
Lamezia Terme - “Stanno continuando e al momento non riusciamo a decifrare bene. È gente che non si fa vedere, continuiamo a ricevere danneggianti alle auto nel parcheggio. E poi altre cose sulle quali però stanno indagando i carabinieri e la procura”. Da noi raggiunto, don Giacomo Panizza conferma il clima di tensione e paura che ignoti, al momento, stanno esercitando nei confronti della Comunità Progetto Sud di Lamezia Terme, in particolare accanendosi contro le auto degli operatori sociali che lavorano all’interno del palazzo confiscato alla mafia in via dei Bizantini. Segnali che portano apprensione nei confronti dei lavoratori impegnati verso soggetti svantaggiati, minori senza genitori e disabili.
Un momento particolarmente delicato questo. In attesa di conoscere lo sviluppo delle indagini, qual è lo stato d’animo al vostro interno?
“I nostri progetti vanno avanti. Siamo compatti sul lavoro. C’è molta dignità, continuiamo a lavorare in modo regolare, con buste paga e tutto. Chi c’è dietro a questi episodi non riesco a decifrarlo. Questi parlano con questi messaggi. Certo, noi abbiamo tanti altri progetti. Non abbiamo solo le cose che si vedono, ma anche le cose che stiamo seminando. Dalle attività sanitarie, a quelle agricole per dare anche lavoro ai giovani, anche con titoli alti. Non è solo un’attività manuale, c’è molta attività strategica, intellettuale. C’è lavoro da aggiungere alla Calabria. Per questo non riesco a decifrare”.
A suo avviso il “messaggio” è alla Comunità nel suo complesso per le tante attività o, nello specifico, a ciò che fate in via dei Bizantini?
“Non saprei. Certamente qui facciamo tante attività. Quella con i minorenni stranieri, quella con il “Dopo di noi”, gente in carrozzina che non ha più nessuno. Lì ci sono otto appartamenti, è un palazzo di quattro piani con due appartamenti a piano. Poi abbiamo altre attività all’interno. Gruppi, la sede regionale del Forum del Terzo settore della Calabria. Insomma, ci sono più cose”.
Può essere un segnale che lancia la criminalità per rispondere alle tante operazioni delle forze dell’ordine, prendendo di mira una Comunità simbolo del riscatto?
“Non vorrei dire una stupidaggine. Non so se questi ragionano in questo modo qua. Certamente a noi ci hanno fatto danni quando non c’era più niente. Solo per dire: ci siamo. Non avete mai pace. Questo è tranquillo, mentre in altri momenti eravamo impegnati in acquisti, per aggiungere attività, per vedere terreni. In questo momento stiamo programmando lavoro, nonostante il freno del Covid noi non ci siamo fermati, stiamo seminando. Non posso raccontare di più perché ci sono indagini”.
Antonio Cannone
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