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Lamezia Terme – Questa mattina nella Chiesa del Rosario, parenti, amici, colleghi e conoscenti si sono stretti in preghiera per l’ultimo saluto a Francesco Ielà, stimato giornalista de il Lametino, scomparso prematuramente all’età di 42 anni. La famiglia, la mamma Santina il papà Alberto e la sorella Elisa, nel ringraziare tutti per la vicinanza, dopo aver acconsentito alla donazione degli organi, offrendo così una speranza di vita ad altri, hanno scelto di raccogliere donazioni da devolvere all’Associazione AIRC (Via Corrodini 7 / Milano C/C postale 307272). Francesco continuerà a vivere anche nei cuori di quanti hanno avuto la fortuna di conoscerlo.

Il ricordo de il Lametino.it

Francesco, per tutti, “Ciccio” era un ragazzo d'altri tempi: serio, educato, mai una sbavatura sopra le righe. Iniziò il suo impegno con Il Lametino quasi vent'anni fa, con una rubrica sull'edizione cartacea dal titolo “Lo sapevi che?”. Ben presto iniziò a collaborare assiduamente in redazione e conseguendo insieme, nel 2009, il tesserino di giornalista. Quante giornate passate in redazione, tra articoli, battute e momenti carichi di tensione. Per me rimarrai sempre quel ragazzo sorridente e dalla battuta acuta. Quel Francesco con il quale condividere la strada a piedi dal lavoro a fine giornata. Buon cammino Ciccio, mi mancherai. (Virna Ciriaco)

Ciccio mio, cosa ci hai combinato. Mai avremmo pensato di dover caricare, sul nostro… sul tuo sito, una notizia così. E invece eccoci qui, a scrivere di te, e fa male in un modo che ancora facciamo fatica a spiegare. Tu non sei stato solo un collega. Sei stato una presenza quotidiana, una di quelle a cui ti abitui senza accorgertene per quanto diventano spontanee e fraterne, pensando quasi che ci saranno per sempre. Invece adesso resta un vuoto enorme, e non solo sulla tua scrivania. Ci hai insegnato molto più di quanto forse hai mai pensato: nel lavoro, nel modo di stare dentro le cose, nell’amore per la lingua italiana, che per te era qualcosa di vero e profondo: eri il nostro vocabolario vivente. Ma rari erano soprattutto il tuo garbo e la tua gentilezza, cose sempre più difficili da trovare oggi. E poi c’era quel tuo umorismo assurdo, tagliente, inconfondibile, rimasto con te fino all’ultimo giorno in cui ci siamo salutati. Avevi una memoria incredibile, ti ricordavi e “ci” ricordavi tutto: le date, le ricorrenze, le occasioni speciali. Mi terrò stretta stretta i nostri momenti insieme…immortalati dalle tante foto.  Ma soprattutto mi resteranno il tuo senso del dovere e l’amore per il tuo lavoro che, fino alla fine, sono stati davvero il motore che ti ha tenuto in vita. Ci mancherai così tanto. L’unica mia consolazione è immaginarti adesso in un “paradiso di fumetti”, con gli eroi Marvel che amavi tanto, o con un “Topolino” tra le mani, immerso in quelle storie che ti facevano brillare gli occhi e di cui parlavamo sempre insieme… (Alessandra Renda)

È difficile racchiudere in poche parole un’anima come quella di Ciccio, che ha saputo abitare il mondo con gentilezza e curiosità. Il suo sguardo mite è stata la cifra distintiva. Non era un uomo di rumore, ma di presenza discreta ed educata, capace di ascoltare gli altri con una sensibilità rara, quasi d'altri tempi. Attento, mai banale e sempre capace di lasciare il segno. Questa stessa dedizione la portava ogni giorno nella redazione de “Il Lametino”, nel suo lavoro, che per lui è sempre stato un impegno vissuto con orgoglio e profondo attaccamento. Una mente mai sazia, cercava sempre di andare oltre la superficie delle cose, attento a quel dettaglio che agli altri sfuggiva, convinto che la cura fosse la forma più alta di rispetto.  Lo vogliamo ricordare con il sorriso di chi ama ciò che fa e la delicatezza di chi sa attraversare il cuore di chiunque abbia incrociato il suo cammino. (Giulia Veltri)

Se in redazione avevamo una certezza, quella eri tu, Ciccio. Ogni giorno, alle 9, puntualissimo, suonava il citofono e arrivavi in ufficio con il tuo passo felpato. Mai un giorno in ritardo. Quando arrivava la fine del turno, però, non volevi mai spegnere il Pc: restavi sempre qualche minuto in più. E poi ci salutavi, uno ad uno: “A domani”. Mai avremmo pensato che quello di mercoledì sarebbe stato il tuo ultimo giorno di lavoro. Un punto di riferimento: memoria storica del giornale, custode della cultura e delle tradizioni della città. Preciso e puntiglioso, hai lavorato con profonda dedizione fino alla mattina di quel tragico giorno. Hai insegnato a tutti noi questo mestiere che, a volte, può essere difficile e scomodo. Mai inopportuno, sempre educato e gentile. Tu, sempre a caccia di notizie, con lo sguardo attento su tutto ciò che accadeva in città, oggi ci lasci orfani di un collega prezioso, di un ragazzo troppo intelligente e per bene con il quale la vita è stata troppo dura. La città e il mondo del giornalismo perdono un cronista e un redattore attento. Noi perdiamo un collega affettuoso e un amico sincero. E ogni mattina, alle nove, io sentirò il suono del campanello, perché ne sono convinta: lo starai suonando, ovunque tu sia! Intanto, noi continuiamo a raccontare ciò che accade in città anche per te. Perché è l’unica cosa che possiamo fare. Ma ora, a chi chiederemo un consiglio? Chi ci correggerà i refusi? Chi ci suggerirà quella parola che non troviamo? Ci meravigliavamo sempre di quanti vocaboli e cose sapessi. In tutti questi anni di lavoro insieme sono tanti gli aneddoti che mi tornano alla mente e che custodirò gelosamente nel cuore. Mi mancheranno le risate, le tue simpatiche battute, la tua voglia di raccontare sempre qualcosa della città e di commentare insieme ciò che accadeva nella vita cittadina, dalla politica all’attualità. Le tue conoscenze spaziavano ovunque. Ammiravamo la tua costanza, la tua dedizione. Quanta fatica e sudore durante la chiusura, a controllare che tutto fosse perfetto prima di andare in stampa. Poi il Covid ci ha tenuti lontani. Eri il primo a non vedere l’ora di rientrare: ti mancava il lavoro. Per te Il Lametino era casa, era famiglia. Ti piaceva scherzare e prenderci in giro: “Vi voglio bene, lo sapete”, ci dicevi poi. Anche noi te ne vogliamo. Certo, non sono mancate le giornate storte, le discussioni. Ma tu, sempre con garbo, eri il primo ad alzarti e a chiedere scusa con una pacca sulla spalla. E anche quando eri preoccupato per la tua salute, il lavoro veniva prima di tutto. Non accettavi l’idea di assentarti. Resterai sempre il mio collega del cuore e racconterò di te a chi verrà come l’anima de il Lametino. Ciccio… fai buon viaggio verso il paradiso. (Ramona Villella)