
Roma - "Le riforme che ho io in testa non si fanno, nemmeno con questo governo. Il ministro Bonafede sta prestando grande attenzione al mio ufficio e ho buoni rapporti con lui, come ce li avevo con il suo predecessore, Orlando. Ma non è questo, il livello di contrasto alle mafie sarà sempre insufficiente finchè non faremo - nel rispetto della costituzione - quelle leggi che renderanno delinquere non più conveniente" così il capo procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri, ospite di Lilli Gruber a Otto e mezzo su La7.
"In Calabria c'è una nuova primavera" afferma il Procuratore spiegando che "dietro la mia porta ci sono 40, 50 persone che aspettano ogni settimana e 300 in lista di attesa che vogliono parlare con me. Ogni 10 ci sono due o tre che dicono cose importanti, che denunciano". E, ammette: "i calabresi non sono omertosi, la gente non dneuncia perchè non si fida".
"A Colleferro c'è stata una mentalità mafiosa, quei ragazzi - se sono stati loro, come affermano alcuni testimoni - hanno avuto un atteggiamento mafioso, quello del controllo del territorio. Il modo di essere di quelle persone, con la concausa della mancanza di un'istruzione, e' quello di gente allenata alla violenza". Continua Nicola Gratteri.
"A parte il numero di imputati, il maxi processo contro la 'ndrangheta non è paragonabile a quello di Palermo. Falcone e Borsellino erano dei giganti rispetto a noi, noi siamo normali magistrati, loro persone che capivano le cose 20 anni prima degli altri". Lo ha affermato ancora il capo procuratore di Catanzaro nel giorno in cui nell'aula bunker di Rebibbia si è aperto l'udienza gup del procedimento "Rinascita-Scott" con 456 imputati in attesa della realizzazione di un'aula simile nell'area ex Sir di Lamezia Terme.
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