
Roma - Il sindacato medico Fismu scrive al Ministro della Salute Roberto Speranza in merito alla circostanza per la quale “gran parte dei medici di assistenza primaria e continuità assistenziale e 118 e specialistica ambulatoriale sia a tutt’oggi sprovvista di adeguati e sufficienti mezzi di protezione individuale contro il rischio biologico da contagio Covid-19. Parimenti non tutti i medici dei presidii ospedalieri sono adeguatamente forniti di adeguata protezione in maniera soddisfacente”.
Il dottor Maurizio Andreoli Andreoni Presidente Nazionale e il dottor Francesco Esposito Segretario Nazionale della Federazione Italiana Sindacale dei Medici Uniti per il Contratto Unico sottolineano in particolare “la criticità riguardante gli interventi domiciliari presso assistiti con sintomatologia sospetta per COVID19, presumibilmente in cospicua parte positivi alla infezione. Infatti, stante il trend attuale di diffusione della infezione e la conseguente saturazione delle strutture ospedaliere, assai probabilmente nei prossimi giorni l’impegno dei medici del territorio al domicilio dei pazienti aumenterà. In tale scenario è del tutto evidente che la fornitura di dispositivi di protezione individuale debba essere adeguata e quantitativamente sufficiente, essendo i vari dispositivi (mascherina adeguata, camice, guanti e occhiali) monouso e da sostituire quindi ad ogni accesso. Si sottolinea anche la necessità di prevedere un adeguato smaltimento a norma di legge di tale materiale potenzialmente infetto”.
Ricordano inoltre che “l’eventuale contagio da Covid-19 del medico di medicina generale (assistenza primaria o continuità assistenziale) rappresenta non solo un grave pregiudizio alla salute dello stesso, ma anche un grave pregiudizio alla salute pubblica, per il rischio di contagio verso gli altri assistiti oltre che per la indisponibilità del medico a continuare la sua opera.
Inoltre, la situazione che si sta delineando, senza la fornitura dei sussidi indispensabili ed adeguate direttive, appare in contrasto con i valori sanciti dall'art. 32 della Costituzione che nel tutelare il diritto alla salute ivi comprende necessariamente anche quello degli operatori sanitari, non fosse altro per continuare a garantire un ottimale assistenza sanitaria all'intera popolazione”.
Al sindacato “appare poi incomprensibile come, pur avendo adottato in data 14 marzo 2020 un dovuto, encomiabile e necessario protocollo a garanzia dei lavoratori e per la tutela della sicurezza nelle aziende, nulla sia stato fatto invece per garantire ai medici del territorio di continuare a lavorare con le stesse tutele e sicurezza.Si raggiunge poi il paradosso laddove un illustre esponente del mondo scientifico e sanitario giunga a mettere addirittura in dubbio che molti degli operatori sanitari già infettati dal Covid 19, possano essere stati contagiati in servizio piuttosto che nella vita privata, negando di fatto la possibilità di ricondurre la condizione patologica a malattia professionale”.
Il sindacato richiede anche “di sottoporre a tampone i medici asintomatici ma venuti a contatto stretto e ripetuto con soggetti positivi (medici che in alcune regioni non vengono messi in quarantena) raggiungendo così il duplice scopo di evitare la diffusione del contagio attraverso il medico e di consentire al sanitario risultato negativo di continuare efficacemente la sua opera. Stante quanto esposto, si invitano fermamente Codeste Amministrazioni a provvedere con immediatezza a fornire le opportune direttive, sostegno, sussidi e dispositivi a tutti i medici ed operatori sanitari del territorio, non nascondendo che ogni ulteriore ritardo potrebbe essere fonte di gravi responsabilità per coloro che hanno l'onere della gestione di una così grave emergenza. Se dovesse infatti continuare la manifesta noncuranza nei confronti della intera categoria, pur non minacciando scioperi in questo momento in cui i medici del territorio responsabilmente continueranno a prestare la loro opera, forniremo supporto legale a tutti quei medici che risulteranno contagiati e dovessero subire gravi conseguenze dal contagio, per reclamare i danni derivanti dalla mancata osservanza dei più elementari diritti in materia di tutela della salute degli operatori sanitari”.
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