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Lamezia Terme – Dopo il vasto incendio che ieri ha interessato il campo rom di Scordovillo causando disagi al vicino ospedale e in gran parte della città con l’odore acre avvertito fino a tarda sera, sono diverse le reazioni del mondo politico e di cittadini indignati per una situazione che affligge la città da anni. 

Furgiuele: “Smantellare campo rom” 

"Lamezia non può più permettersi il lusso delle parole intorno alla grave problematica del campo di Scordovillo. Dopo l'ennesimo incivile rogo che ha precipitato nella paura i cittadini, ho chiamato immediatamente il presidente Spirlì al quale ho chiesto supporto per attivare da subito il ministro dell'interno Lamorgese. Andremo a chiedere lo sgombero di qualle enclave di illegalità. Lo faremo incantenandoci, se sarà necessario, ai ministeri competenti. Basta con questa vergogna. Basta pauperismo ipocrita. Coloro i quali appiccano roghi di quel genere sono delinquenti consapevoli di poterlo fare perché tanto nessuno oserà snidarli da quel campo fuori dalla legalità. Per questo ci batteremo per lo smantellamento di quella vergogna. Da subito!". Lo afferma in una nota il deputato della Lega Domenico Furgiuele in merito all'incendio nelle vicinanze del campo rom a Lamezia Terme che ha provocato una densa nube di fumo che si è diretta verso l'ospedale posizionato nelle vicinanze.

Coordinamento cittadino Fratelli d’Italia Lamezia: “Sollecitiamo intervento delle autorità”

“La città di Lamezia Terme assiste per l’ennesima volta, all’innalzamento di fumi tossici dal campo rom di Scordovillo. Fratelli d’Italia da anni ormai denuncia una situazione del tutto intollerabile, ai Sindaci che si sono succeduti, ai Commissari e perfino con interrogazioni parlamentari dell’on. Wanda Ferro, si sta mettendo a serio rischio la salute dei cittadini. È arrivato il momento di dare seguito all’ordinanza di sgombero della Procura che della repubblica, che non si capisce il perché giaccia ormai da tempo nei cassetti senza che nessuno se ne occupi. Ancora una volta siamo a segnalare la drammatica situazione che coinvolge il nosocomio cittadino, le scuole e le numerosissime abitazioni attaccate al campo rom. I cittadini sono allo strenuo ed è per tale motivo che sollecitiamo l’intervento delle autorità preposte a che si giunga allo sgombero immediato del campo, utilizzando tutti gli strumenti necessari alla soluzione definitiva del problema”. 

Gianturco: “Urge mettere fine a questo scempio”

“Non è minimamente accettabile che accadano ancora cose del genere, tra l’altro, in pieno centro cittadino, con il rischio concreto per la pubblica incolumità a causa dei roghi tossici. Bisogna mettere fine a questo scempio e a queste pratiche pericolose, costi quel che costi”. A dichiararlo è l’ex consigliere comunale Mimmo Gianturco.

Pitaro (consigliere regionale): "È tempo che Istituzioni pubbliche si assumano responsabilità"

"L'Assessore regionale all'Ambiente e il Presidente della Regione, coinvolgendo Comune e Provincia, si attivino per sgombrare il campo Rom di Scordovillo. E, al contempo, per provvedere alle indispensabili operazioni di bonifica del luogo, ancora una volta interessato da uno spaventoso incendio dagli effetti nocivi, sia per chi lo abita che per i cittadini di Lamezia Terme. Una delle città più popolose della Calabria, simbolo del ritardo di sviluppo del Mezzogiorno e afflitta da innumerevoli emergenze, non può subire anche lo smacco di un pesante inquinamento ambientale sol perché si indugia nell' assumere i provvedimenti necessari". Lo dice il consigliere regionale Francesco Pitaro che aggiunge: "Non è possibile che a fronte dell'estrema pericolosità ambientale che in queste ore sta suscitando allarme e preoccupazione nella popolazione, e nonostante le sollecitazioni dell'Autorità giudiziaria, che più volte ha riferito 'di una penetrazione profonda nei terreni anche di metalli pesanti' e 'del riscontro di diossina nel terreno', i decisori pubblici facciano come le tre scimmiette. Non si finirà mai di ringraziare tutti coloro che in questo frangente si stanno prodigando per contrastare fiamme e fumi, ma - conclude Pitaro - è tempo che le Istituzioni pubbliche si assumano tutte e per intero le proprie responsabilità". 

Arena (Legambiente): "Questione deve diventare di interesse nazionale"

"Ancora roghi sulla città. Ancora fumi tossici inquinanti avvolgono Lamezia. Ancora una volta la salute pubblica in pericolo. Siamo molto preoccupati per le esalazioni tossiche dovute agli incendi provenienti dal campo rom di c.da scordovillo - dice il circolo legambiente Lamezia che mette in evidenza come - la questione malgrado gli ultimi interventi della procura distrettuale antimafia guidata dal dottor Gratteri sia pesantemente intervenuta con arresti e sequestri, sia ancora lontana da qualunque risoluzione. La questione del campo rom - sostiene l’avvocato Gianni Arena - a questo punto deve diventare una questione di interesse nazionale. Non si può consentire ad alcuno di invadere una città intera dalla diossina e da altri fattori inquinanti che provocano gravi malattie alla popolazione tutta. Bisogna intervenire al più presto per risolvere definitivamente l’annoso problema sgomberando l’area e cercando di bonificare ciò che ne resta togliendo i Rom dal degrado, dalla disperazione e dalla illegalità. Il diritto alla salute della collettività deve prevalere su qualunque interesse di natura politica ed individuale e quindi invitiamo le istituzioni interessate ad intervenire, conclude la nota ambientalista, per la tutela della salute pubblica". 

Nuovo Cdu Lamezia: "Commissari prefettizi intervengano sul campo rom di Scordovillo"

"Nel lontano 30 ottobre 2018 ci eravamo già rivolti, con una richiesta e una lettera aperta, agli allora Commissari Straordinari del Comune di Lamezia Terme per portare alla loro attenzione la situazione del campo rom e perché ottemperassero alle indicazioni del Prefetto. La situazione di quel periodo era problematica e allora avevamo posto l’attenzione sul campo Rom di Scordovillo. Già allora sostenevamo che i Commissari Straordinari avevano i pieni poteri e quelli giusti per poter smantellare il campo in questione, anche con l’aiuto del Ministero degli Interni, e anche con il Ministero dell’Ambiente e con quello della Salute" è quanto affermano in una nota Giancarlo Muraca coordinatore cittadino del Nuovo Cdu e Giuseppe Muraca presidente cittadino del Nuovo Cdu.

"Oggi - precisano - vogliamo che affrontino e risolvano questo problema senza perdere ulteriore tempo. Già allora denunciavamo le condizioni disumane in cui vivevano queste famiglie all’interno del campo, ma portavamo anche all’attenzione il pericolo di lasciare il campo Rom in queste condizioni sia per gli stessi Rom ma anche per l’intera collettività lametina. La commissione straordinaria, allora come oggi, ha il potere per poter finalmente risolvere uno dei problemi principali di Lamezia. Non ci dimentichiamo che ancora esiste una indicazione del Prefetto in tal senso. Quello che è successo ieri al campo Rom di Scordovillo non può essere sottovalutato e nemmeno considerato un evento fortuito ed occasionale. Una città paralizzata e con la viabilità in tilt, un’aria irrespirabile e i treni fermi. Chi ieri è rimasto in città, in qualunque punto fosse, ha potuto notare e subire gli effetti delle fiamme e dei fumi. Immaginatevi cosa ha sopportato chi per esigenze particolari è dovuto stanziare nelle vicinanze e chi abita lì vicino per non parlare dei numerosi pazienti del vicino ospedale".

"Anche oggi - proseguono - purtroppo come allora, alla guida del Comune di Lamezia abbiamo i Commissari Prefettizi e anche questa volta lanciamo un appello per intervenire e risolvere questa situazione e smantellare il campo. I Commissari hanno pieni poteri e poteri straordinari e loro, quindi, avrebbero anche capacità economiche, liberi da “paure e da vincoli” che i politici locali non sono in grado di scrollarsi di dosso. I ministeri degli Interni, dell’Ambiente e della Salute entrerebbero di diritto e con pieno titolo nell’intervento. Questo campo è un grave pericolo in quanto non controllabile e centro di illegalità e malaffare, inoltre provoca, non solo con i fumi, inquinamento ambientale che purtroppo non ha niente di meno dell’Ilva di Taranto. Per non trascurare l’aspetto sanitario sia degli stessi Rom ma anche dei numerosi cittadini che purtroppo si ammalano per le conseguenze dei continui roghi. Dobbiamo aspettare che i poveri ammalati e soprattutto i loro familiari, si decidano a fare un’azione comune (class action) per aver contratto certe malattie come sta succedendo a Taranto e in tanti altri luoghi? Noi a Lamezia abbiamo la “sfortuna” di avere spesso i Commissari Prefettizi, almeno possiamo avere la “fortuna” di avere persone valide per riuscire a smantellare questo campo?".

"I commissari, aiutati dai ministeri, hanno la possibilità e la libertà di agire senza condizionamenti e con poteri pieni e quindi non possono accampare scuse. Non ci siamo riusciti con il Commissario Alecci, ma questa terna commissariale, con a capo il dott. Priolo, potrebbe approfittarne per essere ricordata per aver risolto almeno un grave problema che sta a cuore ai cittadini e non essere menzionata e ricordati solo per le decisioni negative e il degrado di Lamezia Terme".

Casapound Lamezia: "Situazione inaccettabile"

Casapound interviene in merito alla una colonna di fumo nero che ha invaso l'intera città di Lamezia Terme a causa di un incendio di rifiuti tossici divampato presso il campo rom di  Scordovillo. "La situazione è diventata inaccettabile - attaccano i militanti di Casapound - non sono situazioni tollerabili, tanto più se reiterate nel tempo". "Gli abitanti della zona hanno più volte denunciato la situazione senza che le autorità competenti siano mai state in grado, o abbiano mai avuto la volontà, di porvi rimedio. Quanto ancora bisogna andare avanti? La vicinanza dell'ospedale dovrebbe già essere un motivo valido per intervenire ma evidentemente la salvaguardia della salute pubblica e dei degenti è all'ultimo posto delle priorità delle autorità e dell'amministrazione. Chiediamo che vengano presi provvedimenti immediati: i roghi di rifiuti tossici devono essere fermati e se necessario bisogna procedere allo sgombero del campo: a Lamezia non deve esserci spazio per chi non ha a cuore la salute di residenti e cittadini".

La riflessione della Professoressa Enza Sirianni: Una città di cui non vergognarsi”

“Sono una cittadina nata a Nicastro, cresciuta, vissuta a Lamezia Terme. Ieri, godendo di una visione panoramica sulla città, sulla piana, sull'anfiteatro del golfo, verso le 17:00, dalla finestra della mia cucina che affaccia a sud, vedevo, nel cielo luminoso, avanzare una minacciosa formazione scura, tenebrosa. Con il caldo implacabile che stiamo patendo in questi giorni, mi sono detta lì per lì: “Possibile che, così, ex abrupto, il cielo si stia preparando ad annuvolarsi e a scaricarci una botta di acqua? O è il preludio di qualche evento estremo, quale una tromba di aria”?  Ma è stato solo un attimo di perplessità giacché, andando sul terrazzo, ho capito che non si trattava di nessun cambiamento atmosferico, ma che dalla zona di Scordovillo, si levava un fumo nero, imponente, sia in larghezza, sia in altezza, a causa di un incendio che poi, dalla tempestiva cronaca locale, ho appreso essere di rifiuti non meglio identificati dal campo Rom. Allibita, non volevo credere ai miei occhi, anche perché memore di un'operazione condotta a termine dai carabinieri circa un mese fa, denominata Quarta chiave per stroncare un traffico illecito di rifiuti avente come base Scordovillo.

La faccio breve perché di chiacchiari e tabaccheri i lignu , ne abbiamo le scatole piene. Siamo finiti nella stessa serata al Tg3. Stamattina, nel cielo limpido, verso est stanno appollaiate come nere cornacchie, matasse sporche dei vapori tossici dell'incendio di ieri e, in aggiunta, l'aria è ammorbata da odore di plastiche bruciate. Da stupidi pensare che non ci sia una correlazione tra l'alta incidenza di malattie tumorali in città (mali che si scoprono come diciamo noi da sira alla matina) e l'inquinamento causato da anni di fumi velenosi provenienti da Scordovillo, per la reiterazione disinvolta di reati ambientali sotto gli occhi di tutti. Ringraziamo le forze dell'ordine che si impegnano per la repressione di questi attentati alla salute collettiva, ma, come abbiamo potuto constatare, questo non basta. Al di là dello scempio che proviene dall'accampamento degli zingari- mi scuso ma ancora qui, nel dialetto, così usiamo dire, senza per questo volere essere offensivi nei confronti della etnia Rom più numerosa tra quelle del sud Italia- la città è in caduta libera. Dunque, facendo la conta delle piaghe che affliggono Lamezia Terme, dovremmo iniziare dal mare che, a detta di alcuni, quest'anno doveva essere più pulito. Mi riferiscono che, se mai, è più sporco del solito, con la nota brodaglia verdastra e untuosa che arriva puntualmente a determinate ore del giorno. So di lametini nostalgici del mare di un tempo in cui, tuffandoci, vedevamo il bellissimo fondale, che, giunti alle case di vacanza, dopo un giorno se ne vorrebbero già tornare al Nord dove risiedono. Leggo dalla cronaca locale di cittadini, di comitati spontanei, associazioni che denunciano l'abbandono, il degrado delle zone verdi e dei parchi pubblici, la impraticabilità della pineta di Ginepri, la desolazione del lungomare di Lamezia, la sporcizia che sommerge le vie e i marciapiedi urbani. Leggo ma ho constatato de visu. Ho scattato foto, a giugno, ai marciapiedi di via Cristoforo Colombo dove, tra betonelle divelte e sterpaglie in crescita esponenziale, è difficoltoso e pericoloso camminare. Indecenti, zozzi, disturbanti. Non parliamo di Piazza d'Armi / Piazza Mazzini, centro e salotto si fa per dire della città, su cui mi sono già espressa. Bisogna passarci per vedere in che stato è :  fontana transennata  con la vasca traboccante acqua limacciosa e muschio (lipparu) a volontà, pavimentazione della fu villa, ricoperta da un tappeto stratificato di escrementi di colombi, bottiglie di birra ovunque , alcune spaccate e in frantumi dopo i bagordi notturni di persone che dovrebbero essere i fruitori della “ piazza restituita alla socialità urbana” (dichiarazioni dopo il restyling/ devastazione di soggetti politici ancora in circolazione con la cosiddetta “ faccia di bronzo” ), puzza di piscio, sempre in virtù della sopraddetta socialità e altre amenità su cui sorvolo.

Andiamo avanti, saltando dalla questione ambientale e del decoro urbano, al funzionamento della macchina comunale. Elefantiaca, lentissima, comporta attese estenuanti da parte dei cittadini per ottenere un documento, una firma su una pratica, un’autorizzazione, una qualsiasi questione burocratica, con il rischio di esito negativo. La situazione di stallo, con gravissimi danni economici per la città e per le sue sempre più asfittiche attività produttive, è stata denunciata da professionisti che sentono, più dei cittadini, il polso affievolirsi nei battiti ogni giorno di più, fino al coma irreversibile. Si è mosso qualcosa? Non possiamo incolpare di tutto ciò unicamente il Commissario prefettizio che, tuttavia, stando così le cose, una mano non la sta donando per alleviare le sofferenze della paziente malata. La nostra amata città. Ma non tanto amata se noi cittadini permettiamo tutto ciò, indifferenti o ciondolanti su iniziative che lasciano il tempo che trovano. E la politica? Vabbé: i fatti parlano da soli da anni. Fallimento totale. Ma, ripeto, noi cittadini non siamo esenti dalle responsabilità che concorrono all'agonia di Lamezia Terme. Basterebbe che fossimo in tanti a metterci la faccia e a dire no alla morte della città. Ma con nome e cognome, senza timori. Per questo il mio grazie a tutti coloro che, per la propria parte, si sono esposti e si espongono per il bene della nostra comunità. Infine, tornando alla politica, facendomi interprete-ritengo- dei desideri dei miei concittadini, si chiede un solo grosso favore: basta con le formule che si ripetono dal dopoguerra o con le trovate del tipo “resto, ritorno in Calabria”, senza né capo né coda, mentre la fame, atavica, parla con gli angeli. Basta con promesse stellari (infrastrutture, collegamenti, strade superveloci, ponti ecc.)  a cui non crede neanche iugali. Basta con inaugurazioni e premiazioni del nulla contornati di ciambelle di aria fritta.  Risparmiateci queste messinscene che soddisfano solo le vostre ambizioni, il vostro ego, la vostra vanità, il vostro narcisismo. I cittadini di Lamezia vogliono cose semplici: una città pulita, decorosa, con i servizi per cui pagano le tasse, vivibile per chi ci abita e accogliente per chi vi transita. Una città civile di cui andare fieri e non vergognarsi. Si chiede troppo?”.

Cgil Area Vasta: “Campo rom di Scordovillo si conferma una zona franca”

“A meno di un mese dall’operazione ‘Quarta chiave’, realizzata dai carabinieri di Lamezia Terme e Catanzaro sotto il coordinamento della Dda di Catanzaro, guidata da Nicola Gratteri - che ha portato all’arresto di numerose persone per traffico illecito di rifiuti, il campo rom di Scordovillo si conferma una zona franca dove il degrado, l’impunità, la prepotenza criminale prevalgono sulla legge, il rispetto delle regole, la tutela della salute pubblica. Quanto è accaduto ieri, vale a dire impressionante incendio dagli effetti nocivi a due passi dall’ospedale Giovanni Paolo II, ma pericoloso per tutti i lametini, compresi quelli che abitano il campo rom, conferma che servono azioni concrete e che le istituzioni ancora non hanno individuato le misure più idonee da mettere in campo per trasformare”. È quanto afferma la segreteria della Cgil Area Vasta Catanzaro-Crotone-Vibo.

“Il campo di Scordovillo deve essere bonificato: ne va della tutela della salute pubblica di chi vive in quelle zone, e la necessità si estende a tutta la città della Piana afflitta da atti criminali che ruotano attorno a questa “zona franca” – si legge nella nota della CGIL Area Vasta -. Continui roghi alla diossina, discariche abusive, furti e ricettazione, il campo rom continua ad essere sottratto al controllo dello Stato: alla marginalità e alla mancata integrazione, che grava soprattutto sui bambini, si aggiunge anche un inquinamento ambientale da cui non si può tornare indietro. In più di una occasione l’autorità giudiziaria  ha parlato della penetrazione nei terreni anche di metalli pesanti e ‘del riscontro di diossina nel terreno’. E sappiamo bene che non basta parlare di ruspe e di bonifiche, di spostamenti degli abitanti del campo in altre zone: a quanto ci risulta erano stati da poco stanziati oltre 55 mila euro per la rimozione dei rifiuti e la bonifica dell’area di via Paul Harris che conduce al campo rom di Scordovillo. È il momento dell’assunzione delle responsabilità – conclude la nota – ma quello che porta dalle parole alle azioni non può più essere rinviato”.

Rete Civica, Ambulatorio solidale prima gli ultimi e associazione Senza Nodi: “Non è più tollerabile”

“Continuare con i fuochi ed i fumi alla diossina nella bidonville di Scordovillo non è più tollerabile. Si tratta della salvaguardia della salute non solo dei lametini di adesso, ma anche di quelli delle future generazioni. E si tratta di danni incalcolabili all’ambiente; all’agricoltura, convenzionale o biologica che sia; alle nostre riserve idriche; al turismo; all’effervescenza spontanea della nostra movida; in poche parole, ad una parte cospicua dei beni e dell’economia lametina, che tenta a fatica di uscire dal disastro della pandemia. La politica sul tema dello smantellamento dell’indegno campo di Scordovillo ha dato da tempo forfait, nonostante i ricorrenti proclami e le tante promesse di risolverlo, qualcuno addirittura in un anno”. È quanto affermano in una nota Rete Civica, Ambulatorio solidale prima gli ultimi e associazione Senza Nodi.

“Giorni fa – proseguono - il Procuratore Gratteri ha operato numerosi arresti nell’ambito di un’indagine sullo smaltimento illecito dei rifiuti, che da troppo tempo si ripete nel ghetto di Scordovillo e in quel contesto ha chiesto il sequestro dell’intero campo. Il Gip non glielo ha concesso in base al ragionamento, assolutamente corretto dal punto di vista sociale, che non tutti i cittadini di etnia rom che abitano nella bidonville sono solo per questo dei delinquenti. Non ha visto, però, il Gip l’altro aspetto del problema. È proprio l’esistenza del ghetto che favorisce e supporta queste attività criminali. I tanti o i pochi di quei cittadini lì residenti che sono estranei alla criminalità interna e vorrebbero affrancarsene sono le prime vittime di questi crimini. Sequestrare il campo e affidarlo alla gestione della Procura Antimafia avrebbe significato non solo il controllo costante e vigile degli inquirenti, ma anche e soprattutto una concreta prospettiva di suo smantellamento, visto che il Procuratore Gratteri ha ben dimostrato (come per l’Aula Bunker) di saper gestire i problemi e perfino di riuscire a trovare gli opportuni e necessari finanziamenti. Se è ancora possibile, vogliamo sperare che questo diniego di sequestro venga ripensato. Nella nostra epoca e in questa nostra piana lametina ci sono già fin troppi rischi di inquinamento che causano un dilagare di gravi malattie e patologie. Scongiurare quest’altra fonte patogena che ci propinano periodicamente dal campo di Scordovillo quei delinquenti, che per risparmiare sui costi di smaltimento dei pneumatici li conferiscono nel ghetto, e quegli altri che li bruciano, magari insieme a matasse di fili elettrici rubati, sarebbe già un bel risparmio per la salute di tutti i lametini, compresi per prima quelli di etnia rom. Nello stesso tempo chiediamo con forza l’intervento urgente dell’Arpacal per le indispensabili analisi sull’entità dell’inquinamento dell’aria e del suolo”.

Coordinamento 19 Marzo: “Soluzione concreta urgentissima”

“Quanto accaduto ieri, e che da molti (troppi) anni continua a ripetersi presso il campo rom di Scordovillo a Lamezia Terme, è certamente un problema improcrastinabile e che dunque necessita di una soluzione concreta urgentissima. Anzi, si è comunque già in ritardo. I fumi che si alzano da quella zona e che poi attraversano gran parte della Città – l’altra solo perché in quel momento favorita dal vento non affronta gli stessi problemi – crea disagi di molteplice natura ad ognuno di noi”. È quanto affermano dal Coordinamento 19 Marzo.

“Non ci stanchiamo di ripetere e continuiamo a sottolineare – spiegano - come fatto con le lettere nel recente passato scritte e recapitate alla sede del Ministro della Salute (allora Giulia Grillo), la paradossale estrema vicinanza del campo rom con, tra l’altro, il nosocomio cittadino. Ciò lascia ancora più perplessi quando ci si chiede perché chi ha il dovere (oltre che il potere) di intervenire non lo fa. Uno dei problemi più importanti, secondo noi, è rappresentato dal fatto che è mancata continuità nella volontà di risoluzione. Si è sempre arrivati a diversi provvedimenti o azioni, da parte di più Autorità, che in concreto hanno lasciato il ripetersi dei roghi. Quello che proponiamo è un immediato tavolo permanente (non solo fino allo sgombero – che non deve necessariamente essere coattivo – e bonifica dell’esteso territorio interessato ma anche nei momenti successivi) intorno al quale si siedano gli attori competenti ed interessati, in primis il Sindaco (o chiunque, come oggi, ne eserciti i poteri). L’art. 54, comma 2, del D. Lgs. 267/2000 recita “Il sindaco, quale ufficiale del Governo, adotta, con atto motivato e nel rispetto dei principi generali dell'ordinamento giuridico, provvedimenti contingibili e urgenti al fine di prevenire ed eliminare gravi pericoli che minacciano l’incolumità dei cittadini; per l'esecuzione dei relativi ordini può richiedere al prefetto, ove occorra, l'assistenza della forza pubblica”, ma non per questo devono agire esclusivamente questi due soggetti che, nel rispetto del principio di sussidiarietà previsto dalla nostra Costituzione, devono essere coadiuvati anche da Regione e Stato per la risoluzione di un problema così grande. ll tutto, si badi, nell’interesse e maggior benessere di chi vive in condizioni inaccettabili all’interno del campo rom, oltre che di chiunque viva fuori dallo stesso”.

Rotary Club Lamezia: "Servono azioni immediate ed efficaci"

Il Rotary Club Lamezia Terme, esprime "la propria vicinanza ai cittadini di Lamezia che il 14 luglio, sono costretti a inalare fumi tossici a causa dell’incendio appiccato presso il  campo rom di Scordovillo e invita l’amministrazione a compiere celermente tutte le azioni necessarie al fine di evitare che tale inaccettabile situazione possa riverificarsi in futuro. Non è la prima volta, infatti, che la città subisce i danni causati dall’atteggiamento sconsiderato e incontrollato di “pochi” che sembrano poter agire al di sopra della legge. Il Rotary Club Lamezia Terme supporterà, come ha sempre fatto nella sua storia, ogni iniziativa a tutela della salute e dell’ambiente e auspica che al più presto e in modo definitivo venga risolto un problema che, probabilmente negli anni non ha avuto la giusta considerazione. Servono azioni immediate ed efficaci".

Gioventù Nazionale: “Bomba Ambientale"

"Nella quarta città della Calabria, (per numero di abitanti) e punto di arrivo del turismo calabrese grazie all'aeroporto internazionale, in un soleggiato pomeriggio d’estate, quando i cittadini potrebbero dedicarsi ai propri hobbies, allo sport o ad una semplice passeggiata, tutto questo non é possibile a causa dell’illegalità imperante nel campo nomadi di Scordovillo". Così da Gioventù Nazionale Lamezia Terme che, aggiungono: "Non è la prima volta che si assiste a questa situazione di totale scempio e degrado, nella colpevole indifferenza e incapacità della classe politica, che non è stata capace in questi anni di risolvere il presente problema. Eventi come questi suscitano rabbia ed indignazione nei cittadini, costretti con il caldo a dover chiudere le finestre di casa, per evitare di respirare il lezzo maleodorante propagatosi nell’aria. In molte città d’Italia e d’Europa si adottano misure concrete volte a risolvere o quantomeno attenuare il problema delle polveri sottili, provocate dall’industria; a Lamezia, invece, dobbiamo convivere con queste scelleratezze, per giunta in una via che dovrebbe essere adibita al pubblico transito, come quella occupata dai nomadi in Località Scordovillo, in pieno centro cittadino, oltretutto nelle vicinanze all’ospedale Giovanni Paolo II, dove gli operatori sanitari, oltre a combattere il covid-19, sono da tempo impegnati a somministrare il vaccino, in giornate, come quella del 14 Luglio 2021, in cui in tanti erano in fila fuori dal presidio ospedaliero per ricevere la loro dose e hanno dovuto respirare la nube tossica, protratta nei giorni a seguire. Auspichiamo dunque, un intervento delle massime autorità per far sì che tutto questo possa terminare al più presto possibile per salvaguardare la salute dei cittadini".

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