
Lamezia Terme - Ha inizio dinnanzi ad un braciere acceso all’ingresso della Cattedrale la Veglia Pasquale presieduta dal Vescovo Schillaci, in orario anticipato a causa della zona rossa, e vissuta in un clima di estremo raccoglimento fin dal momento della benedizione del fuoco con il quale è stato acceso il cero Pasquale, portato in processione in una chiesa illuminata solo dalle candele sorrette dai fedeli, accese via via che il corteo raggiungeva l’altare. Un’atmosfera suggestiva, alimentata dalle letture iniziali tratte dalla Genesi, dall’Esodo e dai Profeti seguite da salmi e commenti che ne hanno vivificato il contenuto alla luce della Pasqua. Dopo la Lettera di San Paolo Apostolo ai Romani, il brano del Vangelo di Marco sull’apparizione dell’Angelo alle donne, sul quale si è focalizzata l’omelia di Schillaci.
“Quello di oggi è un annuncio di vittoria, di cui si sente oggi un bisogno essenziale, poiché alla luce di questo è possibile rileggere la storia, la nostra vita, reinterpretare il significato di tutto: Dio ha tanto amato il mondo da dare suo Figlio. Un Amore grande, che costa un sacrificio. Anche le donne che si recano al sepolcro per prendersi cura di un corpo che credono morto pensano di compiere un atto d’amore, ma trovano la pietra rotolata. Quanti macigni devono ancora essere fatti rotolare via dalla nostra vita, dalle nostre comunità, dal nostro cuore, in questo tempo difficile per tutti? E’ il Cristo Risorto che ci libera dalla paura e dalle rigidità del nostro modo di pensare, di essere, dai nostri schemi. Dimentichiamo il “si è fatto sempre così”: Cristo è oltre ed è altro. Non cerchiamolo fra i morti. E’ il Vivente che dice: “Andate” e indica la gioia della Missione, ci precede, ci apre la strada, dischiude orizzonti e nuove aperture.”
Un messaggio coraggioso e incisivo, concretizzato nel rinnovo finale delle promesse battesimali, che non manca ancora una volta di mettere l’accento sulla vocazione missionaria di un apostolato fruttuoso anche, e forse soprattutto, in un tempo in cui è più difficile far attecchire la speranza.
Giulia De Sensi
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