
Lamezia Terme – Intercettare il disagio, ma faticare ad accompagnare le persone verso l’autonomia. È il paradosso che, secondo Progetto Gedeone, emerge dai dati sulla salute mentale in Calabria, alla vigilia della Giornata mondiale del 10 ottobre. I numeri del Ministero della Salute mostrano infatti una regione capace di prendere in carico un numero di utenti superiore alla media nazionale, ma con una rete di servizi territoriali, semiresidenziali e riabilitativi ancora fortemente carente. "Anni di convegni, protocolli e promesse non sono bastati: la salute mentale in Calabria resta un’occasione mancata", sostiene Progetto Gedeone, sottolineando in particolare la carenza di centri diurni e il mancato consolidamento del Budget di Salute.
Secondo il Rapporto Salute Mentale 2024 del Ministero della Salute, in Calabria il tasso di utenti trattati dai servizi di salute mentale è di 191,4 ogni 10mila abitanti, contro una media nazionale di 171,9. Ancora più marcato il dato sui nuovi utenti: 106,4 ogni 10mila abitanti, quasi il doppio della media italiana di 55,4. La situazione cambia radicalmente guardando alla dotazione dei servizi. La Calabria dispone di appena 0,2 posti in strutture semiresidenziali ogni 10mila abitanti, contro i 2,7 della media nazionale. Gli utenti nelle strutture semiresidenziali sono 0,1 ogni 10mila abitanti, a fronte di 4,5 a livello nazionale, mentre gli accessi sono 4 contro i 295 della media italiana. Anche il personale dei Dipartimenti di salute mentale risulta inferiore alla media: 40 operatori ogni 100mila abitanti, contro 66,2 a livello nazionale.
Tra gli aspetti evidenziati da Progetto Gedeone c’è soprattutto la carenza dell’assistenza semiresidenziale. I centri diurni rappresentano uno degli strumenti attraverso cui realizzare percorsi di riabilitazione, socializzazione, sviluppo delle autonomie e inclusione lavorativa. In Calabria, secondo i dati riportati dal Ministero, risultano 27 posti complessivi nelle strutture semiresidenziali, pari a 0,2 ogni 10mila abitanti, con appena un presidio semiresidenziale censito e 8 utenti presenti. Per Progetto Gedeone, la carenza di questi servizi significa anche perdere luoghi di socializzazione e di partecipazione, con il rischio di aumentare l’isolamento delle persone e di trasferire sulle famiglie una parte sempre maggiore del peso dell'assistenza.
Altro nodo è quello del Budget di Salute, pensato per costruire progetti personalizzati centrati su tre dimensioni fondamentali: abitare, lavoro e relazioni sociali. Nonostante anni di sperimentazioni e protocolli, secondo Progetto Gedeone lo strumento non sarebbe ancora diventato in Calabria una misura strutturale e accessibile in modo uniforme. Resterebbero da rafforzare, in particolare, l’integrazione tra Aziende sanitarie, Comuni e Terzo Settore, le procedure comuni tra le diverse realtà territoriali e il monitoraggio degli esiti.
In questo quadro si inserisce anche il Piano Nazionale Equità nella Salute (PNES) 2021-2027, destinato a ridurre le disuguaglianze territoriali e a rafforzare i servizi nelle regioni del Mezzogiorno. Le risorse del Piano potrebbero sostenere interventi domiciliari, inclusione lavorativa, servizi territoriali e percorsi di salute mentale di comunità. Secondo Progetto Gedeone, però, gli effetti concreti sul territorio sarebbero ancora limitati, anche a causa dei ritardi nell’attuazione e nella messa a terra delle risorse.
Non solo responsabilità istituzionali
Nel documento, Progetto Gedeone richiama anche il ruolo del Terzo Settore, che negli anni, si legge nella nota: "ha spesso garantito servizi e interventi laddove il sistema pubblico risultava carente. Un contributo importante che, secondo l’organizzazione, dovrebbe però accompagnarsi a una maggiore capacità di incidere sulle scelte strategiche e sulla programmazione regionale. Il tema, in definitiva, non riguarda soltanto l’assistenza sanitaria. Riguarda la possibilità per le persone con disagio psichico di vivere nella propria comunità, costruire relazioni, lavorare e raggiungere una maggiore autonomia. È proprio questa, secondo Progetto Gedeone, la principale sfida per la Calabria: trasformare risorse, programmi e strumenti già previsti sulla carta in servizi stabili e percorsi concreti di inclusione. Perché la salute mentale non si esaurisce nella cura, ma passa anche dalla possibilità di costruire un progetto di vita".
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