
Lamezia Terme - Un uomo originario di Serrastretta, Raffaele Fazio, si è incatenato in piazzetta San Domenico proprio durante lo svolgimento degli eventi in occasione della sesta edizione di Trame, festival dei libri sulle mafie. “Va in onda un assordante silenzio”. In un cartellone l’uomo racconta la sua storia che l’hai visto emigrare nel 1991 in Val Susa in Piemonte e da lì l’incontro con un trafficante di droga che l’ha ridotto in miseria. “Questo è un atto di protesta per denunciare il silenzio assordante che c’è intorno a me, vittima di mafia e della conseguente condizione che vivo. Oggi ho 64 anni, sono solo, malato, con il 65% di invalidità riconosciuta, senza nessun reddito e non interessa a nessuno”. L’uomo fa presente come anche in occasione della scorsa edizione di Trame Festival, e non solo, abbia provato a far conoscere la sua vicenda “a uomini di Chiesa, personaggi e uomini “antimafia”, dai quali però dice di aver ricevuto solo silenzio.

Fazio porta con sè anche un articolo del 4 marzo 2014 uscito sulla Stampa di Torino: “Vengo dal Sud ma la mafia l’ho incontrata a Torino”. Nell’articolo è riportato di come dopo essere emigrato al nord in cerca di fortuna, Fazio apre una falegnameria ad Avigliana e lì viene a conoscenza di Cesare Polifroni, originario della Locride, che come riporta l’articolo della Stampa, viene definito anche dal procuratore Nicola Gratteri, “pezzo grosso della ‘ndrangheta torinese”. Arrestato nel 94 Polifroni si pente e inizia una lunga confessione sui retroscena di alcuni omicidi di Cosa Nostra. E’ proprio lui a ridurre in rovina l’artigiano di Serrastretta, rilasciandogli diversi assegni che più tardi scoprì essere fasulli. Da lì il fallimento della sua azienda, il pignoramento della casa e la depressione. Il signor Fazio è tornato a vivere in Calabria e chiede attenzione per la sua vicenda: “Tutto questo silenzio è la ricompensa che la società rende a chi non si è piegato alla mafia e al malaffare” conclude il cartellone che l’uomo ha portato con sè.


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