà. Inoltre, un dato salta forte agli occhi e che in un certo senso disorienta gli osservatori. Parliamo degli indicatori che sono sempre una spia di ciò che accade e misurano gli andamenti economici e sociali di una comunità e che devono far riflettere. In Calabria, per esempio, i dati Istat “narrano” del 30% di famiglie in povertà. Ma solo il 7% di queste famiglie è beneficiario del Reddito di cittadinanza. E il restando 23 per cento che fa? La risposta, probabilmente, sta nel sommerso, nel lavoro nero e quant'altro. La soluzione nelle mani di chi governa i processi di sviluppo e quindi alla politica in primis, che dovrebbe creare occasioni di lavoro stabili e durature, senza scadere in facili e demagogici proclami.
Antonio Cannone
© RIPRODUZIONE RISERVATA