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Lamezia Terme – Dall’associazione Aleph Arte APS arriva una riflessione sull’incuria e sul degrado che talvolta interessano non solo il centro città, ma anche le periferie. “Spesso, forse a torto, alla parola degrado - affermano in una nota - si accosta quasi sempre quello di periferia. Pochissime volte, invece, si pensa che il centro di una città possa trovare una relazione al concetto di degrado e all’abbandono dei luoghi. Questo perché, solitamente, al cuore della città viene riservata una speciale attenzione, una cura particolare alla pulizia dei marciapiedi, alla manutenzione delle strade e all’arredo urbano. Il centro di una città, da sempre, rappresenta il “salotto buono”, il luogo più rappresentativo della comunità con le belle vetrine dei negozi che accolgono i visitatori occasionali e le passeggiate degli habitué. Ma chi, per vari motivi, percorre a piedi quotidianamente anche i piccoli vicoli ha la possibilità di osservare con maggiore attenzione il contesto e analizzare anche criticamente ogni singolo dettaglio, facendo un adeguato e utile confronto fra ciò che è appariscente nel “salotto buono” e ciò che è più celato e meno gradito proprio dietro l’angolo. È quasi inutile sottolineare che camminiamo poco e abitualmente percorriamo in auto anche le piccole distanze, per cui la velocità e l’attenzione nella guida cambiano sostanzialmente la percezione degli spazi che attraversiamo”.

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Secondo Aleph Arte “la percezione di uno spazio viene, infatti, modificata notevolmente dalle diverse maniere di spostarsi, un sostanziale fattore spazio-temporale; se ci spostiamo in auto abbiamo meno possibilità di osservare, mentre a piedi l’attraversamento è più lento e quindi abbiamo più tempo per fare le osservazioni necessarie. Potremmo prestare maggiore attenzione al nostro patrimonio artistico, architettonico, ai “microsegni” che vanno scomparendo. Se vogliamo capire meglio il concetto possiamo aggiungere che un cittadino che percorre a piedi e con lentezza uno spazio urbano sviluppa un consapevole senso civico e svolgere il ruolo di cittadinanza attiva. Mentre la frenesia e l’ansia che coinvolgono tutta la società odierna ci portano a una distrazione generale che si riflette sulla nostra qualità della vita. Se queste considerazioni posso essere ammissibili per una larga parte dei cittadini, presi dalle necessità e dalle problematiche di tutti i giorni, non possono essere assolutamente validi per gli amministratori che si sono volutamente candidati a ricoprire ruoli in rappresentanza della comunità. Ora, se il tessuto sociale di Lamezia Terme si compone, oltre agli abitanti, anche da chi ha il compito di prendere decisioni: funzionari e dirigenti, amministratori, sindaco e assessori tutti, verrebbe da concludere che ognuno è ciò che mangia. Pertanto, se ognuno mangia e respira degrado, va da sé che l’incuria e l’abbandono, entrano nel DNA degli individui e cambiano profondamente il modo di percepire il contesto nel quale viviamo e tutto rientra nella “normalità”. La mancanza di consapevolezza e il sopraggiungere di una diffusa incapacità di agire prendono il sopravvento e tutto rimane immobile, qualsiasi problema diventa “burocraticamente irrisolvibile”. L’indolenza si fa strada con grande facilità. Per esercitare il ruolo di cittadinanza attiva che ogni cittadino dovrebbe svolgere si renderebbe necessario fare un elenco delle problematiche che si affrontano quotidianamente in Città. Fra i tanti, elenchiamo: erbacce, rifiuti, escrementi, asfalto con buche e forti dislivelli, barriere architettoniche, auto che invadono marciapiedi, parcheggiate sulle strisce pedonali e in doppia fila che impediscono la serena vivibilità dei luoghi”.

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“Una nota a parte e di grande attenzione - prosegue la nota dell’associazione - meritano alcuni spazi adiacenti e in prossimità del “Salotto Buono” della nostra Città. Per osservare da vicino il senso di abbandono e degrado basterebbe spostarsi nelle stradine che costeggiano Palazzo Nicotera Severisio, che ospita un importante polo culturale con la Casa del Libro Antico, Biblioteca e Sistema Bibliotecario. A pochi metri da Via Garibaldi, imboccando Vico Stocco, si potrebbe andare anche a visitare il Parco Fluviale Barisco, trasformata in una discarica a cielo aperto con una vasca piena di acqua stagnante e fetida, che all’occorrenza e in modo estemporaneo si trasforma in sede per eventi culturali. A parte queste sporadiche occasioni, per il resto dell’anno rimane un luogo malsano e pericoloso dal punto di vista igienico sanitario. Se, invece, sensatamente venisse bonificato e dato in affidamento alle associazioni locali, questo spazio in particolare potrebbe divenire un’opportunità di lavoro per i giovani e rientrare nello sviluppo culturale organico e permanente del territorio. Per completare il giro si potrebbe poi costeggiare l’ex sede comunale imbrattata dai vandali e andare su via Torre per osservare la cosiddetta “Villetta”, un piccolo spazio di verde che gli abitanti del Centro storico avrebbero potuto frequentare e che invece è sistematicamente vandalizzato e ingombro di spazzatura, senza trascurate il muro di confine con una proprietà privata franato da tempo. L’esplorazione potrebbe anche comprendere via Belvedere e i vicoli limitrofi per arrivare alla cosiddetta Palestra dietro Palazzo Blasco. Una maniera per conoscere meglio il territorio e potreste finalmente esclamare: “Ho visto cose che voi mortali non potreste immaginarvi”. I luoghi elencati sono prossimi ai luoghi delle passeggiate care a tutti i lametini e si raggiungono facilmente a piedi in pochissimi minuti. Ma, ovviamente, a queste problematiche i nostri amministratori trovano una soluzione più facile girando lo sguardo altrove e mettendo il piede sull’acceleratore. Fatte queste poche e sintetiche considerazioni, il dubbio è questo: giacché in molte occasioni si ripete che sarà la bellezza a salvare il mondo, bisognerebbe comprendere bene se i valori spirituali e materiali relativi al concetto di bellezza hanno una corrispondenza con il nostro contesto urbano, ossia l’incuria e il degrado, oppure se sono più affini agli ideali e ai canoni estetici che il mondo dell’arte, della filosofia e della poesia ci hanno tramandato”.

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