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Lamezia Terme - È stato presentato ufficialmente in videoconferenza dal Rotary del Reventino, presieduto dal dottor Antonio Giacobbe, in collaborazione con tante altre associazioni del territorio, il libro dello storico lametino Vincenzo Villella intitolato “Genti e paesi del comprensorio Lametino”. Si tratta di un lavoro storico-fotografico sulla trasformazione della montagna e della piana lametina negli ultimi 50 anni. Un saggio di storia del paesaggio sia nel suo aspetto naturale che come produzione dell’uomo: l’ambiente geografico e l’impronta umana. Un palinsesto, anche fotografico (750 foto in bianco e nero e a colori), che contiene tutti i tipi di testimonianze storiche possibili, compresi i grandi mutamenti ambientali, culturali, sociali ed economici del territorio.

La prima parte descrive la realtà della montagna che è stata solo raramente oggetto di analisi storiografica, un territorio che negli anni ’50 del secolo scorso sembrava disegnato solo da alluvioni e incendi, da frane e da dissesti, dalle macerie dei terremoti. Nella seconda parte è documentata la ricostruzione del paesaggio dei singoli paesi attraverso i segni urbanistici, le tracce del passato e le testimonianze delle trasformazioni storiche. La terza parte riguarda il paesaggio della piana lametina, dalla palude alla realtà odierna, attraverso la documentazione, anche fotografica, dell’opera di bonifica e della creazione della grande pineta costiera dalla Marinella fino a Pizzo. Fonte principale del lavoro: l’archivio storico-fotografico del Corpo Forestale dello Stato che ha curato negli anni ’50-’60 del secolo scorso la sistemazione idraulico-forestale del comprensorio lametino. È la ricostruzione, tra storia e memoria, di un’epopea che ha trasformato il territorio della parte centrale della Calabria. I segni del passato intrecciati con quelli dell’attualità, memoria dell’ieri e prefigurazione del futuro.

“Questo libro - ha dichiarato l’autore nel suo intervento - è una ricerca di storia locale intesa come geografia storica o ecostoria, ossia come storia del territorio o del paesaggio considerato come valore globale, come mondo vissuto dalla comunità, lasciatoci dai nostri padri e che deve essere patrimonio per i nostri figli. È la storia dentro cui viviamo, l’ambiente come primo e fondamentale documento storico. È il palinsesto della nostra identità culturale. È il volto del nostro territorio, scenario delle vicende della comunità, della sua storia, della sua cultura. È il luogo non solo fisico, ma anche spirituale del nostro abitare questo luogo. Abitare un luogo significa accordarsi al suo spirito. Il libro – ha aggiunto Villella - è rivolto innanzitutto alle comunità locali spingendole a interessarsi della conoscenza e della conservazione storica del patrimonio culturale e stimolandole ad amare la propria identità.  L’educazione al patrimonio culturale deve considerarsi la pietra miliare di qualsiasi politica che intenda preservare la storia e la civiltà di una comunità. Purtroppo, abbiamo avuto ceti dirigenti miopi che, diversamente da quanto è avvenuto in altre regioni d’Italia, non hanno concentrato le loro attenzioni per tutelare e sviluppare la nostra cultura. Hanno fatto poco o niente per tenere viva la memoria comune e le singole memorie del nostro territorio. La speranza sta soprattutto nella presa di possesso di questo patrimonio culturale da parte delle nuove generazioni. Ecco perché il libro è rivolto soprattutto ai giovani affinché si rendano protettori di questo patrimonio e non semplici spettatori o consumatori”.

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