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Lamezia Terme - “Ultimi fuochi” per il Lamezia International Film Fest, festival del cinema guidato dal critico cinematografico GianLorenzo Franzì, che ieri ha chiuso in grande stile un’altra edizione particolarmente ricca di incontri, proiezioni e attività collaterali con cui esplorare il mondo dell’audiovisivo in tutte le sue declinazioni.

Piatto forte dell’ultima giornata, ovviamente, l’atteso incontro con il regista britannico Stephen Frears, autore di film che hanno segnato la storia del cinema contemporaneo, da “Le relazioni pericolose” a “The Queen”, passando per “Philomena” e “Alta Fedeltà”. Un percorso che lo ha portato ad alternare opere dalle atmosfere tipicamente british (degno di nota, in particolare, “My Beautiful Laundrette”, storia di una relazione omosessuale e interrazziale sullo sfondo di una lavanderia a gettone della periferia londinese) a lungometraggi di stampo hollywoodiano (anche “Rischiose abitudini”, candidato a quattro Premi Oscar).

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Ed è stato proprio il rapporto tra cinema britannico e americano uno dei temi centrali del suo intervento sul palco della Piazzetta San Domenico, moderato da Filippo Mazzarela e dallo stesso Franzì: “Oggigiorno il cinema è cambiato – afferma Frears - sia quello britannico, ucciso dal capitalismo, sia quello americano. Non ci sono più soldi per opere di un certo tipo, perché i grandi studios sono maggiormente interessati a produrre film dal facile successo. Oggi, ad esempio, sarebbe più difficile realizzare un film come “Le relazioni pericolose”, mentre all’epoca fu sovvenzionato proprio da Hollywood”.

“Dangerous Liaisons” legato indissolubilmente anche alla sua interprete femminile, Glenn Close, all’inizio un po’ osteggiata dal regista britannico: “In principio, avevo altro in mente per quel ruolo, anzi, Glenn Close non la vedevo proprio nella parte della Marchesa di Merteuil, ma poi è bastato incontrarla per convincere tutti. E il risultato è una delle sue interpretazioni più iconiche nel mio film forse più celebre”. Mancanza di fondi, poi, sottolineata anche in merito ai suoi progetti futuri: “Abbiamo gente ricca in platea, per caso? – chiede ironicamente il regista britannico – Perché ho ancora tanto materiale interessante, ma ho bisogno di trovare qualcuno disposto a produrla. Chissà, magari con un crowdfunding”.

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Altro protagonista del Day VI è stato Massimiliano Gallo, tra gli attori più apprezzati del panorama italiano, che ha presentato al pubblico “La Salita”, il suo primo film da regista, liberamente ispirato al laboratorio teatrale organizzato dall'attore e regista Eduardo De Filippo e dagli attori Carlo Croccolo e Rosalia Maggio presso l'Istituto penale per minorenni di Napoli nel 1984: “Il film parte da due fatti realmente accaduti a Nisida negli anni ’80 – afferma Gallo – e volevo raccontare questa storia soprattutto a chi non la conoscesse. Ma non volevo girare un film sulla detenzione, l’obiettivo, semmai, era quello di sottolineare il potere salvifico dell’arte in un periodo dominato da brutture e arroganza. Perché la bellezza, quando arriva in luoghi che normalmente non riesce a raggiungere, inonda tutto”.

Un film legato, ovviamente, alla figura del grande Eduardo, come buona parte della sua carriera: “Ho avuto la fortuna di interpretare per la Rai tre adattamenti televisivi delle opere di Eduardo. Non è stato facile, perché quando metti in scena De Filippo hai due problemi enormi: lui non era solo uno dei più grandi drammaturghi del ‘900 ma anche un grandissimo attore. Non è, però, intoccabile, nel senso che i testi vanno portati in scena, è importante il modo in cui ti approcci a una materia tanto nobile semmai. E, in questo caso, è fondamentale rispettare il linguaggio dell’autore e ciò che voleva raccontare. Poi, se piaccia o meno, lo decide il pubblico, ma l’aspetto più importante – conclude l’attore napoletano – è essere onesti intellettualmente”.

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Chiusura del festival affidata, infine, prima della proiezione de “La Salita”, a “Cose Serie” con Alfonso Capuozzo di “Mare Fuori”: “Entrare a far parte del cast di una serie simile è una grande responsabilità – ammette l’interprete di Simone – perché gli attori che già ne facevano parte hanno lasciato un segno importante. Per me è un orgoglio ed è stato un sogno, anche perché prima facevo il pizzaiolo e ho deciso di fare il provino per far felice mia madre. Non potevo desiderare di meglio, soprattutto per il ruolo che mi è stato affidato”. Un ruolo che, per Capuozzo, è stato una vera e propria svolta anche a livello personale: “Questo lavoro ti permette di esprimere tutto quello che hai dentro, cose che magari fai fatica a esprimere nella vita di tutti i giorni, anche un po’ per vergogna. Ora, invece, penso di aver trovato il modo di dar voce alle sofferenze di tanti ragazzi e – conclude – questo mi rende molto orgoglioso”.

Francesco Sacco

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