
Lamezia Terme - L'emergenza in atto a causa del diffondersi dell'epidemia per il Covid-19, come è noto, sta causando molti disagi in termini sociali ed economici. Ai nefasti aspetti sanitari - se pur con numeri minori rispetto ad altre zone del Paese in termini di contagi e vittime - si aggiunge anche la mancanza di momenti aggregativi particolarmente “sentiti” dalla popolazione di Lamezia che nessuno mai avrebbe ipotizzato.
Dopo le mancate celebrazioni dei riti della Settimana Santa e della Via Crucis, infatti, è quasi certo che saranno annullate tutte le processioni in programma come ogni anno nei quartieri cittadini. D’altronde, vista l’emergenza in atto, l’orientamento degli stessi ambienti ecclesiali non potrebbe essere diversamente. E' difficile ipotizzare al momento l’organizzazione delle varie processioni, se non in forme decisamente ridimensionate e senza seguito di fedeli, magari alla sola presenza di statuari, con poche autorità religiose e limitate presenze civili.
I divieti di assembramento proseguiranno per molte settimane ancora e determineranno l'annullamento di tutte le manifestazioni pubbliche, civili o religiose. A Lamezia in particolare, il “calendario” religioso prevede già per fine mese, inizio giugno, la Festa di San Francesco di Paola a Sambiase con relativa processione il 2 giugno; quindi la festa in onore di Sant'Antonio di Padova a Nicastro il 13 giugno con processione il 14; a seguire la festa che rappresenta l'unità di Lamezia Terme con le celebrazioni in onore dei Santi patroni, Pietro e Paolo il 29 giugno e, infine, nel quartiere di Sant'Eufemia la festa sempre in onore di San Francesco di Paola fra la prima e la seconda settimana di luglio. Tutti momenti di grande partecipazione che vanno al di là della processione in quanto tale e sono intrisi di un forte radicamento nel tessuto cittadino dal punto di vista antropologico e culturale. Basta pensare alla famosa “Tredicina” di Sant'Antonio che si svolge nella chiesa del Santo di Padova posta sull’omonimo colle lametino. laddove migliaia e migliaia di fedeli si recano per tredici giorni al mattino e al pomeriggio, partecipando alle tante celebrazioni eucaristiche previste. Soluzioni alternative al momento appaiono lontanissime.
Quandanche le chiese dovessero riaprire al culto e quindi alla celebrazione delle Messe, secondo quanto previsto dai Decreti, anche nei luoghi sacri si dovranno mantenere le distanze, sanificare i locali prima e dopo le celebrazioni quotidiane. Ogni parrocchia dovrà dotarsi di un termoscanner per misurare la febbre ad ogni fedele che entrerà nel tempio. Una situazione così limitativa, probabilmente, non si registrava dai tempi della Seconda guerra mondiale dove in tutte le città italiane, Lamezia (all'epoca i tre ex comuni) inclusa furono annullati i riti religiosi. Processioni che da sempre segnano il vissuto cittadino. Un pezzo di storia che mancherà nell'album dei ricordi di fedeli e non solo.
Antonio Cannone
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