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Lamezia Terme - "Quando mi hanno proposto di donare il plasma non ho esitato nemmeno un minuto. Ho accettato mettendomi a disposizione dell'equipe del Centro trasfusionale dell'ospedale di Lamezia perché sapevo che sarebbe stato utile ad altre persone". Gennaro Villella, 44 anni di Lamezia autista di pullman, sposato con due figlie, accetta di raccontare a il Lametino.it, una delle storie più belle che nelle scorse settimane, in piena emergenza Covid-19, hanno tenuto banco in città. Villella, infatti, è il primo paziente lametino per la donazione di plasma iperimmune dopo essere stato affetto da Coronavirus.

Come ha contratto il virus?

"Era il 5 marzo quando con la mia ditta avevo coperto il tratto Rossano-Milano. Il giorno successivo, quindi il 6, come avviene sempre, perché è previsto dalle normative di lavoro, mi sono ritirato in albergo per riposare e riprendere il mio turno il giorno successivo. Il 7 marzo mi metto alla guida e riparto per la Calabria".

Lei quindi si è fermato solo all'interno di quell'albergo milanese?

"E si. Non sono andato in altri posti. Dopo il lavoro succede sempre che dobbiamo riposarci e io ho frequentato solo l'albergo. Evidentemente il contagio è avvenuto lì".

Quali sintomi ha accusato dopo il rientro in Calabria?

"All'inizio niente di particolare. Poi è accaduto che la sera dell’8 marzo avevo come un fuoco dentro di me. Mi sentivo strano. Accusavo sudorazione, la notte soprattutto. Così anche il giorno successivo mentre iniziavo a sentire la febbre sempre più alta, e anche nei giorni a seguire. Ho parlato col mio medico di base e fatto il censimento alla Regione, dichiarando di provenire dalla zona rossa della Lombardia e dicendo esattamente il giorno del rientro, quindi, mi sono messo in quarantena".

Quando ha avuto la certezza di essere positivo?

"Quando sono andato al Triage del Pronto soccorso di Lamezia dove, dopo il tampone, sono risultato positivo".

E come si è curato?

"Rimanendo sempre a casa e assumendo tachipirina. È stata dura perché inaspettata. Non lo immaginavo dato che in un primo momento non avvertivo niente".

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Poi, dopo la guarigione, arriva la proposta di donazione dal Centro trasfusionale lametino.

"L'ho accolta subito recandomi all'ospedale dove ho fatto le analisi di controllo per vedere se fossi abilitato alla donazione, analisi che sono andate a Catanzaro, il Pugliese-Ciaccio ci ha messo un mese per darci i risultati e dopo finalmente ho potuto fare la donazione vera e propria che ripeterò tra una ventina di giorni. Ringrazio tutta l'equipe del Centro trasfusionale perché sono sempre disponibili e professionali. Vorrei proprio ringraziarli uno per uno a cominciare dal primario, Domenico Fusto e poi tutti gli altri operatori, Raffaele Timpano, Giorgio Palmieri, Massimiliano Tinello, Anna Ferrise e le infermiere, Sabrina De Sensi, Rossella Notarianni e Rosina Caligiuri".

E il lavoro? Ha ripreso?

"Ho fatto la Cassa integrazione e la ditta comunque mi ha già contattato per la ripresa che avverrà a breve".

Cosa le rimane di questa esperienza?

"Rimane un sentimento positivo. Dal primo momento, parlo della donazione, ho avvertito la necessità di poter dare un contributo verso gli altri e l'ho fatto volentieri senza pensarci".

Per la cronaca, l'attività del Centro trasfusionale dell'ospedale di Lamezia continua e, nei prossimi giorni, sono attesi ulteriori pazienti, anche da altre zone della Calabria. Nonostante la mancanza di un reparto di malattie infettive, solo da poco è stata ufficializzata la ripresa delle attività di Microbiologia, il Centro trasfusionale rappresenta un'eccellenza, testimoniata dal protocollo operativo col Centro regionale del sangue per la raccolta di plasma da soggetti guariti dal Covid-19.

Antonio Cannone

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