
Catanzaro - Gli operatori e i dipendenti della clinica Sant'Anna Hospital di Catanzaro, nota struttura sanitaria nel campo del trattamento e della cura cardiovascolare, stanno inscenando un flash mob di protesta davanti la prefettura. Si tratta della seconda manifestazione di protesta dopo quella dello scorso 21 dicembre. "Questa nuova mobilitazione - hanno spiegato i manifestanti - è motivata dal fatto che l'Asp ha bloccato i rimborsi di prestazioni già erogate, per complessivi 20 milioni: alla luce di questa situazione, che sta comportando una crisi di liquidità, il management del Sant'Anna ha paventato il rischio della chiusura della clinica, ritenuta un’eccellenza nel Mezzogiorno nel campo cardiovascolare, con conseguente perdita del posto di lavoro per circa 300 dipendenti". Oltre ai lavoratori hanno preso parte al sit-in anche associazioni a sostegno della clinica, presente anche il M24 agosto Catanzaro.

Secondo quanto riferito dal management del Sant’Anna, nei giorni scorsi l’Asp di Catanzaro ha comunicato che la clinica catanzarese non può più erogare prestazioni a carico del Servizio sanitario regionale per il mancato rinnovo dell’accreditamento. L’obiettivo della manifestazione di protesta di questa mattina, a cui seguirà una conferenza stampa del Cda del Sant’Anna, è quello di sensibilizzare tutte le istituzioni competenti a evitare la chiusura della clinica, ottenendo anzitutto il rinnovo dell’accreditamento. All’odierno flash mob di protesta si sono aggiunti anche associazioni e movimenti di Catanzaro. Ieri il sindaco Sergio Abramo, ha riferito che in giornata è in programma un incontro con il commissario ad acta della sanità calabrese, Guido Longo, e il presidente facente funzioni della Regione, Nino Spirlì, per affrontare la questione. Negli ultimi mesi le difficoltà del Sant’Anna di Catanzaro si sono ulteriormente acuite dopo il sequestro di 10 milioni di euro disposto dalla Procura nell’ambito di un’inchiesta su presunti falsi ricoveri nella clinica: a inizio dicembre parte dei fondi sequestrati sono stati dissequestrati.

Cda: "Crisi provocata da Asp"
"Il provvedimento dell'autorità giudiziaria che è stato notificato alla società l'1 ottobre 2020, non ha nulla a che vedere con l'attuale condizione gestionale della clinica". È quanto ha dichiarato, nel corso di una conferenza stampa a Catanzaro, il presidente del consiglio d'amministrazione del Sant'Anna Hospital Gianni Parisi, dopo le numerose proteste che sono scaturite dalla notizia della possibile chiusura della clinica. "Ci sono un'indagine e delle ipotesi di reato - ha aggiunto Parisi - non ripetibili perché il reparto sotto inchiesta è sospeso. Se Villa Sant'Anna ha sbagliato insieme a chi ha sbagliato pagherà per quel per cui è chiamata a rispondere, ma i componenti di quel management non sono più in azienda". Parisi si è soffermato sui motivi che hanno portato la clinica al rischio di chiusura. Tra questi la sospensione dell'accreditamento del reparto di cardiochirurgia e il mancato rinnovo del contratto con l'Asp di Catanzaro. "Ho provato - ha detto il presidente del Cda - dal 6 ottobre a interloquire con i soggetti preposti al governo della Sanità nella mia provincia e nella Regione. La mia prima pec é stata inviata all'Asp provinciale di Catanzaro perché mi sono reso conto che la clinica operava senza contratto per il 2020. Mi sono rivolto all'Asp perché è il mio committente che ha validato le nostre fatture fino a giugno 2020. Ho scritto 15 pec, tutte facenti parte della normale comunicazione tra enti accreditati e Asp di riferimento per la normale stipula dei contratti senza avere nessun riscontro. Non siamo riusciti a comprendere le ragioni per cui l'Asp non ha sottoscritto la covenzione pur avendo comunicazioni in atto tutte finalizzate alla stipula del contratto fino al settembre 2020". L'azienda ha fatto fronte con proprie risorse alle spese che ha potuto sostenere fino a pochi giorni fa. "La società - ha sottolineato Parisi - vanta crediti per prestazioni effettuate nel 2020 e non pagate pari a 22 milioni di euro. L'Azienda è dotata di una solidità finanziaria che pochi hanno in Calabria e ha deciso ugualmente di andare avanti fino al grido d'allarme lanciato nei giorni scorsi".
Il direttore sanitario Antonio Capomolla ha chiarito la questione dell'accreditamento che "non è scaduto. Si tratta di un accreditamento con prescrizione e noi abbiamo ottemperato a soddisfare tutti i punti richiesti dalla norma. Attendiamo solo il parere della commissione dell'Asp per continuare il nostro lavoro. Manca un documento tecnico che decreti la continuazione o meno delle attività da parte dell'Asp". Quanto alla sospensione delle attività, Capomolla ha spiegato come "questa situazione imponga una riflessione: viene meno uno stato di diritto perché è stato interrotto un servizio di pubblica utilità. Se a me oggi arriva una dissecazione aortica cosa rispondo? Che non posso intervenire in emergenza perché non sono autorizzato dal commissario dell'Asp che non poteva rispondere di sabato? Oggi muoiono i nostri diritti civili. C'è stata un'interruzione di pubblico servizio e nessuno degli attori che sarebbe dovuto lo ha fatto". Sulla vicenda della Cardiochirurgia il direttore dell'unità operativa Daniele Maselli ha dichiarato che "in Calabria non c'è una corretta gestione delle politiche sanitarie. Perché non è possibile che un paziente per venire ad operarsi al Sant'Anna, sia costretto a farsi dimettere dalla struttura in cui é ricoverato e a pagare dalle 600 alle 700 euro per il trasporto in ambulanza". Maselli ha parlato di "volontà di generare un bisogno, perché i bisogni si possono governare" Al Sant'Anna viene curato, secondo quanto ha riferito Maselli, "più dell'80% di pazienti ai limiti della sussistenza, che non avrebbero nessuna possibilità di andare altrove" Per Maselli "non esiste una rete cardiochirurgica a vantaggio del paziente, come ad esempio quella dell'Emilia Romagna dove tutto ruota intorno ai malati in base ad una distribuzione equa del territorio, considerando la vicinanza ai presìdi. Noi abbiamo in Calabria tre cardiochirurgie di alta qualità. Perché non ci sediamo per stabilire, nell'interesse del paziente, come organizzare in modo territoriale la rete cardiochirurgica?".

Spirlì: "Qualità non può andare persa"
"Tutto questo non può andare perso e deve essere difeso fino all'ultimo". Lo ha detto il presidente facente funzione della Regione Calabria, Antonino Spirlì in merito alla vicenda del Sant'Anna Hospital di Catanzaro che rischia la chiusura e la perdita di circa trecento posti di lavoro. "Mi dispiace citarmi - ha aggiunto Spirlì - ma sono stato forse il primo se non l'unico a ricevere le rappresentanze dei lavoratori del Sant'Anna Hospital che ha una fama mondiale per quanto riguarda la qualità della sua sanità. E' chiaro che ci sarà la necessità di dividere i percorsi perché da una parte è giusto che ci sia l'accertamento su eventuali errori e su questo bisognerà continuare, mentre dall'altra parte non solo non si possono lasciare a casa centinaia di lavoratori ma non si può cancellare la bontà eccelsa dei servizi che in tutti questi anni quell'ospedale ha garantito in una terra dove sappiamo che la sanità ha avuto egli azzoppamenti non da poco. Per questo lavoreremo ancora assieme tutti per risolvere i problemi e non caricarne di altri. Soprattutto mai pregiudizi ma ascolto e soluzione dei problemi".
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