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Lamezia Terme – Riceviamo e pubblichiamo una nota di padre Valerio di Trapani, direttore Caritas Diocesana Lamezia Terme, in risposta ad un nostro blog.

“Ho letto con un certo disappunto l’articolo apparso sabato scorso sulla testata da lei diretta, a firma di Giovanni Iuffrida, dal titolo “Meno Caritas più diritti”. Fatico a comprendere le espressioni usate nell’articolo per descrivere l’attività svolta dalla Caritas e mi domando a quale Caritas faccia riferimento l’autore quando parla di assistenzialismo, buonismo e addirittura arriva a parlare in modo del tutto improprio e offensivo di “mafia dell’assistenzialismo”.

Condivido con il sig. Iuffrida la necessità di intervenire sul sistema del welfare pianificando un sistema coordinato di azioni che, tra le altre cose, prevedano un reddito di inclusione sociale e tutte le misure necessarie per promuovere la piena autonomia economica e sociale di ogni persona. Trovo offensivo, però, il modo in cui l’autore dell’articolo parla della Caritas di fronte centinaia di volontari che ogni giorno, nella nostra Caritas Diocesana e in quelle di tutta Italia, mettono cuore, mente e braccia a servizio degli ultimi, di quelli che la società dimentica e tante volte fa finta di non vedere.

La differenza tra il nostro approccio e quello da espresso dal sig. Iuffrida sta nel fatto che noi crediamo che la società di oggi abbia bisogno di cuore e tenerezza, prima ancora che di una efficiente organizzazione di servizi. Crediamo che la solitudine sia un male ancora più grande e difficile da curare della mancanza di pane e di lavoro. Di fronte a uomini e donne segnati dalla sofferenza, solitudini e fragilità di vario tipo, “farsi prossimo” è il primo atto che siamo chiamati a compiere, come uomini prima che come cristiani. Poi il tutto il resto deve farlo chi di competenza e noi con generosa disponibilità daremo volentieri una mano. Io non sono buonista (sarebbe la prima volta in vita che dicono questo di me) e neanche buono: sono una persona che preferisce non rimanere cieco e sordo davanti alle sofferenze del prossimo. Forse l’autore dell’articolo ritiene che al prossimo in difficoltà serva scrivere impietosamente giudizi, piuttosto che braccia operose che accolgono e servono.

Noi come Chiesa che opera nel mondo, continuiamo ad annunciare il Vangelo dell’amore soccorrendo come il Buon Samaritano ogni uomo e ogni donna che si trovano in stato di necessità. Anche quando serviamo pasti, come facciamo ogni giorno, noi annunciamo con umiltà il Vangelo per promuovere il bene integrale dell’uomo. Siamo convinti che di tutto questo la nostra società abbia un forte bisogno”.

 

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