
Lamezia Terme - Un momento di incontro e di ricognizione sulle problematiche del mare, l’evento “Quando il mare si ammala. Salute a rischio e territori in crisi”, voluto dall’associazione “Uniti per il Golfo di Sant’Eufemia”, un insieme di realtà presenti sul territorio coalizzate per dare una risposta alla situazione sempre più cogente dell’inquinamento costiero, problema annoso che compromette gravemente il turismo del lametino e la salute pubblica.
Chiamati a intervenire dalla rappresentante dell’associazione Anna Rosa, tre esperti che hanno sviscerato il problema nei suoi tre aspetti: Andrea Dominijanni, dirigente medico dell’Azienda Sanitaria “Dulbecco” e segretario provinciale Legambiente si è occupato dei danni dell’inquinamento all’ambiente; Giuseppe Furgiuele, referente del Piano Regionale della Prevenzione ha trattato l’aspetto medico-sanitario; infine Armando Zalli, componente regionale FIBA Confesercenti, si è espresso rispetto alle ripercussioni sul turismo.
Un quadro molto preoccupante quello emerso, e non solo a livello locale, laddove il Mediterraneo – “uno degli ecosistemi a maggiore biodiversità marina presenti sul pianeta”, secondo Dominijanni – risente ormai in maniera massiva di problemi come il cambiamento climatico, l’inquinamento da materiali plastici – “8 milioni di tonnellate di rifiuti sparsi nelle acque di tutto il mondo” – il sovrasfruttamento della pesca intensiva e la diffusione di specie aliene, tutto nonostante le contromisure prese ultimamente dalla Comunità Europea e a anche dall’Italia. Problemi che richiederebbero, secondo Furgiuele, “una presa di coscienza comune”, ovvero cambiamenti nel nostro modo di concepire il sistema legato all’agricoltura, all’allevamento, alla produzione alimentare, che produce gran parte dell’inquinamento attraverso la liberazione di gas serra e la diffusione di microplastiche dal packaging degli alimenti processati. Dunque cambiare la nostra alimentazione in un’ottica di stagionalità e di minor consumo di carni, spingendo il mercato ad adeguarsi attraverso una serie di azioni mirate.
Dal punto di visto turistico, arriva la notizia da Zalli della possibile proroga di 5 anni delle concessioni demaniali, problema che pure affossava il settore. “Ma è ancora da vedere, e la situazione è critica”, spiega l’esperto, che sottolinea la mancanza di servizi e di rete fognaria sul Lungomare Falcone-Borsellino, e il calo del 20% sulle prenotazioni rispetto allo scorso anno con pioggia di disdette. Sarà dedicata interamente alla situazione locale l’ultima parte dell’incontro, con le conclusioni di Enrico Cataneo di MareVivo e numerosi interventi dal pubblico, che sottolineano fra l’altro l’inefficienza del sistema di depurazione, nuclei abitativi non collettati, agricoltura intensiva sulle coste. Interventi come quello dell’imprenditore Antonio Stillitani che spiega come “molte strutture sono già aperte, ma le spiagge sono ancora piene di spazzatura. Vero che a Lamezia ci sono solo tre Lidi, ma con il mare in queste condizioni non c’è da stupirsi. Ormai ogni anno i gestori si affannano a cercare clienti nuovi da nuove nazioni, da illudere con promesse di mare cristallino che non riusciranno a mantenere, perché non riescono a fidelizzare quelli venuti l’anno precedente. Il Golfo si trova a un punto di non ritorno, e se non risolviamo i nostri problemi pratici e amministrativi con l’intervento della politica nei prossimi due anni, siamo destinati al fallimento”.
Giulia De Sensi
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