
Lamezia Terme - “Gli uomini passano, le idee restano e continuano a camminare sulle gambe di altri uomini”. Con questa frase di Giovanni Falcone si può riassumere lo spirito del convegno “Storie”, organizzato dall’associazione “Risveglio ideale” in collaborazione con l’associazione “Muse” di Lamezia Terme, nella sala della parrocchia di Santa Maria Goretti con il sostegno attivo di Don Pino Angotti. Sono quattro le testimonianze in questa serata, quella della dottoressa Simona Dalla Chiesa, della presidente di Risveglio Ideale Angela Napoli, del testimone di giustizia Rocco Mangiardi e del procuratore aggiunto e consulente commissione parlamentare antimafia Marisa Manzini. Quattro storie di riscatto, di desiderio giustizia, di amore per la collettività e voglia di ribellarsi alla criminalità organizzata anche a costo di rischiare la vita. Lo scopo del convegno è di diffondere la cultura della legalità raccontando storie di mafia, per non dimenticare, per far si che la memoria possa svolgere una funzione educativa soprattutto per le nuove generazioni. Il percorso, iniziato nelle scuole del lametino e terminato con questo evento, è partito dalla sensibilizzazione dei più piccoli, per rendere partecipi di conseguenza i genitori dei ragazzi e coinvolgere infine la società tutta. Durante la serata i ragazzi del coro di voci bianche Muse’s Choir Life, si sono esibiti in varie performance canore a tema, ed hanno seguito con grande attenzione i vari interventi.
“È nostra responsabilità se vi abbiamo lasciato un mondo da cambiare” - ha detto Simona Dalla Chiesa figlia del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, rivolgendosi ai ragazzi in ascolto. Ha scritto un libro per raccontare e tramandare la storia di suo padre: uomo tutto d’un pezzo sia nella vita pubblica che nella vita privata, ha vissuto guardando ad un bene superiore, portando avanti con impegno e passione il ruolo di servitore della patria per tutelare tutta la società, pagando con la vita la sua integrità. “Lui è morto, - dice ancora la dottoressa Dalla Chiesa - ma il suo spirito e i suoi insegnamenti non verranno mai persi. Il senso della sua vita è rappresentato dalla nostra memoria”. Poi è la volta di due donne che hanno avuto il coraggio di parlare, di rompere quel muro di omertà dietro cui spesso ci si nasconde per paura. Angela Napoli, dopo la sua prima esperienza da consigliere comunale a Taurianova, denuncia per la prima volta la presenza della ‘Ndrangheta all’interno delle stanze della politica e poi come un fiume in piena continua a richiedere interrogazioni parlamentari per denunciare dei fatti di cui nessuno ha il coraggio di parlare. Durante il secondo scioglimento della giunta comunale di Lamezia, inizia a temere veramente per la propria sicurezza, ma non demorde.
Marisa Manzini, Pm durante il processo contro il capofamiglia della ‘Ndrangheta di Limbadi Pantaleone Mancuso, venne attaccata verbalmente in aula dal boss, detenuto in massima sicurezza, che in quella occasione le intimò: “fai silenzio ca parrasti assai” per ribadire la sua superiorità di uomo e di boss ancora in carica. Lei per tutta risposta non perse la parola. Oggi pubblica un libro che titola proprio con la frase del boss “Fai silenzio ca parrasti assai: Il potere delle parole contro la ‘Ndrangheta”, che ci restituisce un quadro particolareggiato di tutte le attività delle cosche del vibonese negli anni in cui lei aveva svolto il ruolo di procuratore.
Ancora una storia di coraggio è quella di Rocco Mangiardi. Piccolo imprenditore lametino, schiacciato dall’attività estorsiva che stava esercitando su di lui una cosca locale, non se la sente più di soccombere e decide di denunciare il fatto: verranno arrestate così quattro persone, tra cui un ragazzino assoldato come killer dal boss che, in seguito a questo episodio, deciderà di diventare a sua volta collaboratore di giustizia. “In aula, - racconta Mangiardi, - nel momento in cui indicavo i colpevoli, gli affiliati abbassavano lo sguardo, come a vergognarsi. Non abbiate paura di rivolgervi alla giustizia, perché quando sono soli e senza la pistola, i mafiosi sono uomini piccoli piccoli.”
Dora Coscarelli
© RIPRODUZIONE RISERVATA