Salta al contenuto principale

foto-spadea-x-articolo_d40ab_38674.jpg

Lamezia Terme - Nella suggestiva cornice del chiostro di San Domenico, sabato scorso, si è tenuto un evento fortemente voluto dall’Associazione Archeologica Lametina per onorare la memoria del dott. Roberto Spadea. L'incontro, carico di emozione, ha visto la partecipazione di numerosi allievi, colleghi e amministratori che, negli anni, hanno condiviso con lo studioso l'attività di ricerca nel territorio. Ad aprire i lavori è stata la dott.ssa Bruni, attuale direttrice del Museo Archeologico Lametino, che ha ricordato il ruolo cruciale di Spadea nella fondazione dell'istituzione museale stessa. A seguire, il Presidente dell’Associazione Archeologica Lametina ha ripercorso gli esordi dell'archeologo nel territorio, ricordando le ricerche del 1974 presso la villa romana di Pian delle Vigne, a Falerna.

Nel corso della giornata, i relatori hanno condiviso preziose testimonianze delle loro collaborazioni. Tra questi, il suo ex allievo Alfredo Ruga – oggi funzionario archeologo della SABAP (Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Catanzaro e Crotone) e responsabile per l'area di Lamezia Terme - e l'archeologa Maria Teresa Iannelli, già direttrice del Museo Archeologico "Vito Capialbi" di Vibo Valentia. Quest'ultima ha rievocato una tappa fondamentale della carriera di Spadea: la partecipazione al restauro dei Bronzi di Riace. Un'operazione all'avanguardia per l'epoca, caratterizzata dall'allestimento di un "cantiere aperto" (probabilmente il primo in Italia) che permise al pubblico di assistere dal vivo ai lavori, un aneddoto che ha suscitato grande curiosità tra i presenti.

Sono seguiti gli appassionati interventi dell’archeologa Agnese Racheli, storica collaboratrice giunta da Roma insieme a Mario Noviero, nipote dello studioso, dell'archeologa Anna Maria Rotella e del professor Lucio Leone. Quest'ultimo, membro dell'Associazione, ha voluto ricordare la donazione al neonato museo cittadino dei reperti paleolitici rinvenuti a Casella di Maida da Dario Leone, poi musealizzati proprio da Spadea. L’ex sindaco Doris Lo Moro ha infine evidenziato due pietre miliari per la storia culturale della città: l’inaugurazione del Museo Archeologico e la mostra del tesoro di Terina, definita un evento straordinario e irripetibile.

Pur affrontando tematiche diverse, tutti gli interventi hanno fatto convergere l'attenzione su un punto: Roberto Spadea non è stato solo un eccellente archeologo, ma un vero innovatore. La sua visione si è tradotta nella promozione di una partecipazione attiva e fattiva ai cantieri di scavo, come avvenuto al Castello Normanno di Nicastro, all’Abbazia Benedettina, a Terina e alla chiesa dei Santi Quaranta presso Caronte. Un approccio che, nel tempo, ha coinvolto centinaia di studenti - alcuni dei quali presenti in sala - educandoli all'azione efficace di tutela e al rispetto del patrimonio culturale, inteso come bene di tutta la comunità. Un omaggio così formulato ha già dentro di sé una direzione chiara: ricordare un uomo, ma far sì che quel ricordo diventi anche un invito a guardare Lamezia con occhi più attenti, più consapevoli, più esigenti verso il proprio patrimonio archeologico.

Segui il Lametino
Le notizie di Lamezia e della Calabria, dove preferisci tu.