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Lamezia Terme - Una Pasqua destinata a rimanere epocale nella storia della Chiesa per i suoi banchi vuoti e i suoi altari senza fiori, mentre le parole trasmesse in streaming o in diretta tv assumono un’eco surreale di solitudine, che tuttavia con forza viene riempita di speranza. Una speranza che echeggia potente

nelle navate della Cattedrale di Lamezia durante la celebrazione presieduta da Monsignor Schillaci, preceduta da una veglia Pasquale ridotta, con cinque letture piuttosto che nove, nella quale comunque non si rinuncia affatto a comunicare la gioia della Resurrezione e a celebrare “la Luce che dissipa le tenebre del dolore e della morte”. Anche l’omelia della mattina di Pasqua viene aperta da Schillaci con il presagio di una prossima Pentecoste in cui “ci auguriamo di poter uscire da questa condizione”.

Poi una considerazione realistica legata al dono del segno tangibile della Resurrezione: “l’uomo ha bisogno di toccare con mano e padroneggiare qualsiasi cosa, salvo sperimentare poi che basta poco per destabilizzarlo e renderlo vulnerabile: basta un virus invisibile per mettere in discussione il mondo intero, con le sue pretese, acquisizioni, conquiste. Ma oggi il mondo è invitato a fare festa: anche noi come i discepoli corriamo adesso verso il sepolcro vuoto. E’ un itinerario di fede che nasce dall’amore, di un vedere che non si ferma all’apparenza. Dobbiamo fare festa nonostante il peso, le restrizioni, le morti di questi giorni, comprendere alla luce della Resurrezione tutto ciò che stiamo vivendo oggi, la nostra condizione umana, e preparare alla luce di Cristo a ciò che verrà domani. Perché se Cristo è risorto significa che vale la pena impegnarsi in ciò che è giusto e buono, rischiare la propria vita per salvare altre vite – come stanno facendo in tanti –, vale la pena amare. Viviamo dunque da discepoli di un amore senza limiti e lasciamo correre questa Buona Novella, portando Resurrezione ovunque”.

Al termine della celebrazione il Vescovo riceve gli auguri a nome di tutta la Diocesi, in particolare degli anziani e dei più sofferenti, da parte del parroco della Cattedrale don Carlo Cittadino. Un ultimo pensiero di Schillaci va alle persone sole e abbandonate, ai bambini, a tutti coloro che celebrano la Pasqua nella loro chiesa domestica, in cui la fede ha continuato a vivere.

Giulia De Sensi

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