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Lamezia Terme - Una cittadinanza numerosa e partecipe ha assistito anche quest’anno alle celebrazioni per la festività dei Santi Pietro e Paolo che si sono svolte in Cattedrale con la tradizionale consegna ai Patroni del plastico della città da parte del Sindaco, alla presenza delle autorità civili, religiose e militari. Mascaro ha compiuto il gesto simbolico “in segno di devozione e di fiducia” nella protezione dei due “Principi degli Apostoli” chiedendo loro di “restare vicino ad ogni figlio di questa città” per la quale è stato invocato “il beneficio dell’onestà” e “la protezione dall’ingiustizia e da ogni male”.  All’insegna della necessità di fiducia, in Dio e nel prossimo, anche l’omelia del vescovo Cantafora, che ha espresso il bisogno di testimoni credibili, capaci di “coerenza nel parlare e nell’agire” per il bene delle persone, “soprattutto dei più poveri”. Un discorso, quello sugli ultimi, ripreso da Cantafora al termine della processione: nel momento culminante della festa, il Vescovo ha ricordato come entrambi i Santi Patroni siano stati ospiti in terra straniera e come anche San Paolo sia stato naufrago “nello stesso tratto di mare che oggi uomini, donne e bambini tentano di attraversare trovando spesso la morte”. Un pensiero sull’accoglienza, dunque, ma anche “per tutti i lavoratori e le lavoratrici di Lamezia, e per chi un lavoro non ce l’ha”. Poi per le famiglie, ricordando i “bellissimi scritti di Paolo in proposito”, chiedendo infine un’accorata, affettuosa intercessione. La stessa cosa viene chiesta da Mascaro, il quale auspica che Lamezia, in questo momento di difficoltà, possa “essere condotta su una strada diversa”, “voltare pagina”, conoscere un futuro nuovo: “Chiedo per i giovani la fiducia di alzare lo sguardo e vedere un cielo limpido, che la strada di chi ha scelto di delinquere possa mutarsi in una strada d’aiuto e di solidarietà”.  Viene chiesto infine ai Patroni di “darci la forza di superare ciò che accade nel presente”, un pensiero personale, rivolto però a tutti i Lametini.

Giulia De Sensi

Il messaggio del Vescovo: “Maggiore giustizia e legalità senza scusanti”

“Lamezia Terme ha bisogno di testimonianze di fede in Dio e di fiducia tra il popolo. Come gli apostoli Pietro e Paolo, proprio perché diversi tra di loro, anche noi siamo chiamati a testimoniare lo stesso sforzo di dialogo e, se serve, di reciproca correzione fraterna. L’oggi ci spinge a testimoniare anche una maggiore giustizia e legalità per la sicurezza pubblica e sociale della nostra città, senza scusanti e senza deleghe solo agli “addetti ai lavori”. La città ha bisogno di pace e non di scontri ad arte. Ha bisogno di collaborazione tra soggetti diversi, tra pensieri diversi, tra aspettative diverse, perché l’interesse più alto è quello delle persone, soprattutto dei più poveri”, lo ha affermato il Vescovo di Lamezia Terme Luigi Cantafora, nel corso della concelebrazione eucaristica della solennità dei Santi Pietro e Paolo, patroni della città e della diocesi lametina. Nel messaggio rivolto alla città e alla Diocesi a conclusione della processione, il vescovo ha sottolineato il legame tra la vita dei due Santi Apostoli e le grandi questioni del nostro tempo, dalle migrazioni alla povertà alla mancanza di lavoro.

I santi apostoli Pietro e Paolo - ha ricordato il presule – “sono stati discepoli di Cristo, ci ricordano  che la nostra vita è un discepolato, una sequela, un cammino verso la stella polare che è Cristo”. Gli apostoli furono migranti e accolti in terre straniere, un fatto che - ha sottolineato Cantafora – “ ci fa ripensare alle migliaia di uomini, donne e bambini che ancora in quest’ultimo anno, disperati, hanno tentato di attraversare con mezzi di fortuna le stesse acque. Molti, purtroppo, hanno incontrato la morte.  L’esperienza di dolore e di speranza di questi nostri fratelli ci ricorda  come dice Papa Francesco che siamo tutti stranieri e pellegrini su questa terra, accolti da qualcuno con generosità e senza alcun merito”. I santi apostoli “erano vicini ai poveri con occhi cristiani, nelle loro possibilità ma anche nelle loro povertà e nei loro bisogni. Essi donavano il Vangelo, parola di Dio, ai fratelli bisognosi di beni materiali e spirituali”. Sul tema del lavoro, il Vescovo lametino ha ricordato che “Pietro e Paolo conoscono cosa è il lavoro, hanno lavorato per mantenersi: il primo come pescatore e l’altro come acconciatore di pelli. Non hanno gravato sulle comunità, ma hanno vissuto del lavoro delle proprie mani. Conoscono il peso e anche l’importanza del lavoro che è collaborazione al disegno di Dio per la salvezza del mondo. Li invochiamo per tutti i lavoratori e le lavoratrici di Lamezia, ma anche per chi un lavoro non ce l’ha. Per tutti è la mia preghiera, l’interessamento e la vicinanza”.  Il vescovo ha affidato ai santi patroni della Chiesa lametina le famiglie e i giovani che portano nel cuore il desiderio di famiglia, ricordando che “il vangelo è la buona novella dell’amore divino che si fa messaggio di donazione e di delicatezza verso gli altri, di fiducia e di perdono tra i componenti di ogni famiglia. I santi Pietro e Paolo hanno predicato quell’amore che travalica ogni persona, ogni famiglia, ogni Chiesa.”

L’invito di Cantafora ai fedeli della città e della diocesi “con l’aiuto dei nostri santi a resistere fermi nella nostra fede, perché non c’è situazione di vita in cui non possiamo sentire la forza e la tenerezza della vicinanza dei nostri Santi con noi. Anche nelle difficoltà, proprio per poterle superare, restiamo fermi e ancorati nella speranza.”

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