
Lamezia Terme - Nelle scorse settimane vi è stata l'ennesima proroga relativa alla consegna del nuovo palazzetto dello sport di Lamezia Terme che dovrebbe essere pronto entro il mese di aprile, anche se per quanto riguarda gli arredi interni occorre indire un’altra gara da parte del Comune per ultimare definitivamente la struttura. Un’opera imponente e avveniristica che senza dubbio rappresenta un fiore all'occhiello per la città e per l'intera Calabria. Un impianto altamente innovativo disegnato dall'architetto Vittorio Grassi col quale ci siamo soffermati per comprendere meglio lo stato dell'arte, capire fino in fondo le potenzialità e l'utilità dell'opera rispetto a quelle che erano - e speriamo rimangano - le peculiarità del progetto iniziale.
Architetto, chi esegue uno studio così importante e realizza siffatto progetto vorrebbe legittimamente vedere nei tempi previsti un’opera completata e già fruibile. Pensa che i ritardi abbiano in qualche modo compromesso l'idea iniziale?
"Il nuovo Palazzetto di Lamezia è un’opera straordinaria nel panorama nazionale e internazionale. Non credo che i ritardi nella costruzione abbiano compromesso l’idea iniziale. L’impresa che ha vinto la gara d’appalto e sta realizzando l’opera, sta facendo un ottimo lavoro. Il progetto è stato seguito quasi alla lettera e il risultato è sotto gli occhi di tutti. Io sono invece molto preoccupato per i mesi futuri, successivi alla conclusione delle opere. Non è tanto l’appalto per la fornitura degli arredi interni che mi preoccupa, quanto cosa succederà al momento della riconsegna del cantiere da parte dell’impresa di costruzioni al Comune. Il Comune deve indire con urgenza una gara per la gestione dell’impianto. Non possiamo permetterci di lasciarla incustodita nemmeno per un giorno".
Lei ha avuto modo di tornare a Lamezia per seguire l'andamento dei lavori?
"Inizialmente mi era stato assegnato un incarico di direzione artistica. Poi, purtroppo, il Comune mi ha revocato l’incarico pensando non fosse necessaria la mia presenza e di avere internamente le competenze necessarie. Questo non mi ha impedito di venire a Lamezia regolarmente per visitare il cantiere e vederne i progressi. I progetti così importanti, per noi architetti, sono come dei figli e poterli seguire e accompagnare nella crescita è un’emozione e uno stupore che si ripete ogni volta".
Agli occhi dei lametini e non solo, passando da via del Progresso o comunque dalla superstrada, quello che risalta è la copertura con cuscini in Etfe che sono una peculiarità dell'opera.
"Certamente è una delle peculiarità, anche se quello che si vede ora è solo una parte. I cuscini non sono ancora pressurizzati e quindi non rappresentano ancora il volume e la sagoma definitiva. La tecnologia dei cuscini in Etfe è estremamente innovativa ed è ideale per questo tipo di impianti con grandi campate. La copertura è superleggera, e quindi antisismica, luminosa e autopulente. Per sua natura però ha bisogno di una cura e una manutenzione costante. Posso dire che l’abbiamo concepita proprio con questa tecnologia per evitare che fosse abbandonata al suo destino una volta terminata. Lasciarla incustodita significherebbe lasciarla preda dei vandali. Lasciarla senza aria nei cuscini potrebbe causarne il crollo. Si chiama effetto “water pooling” ed è il peggior nemico di queste strutture leggere. L’aria pressurizzata, infatti, dà una forma ai cuscini che fa scorrere l’acqua piovana e impedisce il formarsi di grandi pozze d’acqua in sommità. L’accumulo di acqua in copertura comprometterebbe la statica dell’edificio".
Le caratteristiche del “sasso” come è stato definito prefigurano un uso ad ampio respiro. Dallo sport ai concerti e quant’altro, quindi con momenti di aggregazione sociale di un certo rilievo. La capienza, dagli iniziali 5000 posti è stata ridotta a 3500. Crede che questo potrebbe in qualche modo compromettere le sue potenzialità?
"E’ vero, la capienza iniziale è stata ridotta ma in funzione di una fruibilità più allargata. La riduzione a 3.500 posti non rappresenta un limite per l’impianto, ma una precisa scelta di sostenibilità economica e sociale. Durante il periodo di progettazione abbiamo affrontato il tema dell’impatto sul territorio. Abbiamo preferito ridurre la capienza delle tribune e utilizzare lo spazio risparmiato per estendere l’utilizzo ad attività sportive paralimpiche con spazi confortevoli e correttamente dimensionati, sia per gli atleti che per gli spettatori. Gli impianti sportivi devono essere concepiti per essere utilizzati il più frequentemente e il più a lungo possibile durante l’anno. Il nuovo Palazzetto di Lamezia è stato costruito per poter essere fruito quotidianamente dalle scuole, settimanalmente dalle società sportive e periodicamente per concerti, congressi e manifestazioni straordinarie. E’ un’opera che, se gestita correttamente, può avere un bacino di utenza enorme, che va al di là dei confini regionali".
Quali suggerimenti si sente di dare appena l'opera sarà completata? Anche da un punto di vista gestionale e della manutenzione?
"La mia raccomandazione è di affidarne la gestione, la manutenzione ordinaria e straordinaria il prima possibile. Assolutamente prima del completamento dell’opera. La strategia energetica che abbiamo studiato con pannelli solari e fotovoltaici permette di mantenere l’impianto senza costi ambientali o economici. Il nuovo Palazzetto di Lamezia è concepito come un organismo vivente. Nei suoi cuscini in Etfe scorre l’aria come la linfa nelle piante o il sangue nel corpo umano. La sua leggerezza e la sua delicatezza lo rendono bellissimo e allo stesso tempo bisognoso di attenzioni. Non occuparsi della sua gestione, o peggio non fare nulla e lasciarlo al suo destino, sarebbe un delitto, una grande sconfitta per tutta la comunità lametina oltre che per l’amministrazione pubblica".
Antonio Cannone
© RIPRODUZIONE RISERVATA