Salta al contenuto principale

Unknown-6_3911a.jpg

Lamezia Terme – “Il 19 luglio 1992 è, e resterà sempre, un giorno di dolore”. A parlare è il lametino Vincenzo Bevacqua Brigadiere Capo, oggi in quiescenza, che all'epoca aveva appena 21 anni e prestava servizio a Palermo. Quel pomeriggio di domenica fu tra i primi carabinieri a raggiungere via D'Amelio, pochi istanti dopo l'attentato mafioso che costò la vita al giudice Paolo Borsellino e agli agenti della sua scorta.

“Non c'è anno in cui i miei ricordi non mi riportino a quel giorno, all'inferno che vidi con i miei occhi. Ricordo le vittime, giovani colleghi che avevano dedicato la loro vita allo Stato, e ricordo Paolo Borsellino. Vite spezzate dalla brutalità della mafia”. Era una domenica apparentemente come tante. “Sembrava un normale turno di servizio quando udimmo una fortissima esplosione. La Centrale Operativa ci inviò immediatamente in via D'Amelio, senza fornirci ulteriori indicazioni. Io e il carabiniere che era con me non potevamo immaginare ciò che avremmo trovato”.

Le immagini di quei momenti sono rimaste impresse nella sua memoria. “Ricordo il volto del giudice Giuseppe Ayala, tra i primi ad arrivare sul luogo della strage: aveva le mani tra i capelli, lo sguardo perso, incredulo davanti a quella devastazione”. Tra i ricordi più dolorosi c'è anche quello dell'arrivo di Fiammetta Borsellino, figlia del magistrato. “Nessuno ebbe il coraggio di dirle subito che suo padre era morto. Un dirigente della Polizia le disse che era rimasto ferito e che si trovava in ospedale. Era un tentativo disperato di offrirle un barlume di speranza, ma la realtà era purtroppo ben diversa”.

Anni dopo, durante una conferenza sulla legalità presso l'Istituto Tecnico Commerciale di Lamezia Terme, Bevacqua ebbe modo di raccontare quella drammatica esperienza a Salvatore Borsellino, fratello del magistrato. “Fu lui a raccontarmi un particolare che non ho mai dimenticato. Fiammetta era solita accompagnare il padre dalla nonna ogni domenica. Quel 19 luglio, però, non andò con lui perché il giorno successivo avrebbe dovuto sostenere un esame universitario e rimase a casa per studiare. Quell'esame, di fatto, le salvò la vita”.

Un altro episodio colpì profondamente l'ex brigadiere. “Salvatore Borsellino mi raccontò che, nonostante il dolore immenso per la perdita del padre, Fiammetta il lunedì successivo si presentò comunque all'università per sostenere quell'esame per il quale aveva tanto studiato. Un gesto che racconta la forza e la dignità con cui quella famiglia ha affrontato una tragedia indicibile”. A oltre trent'anni dalla strage, quindi, il ricordo di via D'Amelio resta vivo nella memoria di Vincenzo Bevacqua, una ferita che il tempo non è mai riuscito a rimarginare.

Segui il Lametino
Le notizie di Lamezia e della Calabria, dove preferisci tu.