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Lamezia Terme - "​In tutta la regione si susseguono presìdi, cortei e blocchi stradali. Dalle campagne sale un grido d’allarme esasperato contro il rincaro del gasolio agricolo e l’impennata del costo della vita, mentre i palazzi della politica regionale e del governo centrale continuano a rispondere con provvedimenti del tutto insufficienti. ​Centinaia di trattori scesi nelle piazze e lungo le principali arterie viarie — da Cosenza a Lamezia Terme, passando per la Statale 106 e la Piana di Sibari — testimoniano l’inizio di una mobilitazione disperata. Chi lavora la terra in Calabria ha raggiunto il punto di non ritorno"

E' quanto afferma Piero Renda dal Parco Agricolo Calabria che prosegue: "​L’aumento vertiginoso del costo del gasolio e delle materie prime (fertilizzanti, energia e sementi) rende insostenibile la gestione aziendale. Lavorare un ettaro di terreno costa oggi più di quanto il mercato riconosca al raccolto. Tra costi raddoppiati e ricavi erosi dall’inflazione, centinaia di realtà agricole rischiano la chiusura, con ripercussioni drammatiche sull’occupazione e sulla tenuta sociale del territorio".

"​A rendere la situazione ancora più esplosiva è l'impatto devastante sull'intera filiera agroalimentare e sulle tasche dei cittadini. La sofferenza dei produttori si riflette direttamente sulle famiglie calabresi, travolte da un carovita senza precedenti. Fare la spesa quotidiana è diventato un lusso: in un solo anno i prezzi sono aumentati di oltre il 30%, mentre le priorità della politica sembravano concentrate su equilibri di potere e riforme elettorali. Sempre più persone sono costrette a tagliare sui beni essenziali e, nei casi più drammatici, a rinunciare alle cure sanitarie e alla prevenzione pur di mettere il cibo in tavola. Il costo del trasporto su gomma, anch’esso stremato dal caro carburante, scarica inevitabilmente ogni ulteriore rincaro sul prezzo finale al dettaglio. ​Ci troviamo così di fronte a un cortocircuito intollerabile: Per gli agricoltori vendere i propri prodotti a prezzi da fame significa lavorare in perdita e scivolare verso il fallimento. Per i consumatori acquistare quegli stessi prodotti al supermercato è diventato un salasso insostenibile.

​Come Parco Agricolo della Calabria - affermano - denunciamo con forza l'assenza di interventi strutturali. Non servono elemosine o rinvii: servono tutele immediate per chi produce il cibo e per chi lo consuma, per difendere il valore del lavoro, la salute dei cittadini e la dignità della nostra terra. ​Le famiglie calabresi si stanno impoverendo, mentre i fondi pubblici e gli investimenti continuano a essere indirizzati altrove".

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