
Lamezia Terme - Un augurio senza retorica, pieno di concretezza e di sincera commozione, quello di Monsignor Schillaci alla sua Diocesi. Un augurio che si apre con un rendimento di grazie a Dio, ''per tutte le persone incontrate in questi sei mesi, e per quelle ancora da incontrare'': incontri che il mistero stesso della natività insegna a vivere nell'umiltà e nella gioia. ''Occorre lasciarsi alle spalle la tristezza: ci sono tutti i presupposti perché la speranza e la consolazione possano trovare spazio, anche nella nostra città'', continua Schillaci. Il suo pensiero si allarga poi a comprendere la Calabria, l'Italia, l'Europa e il resto del mondo, in un messaggio unico e valido per tutti, quello di ''un Cristo che ci viene incontro, e senza particolare merito, in nome del quale possiamo rivedere il nostro modo di pensare, sentire, agire, con gratuità e generosità, mettendo da parte il nostro tornaconto: dobbiamo costituirci in uno stato permanente di Missione, e non solo operando verso l'esterno. Oggi la Missione ce l'abbiamo dentro. A partire da ognuno di noi. La nostra Missione non dev'essere proselitismo ma capacità di attrarre. Si evangelizza se si è evangelizzati: non posso dire agli altri qualcosa che non vivo, sarei soltanto un ipocrita".
L'unico modo per accogliere davvero, dunque, diventa farsi carico dell'altro: ''Lasciamo più porte aperte, soprattutto per chi non ha niente, non solo nelle nostre case, ma nella nostra mente. Voliamo alto". Questa la conclusione di un discorso a preludio di un nuovo anno che si apre per la scuola di Dottrina sociale della Chiesa all'insegna di un titolo eloquente L'essere presenti''.
Secondo le parole di don Fabio Stanizzo ''presenti nelle scuole, negli ospedali, nei tribunali, tutti luoghi dove avvieremo dei laboratori, cercando di divenire lievito sociale''. Un buon proposito per far emergere le potenzialità della città, di cui pure Monsignor Schillaci parla, sinceramente fiducioso.
Giulia De Sensi

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