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Lamezia Terme - In questi giorni di festività pasquali, segnati ancora dalla pandemia che non dà tregua, sono in molti - come ogni giorno - a recarsi presso la mensa della Caritas della Parrocchia della Pietà. E qui, l'impegno è sempre alto. Don Giancarlo Leone, don Fabio Stanizzo, gli operatori tutti sono impegnati ad ospitare quanti si rivolgono alla struttura. Una porta che non chiude mai e che accoglie i più bisognosi. Quanti non sanno come sfamarsi e che qui trovano l'amore e la dedizione dei tanti volontari. Per saperne di più abbiamo incontrato Maria Concetta Briatico, responsabile della mensa.

Qual è il programma per le festività pasquali?

"Siamo sempre presenti e tutti coinvolti. Così come la comunità che ci sostiene. A Pasqua il pranzo sarà offerto dalla Torre dei Cavalieri di Carlo Pileggi, verranno qui a preparare il pranzo. Cucineranno loro. Hanno deciso di svolgere anche il servizio in sala. Mentre a Pasquetta con la cuoca che sarà di turno, si cercherà di fare un pasto adeguato al giorno di festa, ancora più completo".

Prevedete un numero maggiore di ospiti?

"E' un po' difficile ipotizzarlo. Sicuramente ci aspettiamo il numero delle persone che abitualmente vengono da noi e che sono intorno a 100/130 al giorno tra pasti d'asporto i pasti che si consumano qui a pranzo. Apriamo a partire dalle 12.15".

Per chi arriva quali misure attivate in termini di norme anti-Covid?

"Intanto, la prima cosa è la registrazione con nome e cognome di chi entra su un apposito registro-firme. Quindi, la misurazione della temperatura e l'igienizzazione delle mani. Solo dopo gli ospiti entrano mantenendo le distante. Alla fine svuotano il loro contenitore tipo self-service e vanno via".

Qual è la tipologia di chi si rivolge a questa mensa?

"E' varia. Sicuramente chi si nasconde un po' di più sono gli italiani, chi è residente in città e quindi cerca di entrare in punta di piedi. Ci chiede dell'accortezza diversa rispetto ad un immigrato o chi da anni è entrato in questo clima ed è diventato familiare".

Che esperienza è questa dal punto di vista personale?

"Io ho iniziato in Caritas nel 2015 con il Servizio civile. Poi ho fatto un anno di volontariato sociale e sono rimasta. Quindi la mia esperienza va avanti dal 2015. Il volontariato ha sempre fatto parte di me. Ormai è un lavoro che faccio con passione dedicando del tempo direi anche più del dovuto, però lo faccio con il cuore".

C'è qualche episodio particolare che ricordi più di altri?

"Io oltre alla mensa mi occupo di un progetto che si chiama "Senza dimora". Quello che mi tocca di più, e che mi fa riflettere di più sono loro. Ovvero, chi vive per strada e viene naturalmente anche qui alla mensa. Hanno una storia che ti colpisce e ti fa capire tante volte quanto siamo fortunati noi che spesso sottovalutiamo il fatto che abbiamo tante cose rispetto a chi non ha niente. L'esperienza che mi porto dietro è sicuramente lo sguardo di queste persone".

Da un anno poi con la pandemia i disagi sono aumentati. E' aumentato anche il numero di chi si rivolge alla struttura?

"Sì. E 'anche un po' cambiato l'approccio che come Caritas di solito abbiamo. Con questa pandemia sono aumentati i bisogni, le richieste. Sono aumentati i poveri e quindi ci siamo adeguati anche a noi a fornire ancora più sostegno".

A. C.

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