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Lamezia Terme - Una tragedia che ancora oggi scuote le coscienze dell’intera comunità, la morte bianca di Franco Muraca, operaio scomparso il 7 luglio 2018 dopo la caduta da un’impalcatura in un cantiere a Sambiase. Franco Muraca aveva 56 anni, una vita piena, una famiglia. La più grande delle sue figlie, Giada, che più volte ha voluto ricordarlo, anche come simbolo civile contro l’ingiustizia delle morti sul lavoro, nella Giornata per le vittime sul lavoro ne traccia a distanza di tempo un ritratto accorato, lanciando un appello alle istituzioni e sensibilizzando sul tema importante della sicurezza di chi si trova nell’adempimento del proprio dovere.

Come si convive con un dolore così grande come la perdita improvvisa di un genitore, e come si trova la forza di proseguire il cammino portandone avanti la memoria?

"Non credo esista un modo giusto per convivere con un dolore così grande, soprattutto quando la perdita arriva all’improvviso, in circostanze tragiche come quelle che hanno portato via mio padre. Quando perdi un genitore in questo modo, non perdi soltanto una persona cara: perdi una parte della tua storia, delle tue certezze. La forza, almeno per me, non è stata quella di essere sempre forte. È stata quella di concedermi di essere fragile, di attraversare i momenti più difficili e, nonostante tutto, di trovare ogni giorno una ragione per proseguire. Mio padre continua a vivere nei miei ricordi, nei suoi insegnamenti, nei valori che mi ha trasmesso e in tutto ciò che, grazie a lui, sono diventata. Portarne avanti la memoria significa anche cercare di vivere in modo che il suo passaggio nella mia vita continui ad avere un significato. Non si supera davvero una perdita così. Si impara, lentamente, a convivere con un’assenza che non smette di farsi sentire, ma che può diventare anche una presenza diversa: più silenziosa, ma sempre parte di noi. Vivere nonostante la sua assenza, ma continuare a vivere anche per tutto ciò che lui mi ha lasciato".

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Se dovesse tracciare un ricordo di suo padre, del suo carattere, delle sue passioni, dei suoi ideali, cosa sceglierebbe di ricordare, e cosa le sembra indelebile, anche per la memoria comune?

"Se dovessi tracciare un ricordo di mio padre, partirei da una cosa che per me è fondamentale: non vorrei che la sua storia fosse identificata soltanto con il tragico incidente che lo ha portato via, ma soprattutto con la persona che è stata e con la vita che ha vissuto. Mio padre era una persona che aveva ancora tanto da vivere, tanti progetti e tanto amore da dare. La sua scomparsa improvvisa, avvenuta mentre svolgeva il proprio lavoro, ha lasciato un vuoto difficile da raccontare e una ferita che il tempo non può cancellare. Ma se c’è qualcosa che desidero rimanga davvero nella memoria di tutti, è che dietro quella tragedia c’era un uomo, un padre, una persona con una propria storia, con i suoi sogni, le sue fatiche e i suoi affetti. Una vita che merita di essere ricordata nella sua interezza, non soltanto per il modo in cui si è interrotta. Oggi il mio modo di ricordarlo è cercare di portare avanti i suoi insegnamenti, custodire i suoi valori e fare in modo che il suo nome continui a essere associato non solo al dolore di una perdita, ma anche all’amore, alla dignità e alla bellezza della persona che è stato. Perché mio padre non è soltanto l’uomo che ho perso in un tragico incidente. È, e resterà per sempre, l’uomo che ho avuto la fortuna di chiamare papà".

A distanza di tempo, quale pensa sia l'insegnamento più importante che suo padre le ha lasciato per il futuro, e in cosa le è stato utile?

"Mi ha insegnato, attraverso il suo esempio, che nella vita conta soprattutto il modo in cui si affrontano le difficoltà, la capacità di andare avanti senza perdere i propri valori e di non dare mai per scontato ciò che abbiamo. Questo insegnamento mi è stato utile soprattutto nei momenti più difficili, aiutandomi a trovare dentro di me la forza di proseguire, a credere nelle mie capacità e a cercare di diventare, ogni giorno, una persona di cui lui sarebbe stato orgoglioso".

Volendo lanciare un messaggio alle Istituzioni sul tema della sicurezza sul lavoro, cosa si sentirebbe di dire oggi?

"La sicurezza sul lavoro non è un costo, non è un’opzione e non può essere rimandata. È il valore della vita umana che deve venire prima di ogni altra cosa. Chiedo alle Istituzioni di investire concretamente nella prevenzione, nei controlli, nella formazione e nella responsabilità di tutti coloro che operano nel mondo del lavoro. Non possiamo limitarci a intervenire dopo una tragedia: dobbiamo fare tutto ciò che è possibile affinché non accada". 

Giulia De Sensi

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