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Lamezia Terme - È andato a Karin Maria Faistnauer il premio Rosa d’argento – Frate Jacopa 2019, consegnato dalla comunità Francescana del Santuario di Sant’Antonio da Padova alla presenza del Vescovo, in occasione delle celebrazioni per il Transito di San Francesco d’Assisi. Il premio, oramai alla sua V edizione, viene assegnato ogni anno ad una personalità femminile che si sia distinta per fede, speranza e carità incidendo dal punto di vista sociale ed umano sul nostro territorio. È il caso di Karin Faistnauer, presidente da circa 30 anni dell’associazione “Donne e futuro” che opera tuttora attivamente per favorire l’inclusione e la promozione sociale della popolazione Rom di Scordovillo. Tedesca di Innsbruck, classe 1953, Karin arriva in Calabria a 19 anni, semplicemente perché, dice, “desideravo girare il mondo, e avevo deciso di cominciare da lì”. In realtà ad invitarla è Francesco Catanese, colui che diventerà il suo futuro marito, la prima pietra di una vita spesa in un posto lontano da casa ma ricca e fruttuosa sotto tutti i punti di vista. Una vita che comincia con un momento di crisi e di ricerca, che porta Karin in un primo momento a leggere testi di argomento filosofico. Ma le risposte arriveranno solo dai testi sacri, che avvicineranno Karin alla Chiesa, un passaggio che avviene anche attraverso le parole di don Natale Colafati. Ed è proprio davanti ad una chiesa che Karin nota per la prima volta le donne Rom ferme a chiedere l’elemosina.

"Italiani e Rom erano per me sullo stesso piano – dice – perché erano entrambi popoli stranieri”. Da qui la spinta verso il volontariato che la porta ancora oggi ad essere un punto di riferimento, anche nelle scuole, nel campo dell’integrazione. Il suo breve e toccante discorso è infatti una carrellata di lettere scritte dai suoi ex alunni e alunne Rom: lettere piene di rabbia, di gratitudine, di tenerezza, che raccontano vite di giovani autentici nella loro semplice profondità, che va al di là di qualsiasi appartenenza etnica. Giovani che non vogliono più vergognarsi o sentirsi diversi, perché qualcuno ha insegnato loro ad alzare la testa. E quel qualcuno è Karin, di cui è impossibile non apprezzare “la sobrietà, la discrezione, la naturalezza nei gesti di condivisione”, come sottolineato dal Superiore frate Bruno Macrì. Anche il Vescovo Emerito Rimedio fa pervenire un biglietto di auguri in cui si parla di una vera e propria “vocazione” di Karin nel compiere la propria “missione”. Una missione consona al messaggio evangelico al centro dell’omelia di Monsignor Schillaci, che invita a seguirlo “sine glossa”, ovvero alla lettera, sull’esempio del poverello di Assisi, non nelle apparenze ma nei rapporti col prossimo e con “la casa comune”, ovvero il Creato. Sullo sfondo l’immagine continuamente rievocata del Transito di Francesco all’altra vita, accanto a Jacopa de’ Settesoli, unica donna ammessa al capezzale del Santo, per suo stesso volere, nel momento del trapasso, e chiamata affettuosamente da lui “Frate Jacopa”, per la forza, la determinazione e la devozione sempre dimostrate, che ne fanno emblema perfetto del premio “Rosa d’argento”. 'La cerimonia è stata animata dall'Emmanuel's Choro diretto dal Maestro Sara Saladino.

Giulia De Sensi

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