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Catanzaro - “Un’emergenza insostenibile”. È questo il grido di allarme che questa mattina un gruppo di agricoltori e allevatori, provenienti da tutta la Calabria, ha lanciato nel corso di un sit-in davanti alla prefettura di Catanzaro per chiedere “interventi rapidi e straordinari contro l’ormai incontrollata presenza dei cinghiali su tutto il territorio calabrese”. Al sit-in hanno partecipato anche alcuni parenti di Antonio Rocca, il 47enne morto, dopo circa un mese di agonia, a fine agosto dopo essere caduto dalla moto a causa di un cinghiale mentre transitava sulla strada provinciale a Simeri Crichi. Gli agricoltori e gli allevatori da alcuni mesi si sono costituiti in un Comitato, dal nome “Contenimento del cinghiale e Difesa del territorio”, nato - ha spiegato il presidente del Comitato, Eugenio Fristachi - con l’obiettivo “di segnalare una vera e propria calamità, derivante da un numero ormai imprecisato di cinghiali, ormai avvistati persino sulle spiagge calabresi. Si tratta – ha aggiunto – di un fenomeno sempre più preoccupante, perché mette a repentaglio la pubblica sicurezza, la pubblica incolumità e l’agricoltura, provocando danni incalcolabili alle coltivazioni e gravi rischi per gli allevamenti, e creando problemi anche di carattere sanitario perché questi cinghiali sono portatori anche di malattie come la tubercolosi”.

Il Comitato “Contenimento del cinghiale e Difesa del territorio” è stato ricevuto dai funzionari della prefettura di Catanzaro, ai quali è stato consegnato un documento con la richiesta alle istituzioni, a partire dalla Regione, di una serie di misure ritenute utili ad affrontare l’emergenza cinghiali: tra queste, l’incremento dei selettori singoli, lo snellimento delle procedure burocratiche, l’aumento dei giorni di caccia delle squadre di cacciatori autorizzate, l’eventuale intervento delle forze dell’ordine, lo snellimento delle procedure burocratiche relative al pagamento degli indennizzi dei danni alle colture causati da cinghiale. “Attendiamo - ha detto Fristachi  al più presto segnali concreti, altrimenti siamo pronti a forme di protesta eclatanti”.  

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