
Lamezia Terme - Senso delle istituzioni innato, esempio di integrità, fedeltà allo Stato e coraggio. A 51 anni di distanza Lamezia Terme non dimentica il sacrificio del giudice Francesco Ferlaino assassinato dalla mafia in pieno centro su corso Nicotera mentre rientrava a casa da Catanzaro. Il primo magistrato in Calabria a cadere sotto le armi della 'ndrangheta e senza avere giustizia. Anche oggi, davanti alla stele che ricorda quella tragica giornata del 3 luglio 1975: autorità civili, militari e religiose si sono riunite in momento commemorativo, per onorare un servitore leale dello Stato, promossa dall'Associazione nazionale magistrati in collaborazione con la Fondazione Trame.
Presenti, fra gli altri, Giovanni Strangis presidente delle stessa Anm, Sottosezione del Distretto di Catanzaro, il procuratore della Repubblica, Elio Romano, il sindaco Mario Murone, Francesco De Nino, magistrato del Tribunale di Lamezia, Francesco Cefalà di Trame e Marco Bisogni del Csm. In rappresentanza dei familiari ha preso la parola la nipote Marina che ha anticipato l’iniziativa dell’istituzione di un premio per studenti. Unanime il ricordo di “un uomo di grandi valori da ricordare ogni giorno e non solo in questa circostanza, un esempio per tutti, sia nella vita istituzionale che in quella di qualsiasi cittadino”.
Per il procuratore Romano “l’omicidio di Ferlaino si inquadrava in un contesto criminale di un’epoca in cui agivano mafia e anche terrorismo. Erano anni particolari ai quali sono succeduti poi anni in cui lo Stato ha risposto con Leggi come la Rognoni-La Torre per contrastare il fenomeno mafioso. Oggi il suo impegno e il suo esempio sono da guida per tutti noi”. Al termine della cerimonia è stata deposta una corona di fiori davanti alla stele.
Antonio Cannone




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