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Vibo Valentia - "I cittadini di questa provincia sappiano che la Polizia c'è ed è espressione di uno Stato che non vuol essere autoritario, ma autorevole". Lo ha detto, secondo quanto riferisce un comunicato, il questore di Vibo Valentia, Angelo Carlutti, nell'intervento fatto nel corso della cerimonia per il 162/mo anniversario della fondazione della polizia di Stato. "Le esigenze di contenimento della spesa pubblica - ha aggiunto - non hanno consentito, anche quest'anno, di organizzare una cerimonia fastosa. Pertanto la ricorrenza odierna, che vogliamo sobria nella forma ma ricca di contenuti e partecipazione, si svolge all'interno delle nostre strutture con una presenza limitata di Autorità civili, militari e religiose a cui va il nostro più affettuoso saluto ed un sentito ringraziamento per la gradita presenza". "La percezione - ha proseguito - della sicurezza, in un territorio ad alta permeabilità mafiosa e ad elevato indice di delittuosità, può crescere solo nella costante sinergia tra il cittadino e le forze dell'ordine. La provincia di Vibo Valentia rappresenta un territorio estremamente povero, dove l'incapacità atavica di innescare processi di sano sviluppo infrastrutturale, economico ed occupazionale, hanno condotto la popolazione ad una condizione di rassegnazione, alimentando così l'ingiusta sfiducia nei confronti degli apparati istituzionali. Nel nostro sistema economico l'ingerenza dell'attività mafiosa è dirompente, in quanto il suo volume d'affari raggiunge livelli elevati. Per tale ragione non si può escludere che 'l'impresa 'ndrangheta', in tutte le sue articolazioni, nel panorama nazionale occupi la fetta più grande". Carlutti ha poi evidenziato che "non vi è dubbio che tale ingombrante presenza rappresenti un grave pericolo per la crescita dell'economia, poiché la criminalità organizzata non rispetta le regole della libera concorrenza, gestendo l'attività economica con metodi impositivi che non sono quelli del libero mercato e della libera iniziativa. Per tale ragione è necessario il controllo delle dinamiche della criminalità organizzata per eliminare la stessa dalla nostra economia produttiva. Altri fenomeni pregiudizievoli per l'economia, come l'imposizione di forniture e servizi, ovvero del "pizzo", creano momenti di distorsione del libero mercato appesantendo la gestione di un'impresa condizionata da tali nefasti fattori. La criminalità non può essere ritenuta un pedaggio sociale ineludibile o un fattore endemico con cui convivere. E' necessario ribellarsi, indignarsi, reagire con coraggio e la rabbia di chi ha la consapevolezza di essere vittima di una enorme ingiustizia, perché tollerare il crimine significa fare regredire la democrazia e la libertà". "Oggi non è più sufficiente - ha concluso - il solo sostegno morale alle forze di polizia, che pure è necessario e ci dà carica e motivazione, ma occorrono apporti collaborativi concreti, attraverso le denunce, le segnalazioni specifiche e dettagliate di eventi criminosi di cui si è vittima o testimoni".

"La Chiesa deve continuare ad aiutare i cittadini calabresi in questo cammino di riscatto che non si deve rimandare". Ha aggiunto poi il Questore. "Penso spesso - ha aggiunto - all'esempio di don Pino Puglisi. Mi domando perché la mafia abbia ucciso un sacerdote inerme, solo, disarmato, forte solo della sua Fede e della sua Parola. Ebbene, comprendo che la Fede e la Parola siano armi che spaventano la mafia, che bonificano l'humus di disvalore in cui la criminalità si nutre. Io credo ad una Chiesa militante, a sacerdoti in prima linea, chiamati ad agire come pastori tra i pascoli delle virtù nei piccoli centri di questo territorio, nei quali i cittadini sono spesso costretti ad una convivenza con la protervia mafiosa e con i ritardi strutturali ed infrastrutturali".

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