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Lamezia Terme - Una due giorni per fare il punto dell’attività di monitoraggio, prevenzione e contrasto rispetto ai problemi dello sfruttamento sessuale e lavorativo e dell’accattonaggio minorile in Calabria, quella organizzata a conclusione del Progetto B.U.S. (Buone Uscite dallo Sfruttamento) reso possibile dalla Fondazione Con il Sud e promosso dalla Comunità Progetto Sud in partnership con altre realtà associative, ovvero Anteas Calabria, Asim (Associazione Immigrati), Caritas Diocesana di Lamezia Terme, associazione Mago Merlino, cooperativa sociale Noemi, Rossano solidale, cooperativa sociale Il Delta. Il progetto, della durata di 2 anni, innovativo e per vari aspetti di tipo sperimentale, ha toccato 12 comuni e 5 province, coinvolgendo 46 operatori fra cui mediatori (22), psicologi e volontari, 20 medici e farmacisti, 56 imprenditori e rappresentanti del mondo sindacale e del lavoro, mettendoli in contatto, in totale, con 1.494 vittime della tratta di esseri umani appartenenti a 17 nazionalità diverse, incontrate in aree del territorio che vanno da Crotone alla Sibaritide, fino a Lamezia e alle zone costiere del comprensorio lametino. “Il Progetto ci ha dato la possibilità di rendere visibili cose mai viste, o viste così tanto e in maniera così consueta da passare inosservate e non essere più collegate a fenomeni di sfruttamento. In altre parole ha reso visibili gli invisibili” dice la responsabile Marina Galati, di Comunità Progetto Sud, riferendosi alle donne sulla strada, agli uomini nei campi, ai bambini fermi davanti ai supermercati.

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Ne hanno parlato diffusamente in due trance coordinate dal giornalista del Corriere Sociale Gabriele Bojano e dal giornalista Rai Riccardo Giacoia, due gruppi di operatori ed esperti. Nella prima trance la referente dell’Unità di Strada suor Anna Cerutti, la referente dello sportello per il supporto psicologico Serena Peronace, la coordinatrice del progetto Isabella Saraceni, il presidente regionale Anteas Cataldo Nigro, la referente regionale del Tavolo Medicina di genere Caterina Ermio e la mediatrice Joy Iyengumwena si sono occupati della tratta sessuale. A trattare il problema del lavoro sfruttato e dell’accattonaggio minorile sono intervenuti invece il sociologo Francesco Carchedi, la coordinatrice dell’Unità di Strada Rossana Liotti, la segretaria Flai-CGIL Calabria Federica Pietramala, la mediatrice Naima Fadil, il responsabile dello sportello legale Fabio Saliceti, il delegato regionale Caritas Calabria Padre Valerio Di Trapani, la referente della ricerca sull’accattonaggio a Crotone suor Michela Marchetti, l’avvocato Enrico Schembari.

Entrambe le trance sono state introdotte da video documentari a tema realizzati da Gunter Pariboni e Maria Pia Tucci. Il progetto, come evidenziato dalle diverse professionalità coinvolte, ha comportato interventi di carattere sociale, legale, medico, psicologico e di mediazione, che migliorando la condizione delle vittime hanno in molti casi avuto l’effetto di strapparla alla propria condizione avviando percorsi individuali di riscatto socio-lavorativo, attività formative supportate da crowdfounding, un “sistema sanitario del dono” dedicato alla tutela della salute delle donne vittime di tratta, la creazione di un tavolo di governance fra istituzioni pubbliche e privati per mantenere viva l’attenzione sull’argomento e fare in modo che il ponte che si è costruito possa durare nel tempo.

Giulia De Sensi

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