Salta al contenuto principale

ospedale-lamezia-1-2015_d7fba_3fe3d_e9b16.jpg

Lamezia Terme - Dopo la denuncia, da parte dei sanitari, del grave episodio accaduto nel reparto di pediatria dell’ospedale “Giovanni Paolo II” diretto dalla dottoressa Mimma Caloiero nella giornata del 5 febbraio, arriva la versione di una mamma in attesa che la figlia venisse visitata.

“Sono arrivata al pronto soccorso - racconta - con mia figlia di 6 mesi con febbre a 40.6 a casa e al pronto soccorso dopo tachipirina era a 38. Mi spediscono velocemente in pediatria. Lì trovo una situazione raccapricciante: tutte le porte chiuse e forse una ventina di persone tra bimbi e genitori che aspettavano da ore. Ho notato tra tutti una bambina che era arrivata con ambulanza da scuola alle 10.30 (erano già le 15) e aveva la flebo! Tutti ammassati lì senza che nessuno si affacciasse almeno a togliere la flebo piena di sangue a quella bimba. Allora mi sono alterata (non sono io che ho dato calci e pugni, e questo voglio sottolinearlo perché sono una persona educata e lo sono stata fin troppo ieri pomeriggio). Ho suonato e chiesto di parlare con qualcuno e lì la sorella di quella bambina ha cominciato a sbattere le mani sulla porta ed alzare la voce. È uscita la dottoressa e mentre la ragazza si alterava cercavo di farle capire che la situazione non era sostenibile e che avrebbero dovuto dirci cosa fare. Io chiedevo perché dal pronto soccorso non avvertono chi arriva della situazione critica in reparto. Perché non informare il malato sul fatto che per essere visitato devono trascorrere ore? Allora io a quel punto potrei decidere se aspettare quelle ore o andare al pronto soccorso di Catanzaro ad esempio”.

Questo il punto di vista della giovane donna che ha proseguito il suo racconto evidenziando che “i carabinieri sono venuti solo quando tutto era già tornato alla normalità. C'è stato solo qualche minuto di tensione ma dopo ciò tutti i bambini sono stato visitati nell'arco di massimo un'ora. Quando sono entrata in reparto per la visita di mia figlia ho ribadito che non avevo assolutamente nessuna intenzione di puntare il dito sul loro operato, perché io non posso immaginare cosa ci sia in reparto e non mi permetto, ma il paziente deve essere informato sull’attesa e poter scegliere di non stare lì in un corridoio ad aspettare mentre il figlio non si sa cosa possa avere”.

Segui il Lametino
Le notizie di Lamezia e della Calabria, dove preferisci tu.