
Lamezia Terme - “Vogliamo essere una Chiesa che ascolta prima di rispondere, che accompagna prima di indicare una strada e che soprattutto mette in relazione persone, parrocchie, associazioni, istituzioni. Troppo spesso i bisogni restano nascosti, le famiglie non sanno a chi rivolgersi, le associazioni lavorano con generosità ma senza conoscersi tra loro, le comunità parrocchiali desiderano aiutare ma non sanno come farlo”. Così il Vescovo, monsignor Serafino Parisi, nel concludere l’incontro su “La comunità che sostiene: famiglie e territorio per una inclusione autentica” nell’ambito della “II Giornata Diocesana insieme alle persone con disabilità”. L’incontro, aperto dalla testimonianza della famiglia Sirianni che ha raccontato la sua esperienza con due ragazzi, Manuel e Daniel affetti da autismo, è stato un momento che, fortemente voluto dal Vescovo, ha rappresentato l’occasione per avviare anche un dialogo tra istituzioni, associazioni e famiglie.

“Stasera – ha detto Oceania Sirianni - voglio trasmettere un messaggio di speranza. Gestire due bambini che non riescono a comunicare non è semplice, ma la fede ci ha aiutato. La nostra fede, infatti, è diventata un dialogo ed una richiesta continua a Dio perché aprire il cuore al Signore dà sicuramente dei risultati, con i tempi del Signore”. Quindi, ha raccontato di come, anno per anno, grazie anche alle persone che hanno incontrato in questo loro percorso di vita, tante sono state le scoperte: “Ci siamo resi conto – ha detto Oceania - che c’era qualche cosa che andava oltre: l’apparenza è qualcosa che inganna ed al di là di quello che vediamo c’è altro. Noi eravamo convinti che in questi bambini c’era dell’altro”. Ed è stato così, grazie anche alla perseveranza di mamma Oceania e di papà Franco che Manuel e Daniel scoprono quelli che nel Vangelo sono indicati come i talenti: Daniel grazie alla sua propensione per i numeri ed alla sua memoria (ricorda date indicando anche il giorno della settimana di eventi che lo hanno particolarmente colpito) grazie ad un insegnante “scopre” la sua capacità di memorizzare note musicali e riprodurre melodie; Manuel, invece, anche lui grazie ad un’assistente che ha l’intuizione di fornirlo di un pc, “comprende” che la sua strada è la scrittura. A sedici anni pubblica il suo primo libro “Un bambino irraggiungibile” che è un’autobiografia in cui si racconta.
“Le sue frasi – ricorda Oceania - sono situazioni che vive ogni giorno: ‘Amare – ha scritto - è una cosa molto profonda che ti strazia se l’altro soffre’ ed ‘io so cosa significa amare e lo sanno tutti i ragazzi autistici. L’anima non ha parole, è puro spirito che vede sente ascolta ama prova emozioni’”. Ma non solo. Manuel ha anche una fede profonda che esprime in una preghiera a Gesù dove, tra e altre cose, ringrazia il Signore per la sua famiglia e, scrive, “per non avermi abbandonato”. Di “responsabilità condivisa” perché “nessuna istituzione può affrontare alcune situazioni da sola” ha parlato Romano Pesavento, presidente nazionale del Cnddu (coordinamento nazionale dei docenti per i diritti umani), ricordando che “oggi è la società a dover eliminare gli ostacoli che limitano. Si tratta di costruire le condizioni - ha aggiunto - affinchè un diritto possa essere riconosciuto. La scuola forma cittadini, persone capaci di convivere nella diversità e la scuola inclusiva non produce benefici per alcuni studenti ma costruisce quella cultura della pace e la corresponsabilità educativa. Parlare di inclusione è parlare di una realtà complessa e la scelta della Diocesi di Lamezia di dedicare una giornata insieme alle persone con disabilità assume un significato che va oltre perché chiama la società civile ad una responsabilità”.

Per Emanuela Cristiano, referente diocesana per la catechesi alle persone con disabilità, “spesso quando si parla di disabilità si rischia di concentrarsi sui limiti, sui bisogni o sui servizi necessari che sono aspetti importanti ma non sufficienti. Prima della disabilità – ha affermato – c’è una persona. Finalmente da qualche anno il termine ‘persona con disabilità’ ha sostituito termini come disabili, diversamente abili e via dicendo. Parlare oggi di ‘progetto di vita’ significa riconoscere che ogni persona ha il diritto di immaginare e costruire il proprio futuro, di compiere scelte, di sviluppare le proprie capacità e di partecipare pienamente alla vita della comunità. Non si tratta semplicemente di garantire assistenza o protezione. Si tratta di accompagnare ogni persona affinché possa esprimere la propria identità e vivere delle relazioni, sentendosi parte attiva della società e della Chiesa” con lo scopo di “abbattere le barriere, non solo architettoniche e creare contesti in cui si possono esprimere. Anche la comunità cristiana è chiamata a rispondere su questo tema. Ogni persona nelle parrocchie deve sentirsi accolta: la catechesi inclusiva non è una catechesi speciale, ma è quella che si lascia plasmare dall’incontro delle diversità di ciascuno ed è capace di farsi coinvolgere. La dignità della persona ha un valore – ha concluso Cristiano – ed accompagnare una persona nel proprio percorso significa che quella persona ha un valore. Come Chiesa di Lamezia abbiamo intrapreso questo percorso stiamo creando situazioni e l’auspicio è che situazioni come queste rappresentino per tutti veri e propri punti di partenza”.
A portare i saluti della città, il sindaco, Mario Murone, che si è rivolto ai presenti definendoli “attori veri della vita di questa giornata ma, soprattutto, della nostra quotidianità” e l’assessore alle Politiche Sociali, Domenico Gianturco secondo il quale una “comunità si riconosce dalla capacità di includere” sottolineando la necessità di “creare una rete sempre più forte, capace di creare diritti”, annunciando che “nelle prossime settimane come assessorato predisporremmo varie attività comprese nel settore del welfare”. Insieme a loro anche l’assessore alla Cultura, Annalisa Spinelli.

La giornata si è conclusa su Corso Numistrano con lo spettacolo dal vivo "Su ali di gioia", firmato dalla band lametina Controvento. Il gruppo musicale – rimasto nel cuore del territorio per aver composto nel 2011 "Alzati e cammina", inno ufficiale per la visita di Papa Benedetto XVI – è così tornato sul palco per offrire una serata di condivisione, riflessione, ma soprattutto gioia, attraverso l'arte. Il repertorio ha spaziato tra i più grandi capolavori della musica internazionale e italiana, includendo brani simbolo facendo cantare il pubblico. Ad arricchire la serata sul corso, i giganti Mata e Grifone mentre, sul palco, ci hanno pensato le potenti armonie del coro Free Worshippers Gospel Singers e le suggestive coreografie della Dance & Aerial Academy.

“Il Vangelo vissuto come servizio è la cura di coloro che sono più fragili”
“L’esempio del profeta Eliseo ci insegna che quando siamo con Dio, non ci perdiamo mai. Il Signore, nel momento opportuno, sa dare prova della sua presenza. E la prova della sua presenza è sempre l’amore che ha la sua manifestazione concreta in quel “bicchiere d’acqua fresca” dato al fratello che si trova in una situazione di necessità. L’amore di Dio passa attraverso il servizio che siamo chiamati a dare all’umanità”. Così il vescovo di Lamezia Terme mons. Serafino Parisi in un passaggio dell’omelia nel corso della celebrazione eucaristica in Cattedrale, momento culminante della Giornata Diocesana insieme alle persone con disabilità, giunta alla seconda edizione. Facendo riferimento alla liturgia della Parola della XIIIª domenica del tempo ordinario, il vescovo si è soffermato sulla vicenda di Eliseo accolto da una famiglia a Sunem “una famiglia che sceglie di fare spazio nella propria casa a un profeta, di mettersi a disposizione. Eliseo coglie la necessità di quella famiglia, il desiderio di avere un figlio. Ed è una frase che ritorna sempre nella storia della salvezza, una frase che esprime, al tempo stesso, la richiesta profonda dell’umanità e la capacità di Dio di comprendere il desiderio dell’uomo e di portarlo a compimento. Il Signore, attraverso l’esperienza del profeta, coglie la necessità dell’uomo e la esaudisce”.

“Per entrare nella logica dell’amore provvidente di Dio – ha proseguito Parisi – dobbiamo vincere ogni forma di chiusura, tutto ciò che è centrato sul nostro individualismo, e aderire alla logica che Gesù esprime nel Vangelo di oggi con queste parole: chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà. Mettiamo al primo posto l’amore con il quale Dio abbraccia l’intera umanità. Se noi mettiamo al centro della nostra vita la logica dell’amore paterno di Dio, avviene la trasformazione. A volte ci capita di dire: chi me la fa fare? Tutto questo è troppo pesante per me! Signore, provvedi tu perché io non ce la faccio più! Il Signore coglie questa fragilità e, laddove scopre ciò che per noi è povertà, supplisce entrando nella nostra storia di uomini con la sua ricchezza. E noi, nella nostra povertà, diventiamo capaci di fare ricchi gli altri con la ricchezza stessa di Dio”.

“A conclusione di questa giornata diocesana insieme alle persone con disabilità – ha concluso il presule – il Vangelo ci dà un’ indicazione fondamentale: il Vangelo vissuto come servizio è anzitutto la cura di coloro che sono più fragili, di coloro che hanno bisogno di noi. Alla fine scopriremo che siamo noi ad avvantaggiarci del nostro servizio ai più fragili perché la loro testimonianza di vita ci indica la strada dell’amore e della tenerezza. Il servizio agli ultimi ci fa uscire da noi stessi e ci fa mettere al primo gli altri e, quindi, l’Altro, il Signore Gesù”. A conclusione del concerto dei Controvento, che si è tenuto sul Corso Numistrano, il Vescovo, ringraziando tutti coloro che hanno collaborato all’organizzazione della seconda giornata diocesana insieme alle persone con disabilità, ha dato appuntamento al 27 giugno del prossimo anno, confermando l’importanza di un evento diocesano che apre i momenti culminanti dei festeggiamenti in onore dei Santi Patroni Pietro e Paolo.



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